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    Reggio – Il “Viaggio della Legalità” della Cgil passa dal Liceo “Leonardo da Vinci”

    di Natia Malaspina – Tappa reggina per il “Viaggio della Leglità”. Ad ospitare l’iniziativa organizzata dalla Cgil e che rientra nell’ambito della campagna “Legalità: una Svolta per tutte”, il Liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Reggio Calabria. Un viaggio, partito lo scorso 27 ottobre da Milano, che vede il sindacato impegnato in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata su tutto il territorio nazionale. Un momento di dibattito e scambio ma anche racconti, ricordi e storie, esperienze di vita vissute che la Cgil finora ha raccolto a testimonianza del rapporto vitale e indissolubile tra legalità e lavoro per poi proporre un docu-film da consegnare al nuovo Capo dello Stato e al premier Matteo Renzi: «Spesso le istituzioni sono distratte e non conoscono bene il paese reale che soffre il peso dell’illegalità – spiega Luciano Silvestri, responsabile legalità e sicurezza della Cgil nazionale-. Queste testimonianze sono una ricchezza affinchè si smuovano le coscienze e si combatta l’illegalità e, per farlo, c’è bisogno di un lavoro sinergico a più parti». Ad introdurre i lavori il Segretario generale della Cgil Rc-Locri, Mimma Pacifici: «Corruzione e criminalità vanno di pari passo, in Calabria in particolare. Bisogna riflettere insieme, ormai è diventato un problema di natura etica e morale, viviamo con un livello di corruzione da non poter più sentirci tranquilli». La Cgil vuole una popolazione che dice basta, che si ribelli all’illegalità e che vengano presi provvedimenti seri da chi di dovere. Bisogna cambiare direzione anche per Elisa Gambello, Segretario generale Flc Cgil Rc: «Non possiamo farlo se il cambiamento non è culturale, e la scuola gioca un ruolo importantissimo. Bisogna rispettare le regole e non divulgare violenza, educare al senso di responsabilità e giustizia. Bisognerebbe imparare che denunciare è normale e non un atto eroico». Per ribellarci, secondo la Gambello, è necessario assumere piena responsabilità dell’essere cittadini. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Gaetano Paci, vice procuratore generale di Reggio Calabria, secondo il quale l’educazione deve essere a 360 gradi perché «solo con la cultura e la conoscenza si diventa persone e non sudditi». Durante la mattinata anche la testimonianza dell’imprenditore reggino, Tiberio Bentivoglio. L’imprenditore antimafia, un educatore che nelle scuole, tra i giovani, afferma che
    bisogna reagire. Imprenditore sotto scorta e testimone di giustizia dal 1992, cioè da quando si è ribellato ai suoi estorsori. Da allora per Bentivoglio è iniziato un lungo calvario fatto di lunghi processi, di intercettazioni, di nomi e cognomi, di sospetti e insospettabili, di tante promesse, di molte sconfitte e poche vittorie. Anni di storia caratterizzati da episodi agghiaccianti, sette in totale, non contando le intimidazioni. Gli hanno voltato le spalle gran parte dei suoi concittadini, e nelle sue parole traspare un rimorso rabbioso per quella battaglia iniziata 23 anni fa quando si è rifiutato «di riconoscere il loro sistema criminale e – racconta – sono stato costretto a subire una serie di intimidazioni e un tentato omicidio dopo la condanna di alcuni malavitosi da me nominati nelle denunce». Tiberio Bentivoglio ha detto no alla mafia, ha detto no al pagamento del pizzo. Ha scelto di ribellarsi e di non piegare la testa. «Non sono un eroe e non mi sono pentito di ciò che ho fatto, l’antimafia va esercitata. Ho paura di chi non fa il proprio dovere. Ho più paura di una pratica ferma che di un proiettile, di mele marce o carabinieri traditori. Mi fa male non vivere in una società civile e responsabile».

    Il “Viaggio della Leglità” proseguirà in Sicilia.