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    Chiusura fondazione Campanella: lettera accorata della ‘prof’ Patrizia Doldo

    Continua l’amarezza dei dipendenti della Fondazione Campanella, che, a causa del rinvio delle decisioni politiche rischia la chiusura. Lunedì prossimo è previsto l’incontro dal notaio per stabilirne la liquidazione. Intanto è dei giorni scorsi la notizia della procedura di mobilità per i suoi dipendenti. Il presidente Paolo Falzea ed il direttore generale Mario Martina, non nutrono, senza l’intervento della politica, molte speranze. Iniziano così ad arrivare molte lettere alla stampa dei dipendenti e la persona che meno ha digerito, tra le altre, la situazione è la professoressa Patrizia Doldo (in foto durante la protesta), direttore U.O. della Fondazione Tommaso Campanella, della quale pubblichiamo l’ultima, accorata lettera. “Generalmente le notti insonni lasciano, oltre la stanchezza fisica, una nota di amarezza perché si tratta sempre di sogni poco felici. Anche stanotte ho dormito poco e male come ieri notte e come tante altre volte per via delle vicende legate alla Fondazione Tommaso Campanella e dal sogno di questa notte ho tratto ancora più energia e stimoli per continuare a credere nella risoluzione di questa paradossale e incredibile vicenda, che vuole la chiusura di una struttura importante e determinante nel panorama sanitario calabrese. Come in una sequenza da film si sovrapponevano immagini riconducibili ad episodi accaduti durante questi sette anni. In una frenetica successione mi apparivano tanti volti noti, alcuni di malati oncologici che hanno potuto curarsi in una struttura vicino casa, con il conforto dei figli e dei parenti,senza sottoporsi ad estenuanti e costosi viaggi verso mete lontane, spesso poco accoglienti nei confronti di noi meridionali. Mi sono rivista unica soddisfazione del sogno , molto più giovane e senza i segni della stanchezza, in un ospedale del nord, accanto a mio padre in attesa di intervento chirurgico,quando tanti anni fa sono stata costretta a prendere la valigia ed emigrare verso nord perché quel tipo di intervento non poteva essere realizzatonelle nostre strutture sanitarie. Un ricordo che brucia,non per l’aspetto prettamente sanitario,ma per i rapporti umani con il personale paramedico fortemente condizionati dallo spirito leghista,antimeridionale. Nel caleidoscopio delle immagini era tanti i volti di amici, pazienti , collaboratori, colleghi,infermieri,amministrativi e tutti hanno preso parte attivamente alle vicende della Fondazione. Volti di persone più o meno importanti che hanno dato il loro contributo con passione, determinazione e abnegazione, per portare avanti e far vivere questa struttura ,nata con obiettivi molto impegnativi ma non irrealizzabili. Il fallimento di questa iniziativa,se davvero finirà così, è legato a tanti elementi la cui analisi esula dall’intenzione di questo articolo, ma un elemento non trascurabile e poco evidenziato è da ricercare in quello spirito distruttivo di noi calabresi e più specificatamente di noi catanzaresi, che viene sapientemente illustrato nel racconto del pastore che, davanti al genio della lampada pronto a esaudire ogni suo desiderio, anziché chiedere come i suoi colleghi del nord un miglioramento della condizioni economiche della propria azienda, chiede la distruzione dell’azienda del suo vicino rivale. I politici cosentini,ad esempio, hanno sempre dimostrato di saper metter da parte la loro casacca politica e stringersi assieme quando la posta in gioco è il bene della loro città. Tra i volti che incontravo sul mio cammino, come una novella Dante Alighieri nel girone affollato dalle anime di chi aveva perso anche la speranza,ho riconosciuto quello di tanti dipendenti che da mesi non ricevono il loro stipendio e lottano con le difficoltà della vita sperando in una soluzione della vicenda. La firma delle procedure di licenziamentoiniziata da qualche giorno è il motore del sogno, la molla che ha messo in moto quel meccanismo emotivo che mi porta ad essere vicina a tutte le persone che hanno collaborato assieme a me in questi anni. Non finirò mai di ringraziare queste persone che non hanno soltanto lavorato con me, ma come me hanno creduto in un sogno,nella possibilità di portare in questa regione un istituto IRCCS a beneficio dei tanti pazienti che non possono e non vogliono essere emigrati sanitari e a beneficio dei tanti brillanti giovani laureati che potevano trovare in casa loro un’opportunità per continuare la loro attività scientifica. Sono appena sveglia, vado come al solito sul PC alla ricerca di notizie e su catanzaroinforma leggo il bell’articolo di Margogno sulla Fondazione Campanella.Bene! Grazie onorevole Margogno! ma mi viene naturale porle una domanda che ci siamo posti in tanti nei mesi passati:perché solo ora questa presa di posizione ufficiale dell’opposizione?questo stesso gesto se si fosse materializzato nei mesi scorsi probabilmente sarebbe stato utile alla causa. “Comunque meglio tardi che mai” recita un vecchio e saggio proverbio popolare .La sua voce, caro onorevole Margogno ben venga, perché è una voce isolata nel panorama politico calabrese, anche adesso che il gioco pare chiuso. I responsabili diretti di questa scellerata scelta,che premia i pochi amici e moltiplica i problemi di coloro che hanno più bisogno, sembrano soddisfatti del loro operato e mantengono in queste ore il silenzio di chi crede di aver vinto.Mi auguro che la storia possa smentirli. Mi soffermo e rivedo fasi del sogno, analizzo alcuni momenti, mi soffermo su certi personaggi, cerco di comprendere alcune situazioni e mi accorgo che anche nel sogno tra i tanti volti presenti che mi scorrevano davanti, non ho riconosciuto il volto di nessun politico. “Siamo stati soli a condurre una battaglia contro un nemico incomprensibile ma certamente più forte” è questa la sintesi del sogno”.