• Catanzaro, sciopero generale, rassegnazione e rabbia: parla la piazza (VIDEO)

    Non può mancare la voce della piazza e dei lavoratori durante uno sciopero generale indetto dai sindacati proprio a sostegno delle politiche sociali e dei lavoratori. Così a Catanzaro, davanti alla sede della Provincia di Catanzaro, si riversano cittadini, pensionati, lavoratori in mobilità in deroga. Ognuno di loro ha una storia da raccontare, ognuno di loro ha una pena nel cuore personale, ma non solo. C’è la madre in ansia per i propri figli che “a 35 anni, sono ancora in cerca di un primo lavoro.

    La condizione dei Lavoratori socialmente utili, di pubblica utilità, ma anche in mobilità in deroga, la conosciamo tutti. I tristemente famosi 26mila dipendenti Lsu-Lpu, che attendono da mesi il pagamento di mensilità del 2013. In piazza anche loro, nonostante l’impegno del presidente Oliverio, che oggi si concretizzato nell’incontro con il direttore regionale Inps, Giuseppe Greco, che dovrà consentire i pagamenti sbloccati dal Governo centrale entro le festività natalizie (LEGGI QUI DELL’INCONTRO).

    E sul palco di piazza Prefettura sfilano anche alcuni lavoratori rappresentanti di differenti realtà che raccontano la propria esperienza. La Calabria, è anche regione di Call Center e non può mancare la testimonianza di uno dei loro rappresentanti, che parla del suo posto a “tempo indeterminato”. “Vorrei dire ai miei colleghi che si sentono meno fortunati di me che avere un posto a tempo indeterminato oggi non significa nulla. Certo, il presidente del Consiglio dice che non serve, ma lui ha provato ad entrare in banca a chiedere un prestito senza posto fisso? Noi siamo quelli del Call Center Phonemedia, quelli il cui datore di lavoro ha preferito investire in un Paese dove uno stipendio costa solo 300 euro, ovvio, perché qui in Italia con 300 euro non ci compriamo nemmeno la camomilla. Al paese mio quando ti vogliono prendere per il culo ti dicono una parola in inglese ed ecco il Jobs Act…”

    Continuano le testimonianze dei lavoratori ed è la volta di Enzo Cantafio, che chiede ai sindacati di bloccare con fermezza la situazione che si sta creando e che non tutela in alcun modo né i lavoratori, né i pensionati, né il futuro di tutti i cittadini italiani.

     A chiudere gli interventi un altro dipendente di Call Center. “Quando ho iniziato a lavorare per il call center ero neo laureato e l’ho fatto per non pesare più sulla mia famiglia almeno per mie spese, mai avrei immaginato che sarebbe diventato il lavoro della mia vita. A noi serve la tutela e soprattutto serve qualcuno che non ci prenda in giro. Nei posti di lavoro si respira solo rassegnazione e questo non va bene. Io sono un papà, mio figlio ha 9 anni e non me la sento di lasciare a lui solo due alternative: o il lecchinaggio oppure le vessazioni, per lui voglio dignità”