di Clara Varano – “Esempio ineguagliabile di dedizione contro la criminalità organizzata”. Così il questore di Catanzaro, Vincenzo Carella, descrive il prefetto Antonio Manganelli, capo della Polizia, recentemente scomparso e a cui, oggi la città, su proposta del Coisp (Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forza di Polizia ), ha intitolato una via. Durante la cerimonia, alla quale erano presenti tutte le più alte cariche istituzionali, il ricordo di Manganelli è stato rievocato da Adriana Piancastelli, vedova del prefetto, che ha ricordato ai presenti quanto Manganelli “fosse un compagno di vita divertente, dedito al lavoro fino all’ultimo istante”. “Mio marito – ha continuato – ha lottato perché le forze di Polizia facessero parte del quotidiano e lo ha fatto con carisma e umanità”. Dopo la cerimonia di intitolazione, Adriana Piancastelli, assieme al questore Carella, all’assessore alla Cultura del Comune di Catanzaro, Luigi La Rosa, al sostituto procuratore generale di Catanzaro, Marisa Manzini e Don Mimmo Battaglia, ha raccontato presso l’Itis Scalfaro, nell’ambito della rassegna culturale Gutenberg, il romanzo scritto dal marito, dal titolo “Il sangue non sbaglia”. La discussione è stata incentrata principalmente sulla legalità. “Questo libro – ha sottolineato don Mimmo – è una storia d’amore. Amore per il proprio lavoro, per la propria vita, lo stesso amore che voi giovani (si rivolge agli studenti presenti in sala, ndr) dovete avere per voi stessi e la legalità. Siate responsabili della terra in cui vivete. Siate responsabili di una città e di una terra che non avete scelto, ma che avete in eredità e che vi appartiene. Perché vi lasciate battere da chi pensa che siano illegale le leggi che vietano e giusto tutto il resto. La giustizia ha a che fare con la coscienza. Non fatevi rubare la dignità dal potente di turno, dall’ammirazione per la ricchezza. Tirate fuori le mani pulite dalle vostre tasche e sporcatele in nome della giustizia della dignità e della vostra vita”. Alla provocazione di Don Mimmo, Ilaria, una studentessa del liceo Classico, risponde con fermezza: “Vorremmo solo riuscire a salire quella lunga scalinata che purtroppo avete costruito voi. Non è giusto chiedere a noi di fare di più quando la responsabilità è di voi adulti. Siamo, solo, scoraggiati perché vorremmo avere avuto di più dai nostri genitori, come avete avuto voi. Non potete mettere tutta la responsabilità sulle nostre spalle. Non è detto che noi vogliamo salvare il mondo a tutti i costi…”. Il libro è anche un momento per riflettere sul territorio “apparentemente sereno della città di Catanzaro – ha spiegato Carella –, ma circondata da ambienti legati con una delle consorterie criminali più potenti al mondo”. Un territorio “che è infestato dalla realtà culturale criminale della ‘ndrangheta – rimarca il procuratore Manzini –. Se queste realtà, che soffocano la nostra terra vengono combattute sarà possibile raggiungere dei risultati, anche se oggi siamo molto lontani dall’annientamento del fenomeno”. Per riuscirci “è necessario – ha concluso Adriana Piancastelli – la sinergia fra tutte le realtà, anche il poliziotto, come il protagonista del libro, che incarna la passione per la giustizia”.









