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    Processo Inganno, condannati amministratori del Comune di San Luca

    Il Gup distrettuale Davide Lauro ha condannato questo pomeriggio a sei anni di carcere l’ex sindaco di San Luca Sebastiano Giorgi. Cinque anni sono stati inflitti a Francesco Murdaca, ex assessore all’ambiente, mentre otto anni li ha rimediati Francesco Strangio. Assolto invece dall’accusa di associazione mafiosa Giuseppe Cosmo classe 1977, difeso dal legale Marco Tullio Martino.

    Regge quindi alla luce di questa sentenza di primo grado l’impianto accusatorio avanzato dal pm antimafia Francesco Tedesco. Anzi le condanne inferte dal gup superano in alcuni casi quelle avanzate dall’ufficio di Procura che il 3 ottobre scorso aveva invocato la condanna a sei anni e otto mesi di carcere per Francesco Strangio, sei anni per l’ex sindaco di San Luca e 4 anni e otto mesi per l’ex assessore Murdaca.

    Per Cosmo fu lo stesso pm antimafia a chiedere l’assoluzione. Questi imputati sono coinvolti nel filone dell’inchiesta “Inganno” riguardante il sistema degli appalti nel territorio di San Luca che il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Caferio De Raho, aveva spiegato così durante conferenza stampa relativa all’operazione: «Gli appalti pubblici andavano alle famiglie criminali di maggior peso, i Romeo “Staccu”, i Pelle “Gambazza” e i Nirta “Scalzone”, mentre i lavori di somma urgenza andavano alle ‘ndrine di seconda fascia, come i Mammoliti “Fischiante”, i Nirta “Terribile” e gli Strangio “Jancu” ”.

    Secondo gli inquirenti, e adesso anche secondo il gup, l’ex Sindaco Giorgi e l’Assessore all’Ambiente Murdaca avrebbero favorito, tramite le condotte amministrative, le cosche operanti sul territorio, assegnando abusivamente gli appalti secondo un criterio proporzionale relativo all’importo dei lavori da eseguire ed all’importanza della cosca nella gerarchia criminale. Secondo la Dda, inoltre, Sebastiano Giorgi era un sindaco eletto con il consenso e l’appoggio delle cosche e quindi referente politico e amministrativo cui le cosche si rivolgevano per assecondare le loro necessità in materia di appalti e lavori pubblici.

    L’operazione “Inganno” ha inoltre, monitorato la gestione dell’area mercatale durante la festa della Madonna della Montagna al Santuario di Polsi, e secondo l’autorità giudiziaria quest’ area era controllata da Francesco Stangio, alias Ciccio Boutique, che avrebbe assegnato le concessioni secondo il pagamento di una quota alla cosca di ‘ndrangheta. “Ciccio Boutique” inoltre, per i magistrati sarebbe stato il tramite essenziale per il condizionamento elettorale in occasione della candidatura alle elezioni regionali dell’ex Sindaco Giorgi nella lista ”Libertà Autonomia – Noi Sud” a sostegno della coalizione di centrodestra.

    A Locri invece, è in corso in ordinario il troncone del processo che vede imputata Rosy Canale, l’ex attivista antimafia che per la Procura avrebbe utilizzato parte dei finanziamenti elargiti dal Ministero della Gioventù, dalla Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria, dall’Ufficio Territoriale del Governo di Reggio Calabria e dalla Fondazione “Enel Cuore”, per scopi privati come il presunto acquisto di un’autovettura, borse griffate e arredamento per la propria abitazione. La Canale infatti, presidente del “Movimento delle Donne di San Luca” aveva avuto in gestione l’ex immobile dei “Gambazza” inaugurato nel 2009 come ludoteca, ma che per la Procura non sarebbe mai entrata in funzione. Finita in un primo momento agli arresti domiciliari, il 31 dicembre del 2013 la Canale era stata scarcerata dal Tribunale del Riesame di Reggio Calabria.

    (A.P.)