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Reggio, Alvaro: ''Perchè 'Il Giornale' alimenta il qualunquismo grillesco?''

12 Agosto 2012
in CITTA
Tempo di lettura: 3 minuti
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Di seguito la nota diffusa da Giovanni Alvaro: Il pezzo a firma Gianluca Barbera sul debito pubblico, pubblicato dal Giornale che è uno dei quotidiani che compro regolarmente, si presta a

molte considerazioni critiche sia di merito che politiche. Il pezzo, infatti, è costruito solo su un parte della  verità che ha generato il debito pubblico italiano portandolo al limite dei 2.000 miliardi. Lanciare slogan come ‘il debito non è mio e non lo pago io’ potrà affascinare i sempliciotti, ma  fa ignorare cos’è realmente il debito pubblico, al netto dagli elementi di corruzione che sempre ci sono stati e sempre ci saranno. L’articolista fa credere che il debito sia solo frutto del welfare e della corruzione e che nient’altro ha provocato quell’enorme cifra che deve essere periodicamente rifinanziata con la collocazione di titoli di stato.

Utilizzando la metafora, utilizzata da Barbera, del padre che lascia in eredità ai figli una montagna di debiti, come se li avesse prodotti giocando alle macchinette e, da depravato, non avesse pensato al futuro suo e della sua famiglia (cosa che succede ma interessa percentuali basse di persone), si può parlare di quello che fa la maggioranza degli italiani quella che non è dedita allo sperpero, al gioco e che ha un minimo di capacità gestionali. La maggioranza degli italiani, quella che ha alcune chance, inizia con il volersi rendere autonoma dalle famiglie d’origine e, più che vivere assieme ad uno dei nuclei di partenza, preferisce abitare una casa in affitto.

Poi pensa a comprare l’auto, quindi si pone il problema della casa di proprietà accollandosi mutui bancari, poi a personalizzarla con prestiti al consumo, ma non rinunciando a indebitarsi per poter fare una crociera o un viaggio all’estero, e comunque non facendo mancare nulla ai figli come vestiario griffato, telefonini sempre aggiornati, pc e ipad. Infine ci si indebita senza alcun risparmio per lo studio della prole che si sogna debba puntare a diventare medico, ingegnere, fisico, chimico o ricercatore. A quel punto i figli, cresciuti, non possono dire che i debiti contratti dai genitori non sono loro e quindi non intendono accollarseli. Se lo fanno dovrebbero rinunciare agli agi materiali e immateriali che li hanno accompagnati e hanno permesso loro di inserirsi nella società a livelli più alti. Ma ci sono cose alle quali si può rinunciare, ed altre che è praticamente difficile poterlo fare.

Anche i debiti contratti da uno stato sono serviti ad elevare il tenore di vita della gente. E ciò è avvenuto sotto forma di infrastrutture (strade, autostrade, linee ferroviarie, ecc.), di efficienza e modernità scolastica, di diffusione dell’assistenza sanitaria, di aiuto alla costruzione di un solido tessuto produttivo,  di un soddisfacimento di bisogni non primari come elettrodomestici, televisori, frigo, lavatrici e lavastoviglie, registratori, video, e quant’altro è servito per alzare il tenore di vita.

Per fare ciò ci si è dovuto fornire di un sistema energetico capace di garantire non solo illuminazione, riscaldamento, refrigerazione, ma anche, se non soprattutto, fornire adeguata energia all’apparato produttivo ed al sistema dei trasporti ferroviari e su gomma. Si è dovuto, quindi, comprare petrolio e gas, che l’Italia non aveva in quantità adeguata e, avendo dovuto tener conto dei ‘signor no’, si sono bloccati progetti di completa autonomia energetica, e si è spinto il Paese a sopperire al deficit produttivo di energia con l’acquisto della stessa dalla Francia a cui ogni anno versiamo soldi pari a quanto serve per costruire annualmente un’altra centrale nucleare.

Che senso ha allora dire che ‘il debito non è mio e quindi non lo pago’? Se ci fosse questa possibilità, è abbastanza chiaro, che essa andrebbe accompagnata col divieto, a chi rivendica simili idiozie, di usare strade ed autostrade, di servirsi dei treni, di usufruire di energia e di poter usare alcun elettrodomestico.

Ultima notazione. A che serve al Giornale, che ha tanti colti, intelligenti e preparati giornalisti e un invidiabile gruppo dirigenziale, alimentare il qualunquismo grillesco? A che serve far da megafono a ‘idiozie’ come quelle lette nel pezzo che mi è andato di traverso? Non serve a nulla se non a diffondere pseudo verità che lentamente, ma certamente, contribuiscono a demolire la democrazia. Con le idiozie Hitler andò al potere, e il mondo intero ne pagò pesantemente le conseguenze. Non bisogna dimenticarlo mai.

Giovanni ALVARO
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