di Angela Panzera – “Bruno Stilo e Fortunato Pennestrì vanno condannati a 30 anni di carcere ciascuno”. Questo è quanto ha invocato questa mattina, al termine di una lunga requisitoria, il sostituto procuratore generale Giuseppe Adorato impegnato a sostenere l’accusa nel processo di secondo grado relativo all’omicidio di Angela Costantino, fatta scomparire il 16 marzo del 1994.
Il pg ha quindi richiesto alla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, presieduta da Roberto Lucisano con a latere Maria Luisa Crucitti, la conferma delle condanne emesse in primo grado dal gup distrettuale, Carlo Indellicati che nel dicembre del 2013 ha inflitto 30 anni di carcere ai due imputati. Sposando le risultanze investigative sostenute già nel processo di primo grado, il pg Adornato ha individuato nella causale dell’omicidio una chiara matrice mafiosa.
Per l’accusa, così come per il gup che comminò le condanne, la donna, è stata uccisa perché aveva osato tradire il marito detenuto. Una relazione extraconiugale che la Costantino, moglie del boss Pietro Lo Giudice, ha pagato con la vita.
Nella scorsa udienza il collegio dei difensori composto dai legali Giovanna Araniti, Antonio Tarsitani e Renato Russo avevano chiesto appunto la riapertura del dibattimento e fra le richieste l’avvocato Russo, in particolare, aveva sollecitato la Corte ad ammettere l’escussione di Pietro Calabrese, il presunto amante della Costantino, che poco prima della scomparsa della donna si trasferirà a Roma, forse per evitare ripercussioni mortali da parte della cosca Lo Giudice.
I giudici di Piazza Castello non hanno invece i i presupposti per citare il testimone così come non sono stati ammessi i numerosi pentiti che all’epoca delle indagini compiute dalla Dda avevano riferito sull’omicidio della Costantino. Per l’accusa le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sono dotate di riscontri e pienamente attendibili. Tra questi spicca Maurizio Lo Giudice, cognato della Costantino, che infatti nel 1999 quando deciderà di collaborare con la giustizia racconterà agli inquirenti della scomparsa della donna, parlando, fin da subito, di una possibile eliminazione da parte della consorteria. Sarà proprio lui a dire ai magistrati che dietro la sparizione della cognata poteva esserci ,in ordine al movente, la possibile relazione extraconiugale col Calabrese.
A fornire un contributo importate sono state anche le dichiarazioni dei collaboratori Paolo Iannò e Domenico Cera. Il processo d’appello è stato aggiornato al 19 gennaio quando la parola passerà ai difensori Renato Russo, Antonio Tarsitani e Giovanna Araniti per i loro interventi. Subito dopo la Corte si ritirerà in camera di consiglio per emettere la sentenza.






