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    rocco mangiardi

    Sotto scorta con la propria auto: singolare “richiesta” a due imprenditori calabresi

    Denunciano il racket mafioso al quale sono sottoposte le loro imprese, collaborano con la giustizia e contribuiscono all’arresto di diverse persone, tanto che lo Stato li tiene sotto scorta ma, in pieno agosto, lo stesso ritratta la misura che li coinvolge, precisando che il servizio di tutela verrà svolto “mediante l’utilizzo dell’ autovettura di proprieta’ dell’interessato”.

    E’ quanto accaduto a due imprenditori testimoni di giustizia, Pino Masciari e Rocco Mangiardi, entrambi calabresi, che hanno scelto anni addietro di non sottostare alla prepotenza di chi voleva piegarli.

    Masciari, l’imprenditore edile calabrese che nel 97, in seguito ad un programma speciale di protezione per aver denunciato la criminalita’ organizzata calabrese e le sue collusioni politiche,  ha dovuto lasciare la sua terra, assieme alla moglie e alle figlie. “Con la nuova circolare ho diritto ad un’auto blindata solo in Calabria ma non dove risiedo oggi e in piu’ devo mettere io a disposizione il veicolo: e’ come se lo Stato dicesse ‘vi abbandono’. Questo suona come un monito per gli altri imprenditori: chi denuncia viene isolato. Io,  che davo centinaia di posti di lavoro, non sono stato piu’ messo in condizioni di produrre, e adesso mi chiedono anche di acquistare un’auto. E perche’ tutti i parlamentari, anche gli ex, possono usufruire di trasporto gratuito mentre chi da’ la vita per lo Stato viene trattato in questo modo?”.

    A Rocco Mangiardi e’ stato prolungato fino a fine anno il servizio di scorta ma, viene spiegato in una lettera che gli e’ stata notificata pochi giorni fa, deve essere lui a mettere a disposizione l’auto sul quale attuarlo. Il titolare di un esercizio di ricambi d’auto a Lamezia Terme, che nel 2006 denuncio’ quattro persone per estorsione e dal 2009, pochi giorni prima dell’inizio del processo contro i quattro – ormai condannati in via definitiva – e’ stato messo sotto tutela, racconta come decise di denunciare chi, nel 2006 venne a chiedergli di pagare 1200 euro al mese.

    Dopo la denuncia però, l’uomo ha continuato a ricevere minacce. All’inizio, racconta, veniva scortato su un’auto blindata, poi si passo’ ad un’auto non blindata con due agenti. Ora il dirigente della questura che gli ha consegnato la comunicazione del Viminale, spiegandogli che con il nuovo tipo di tutela avra’ diritto ad un solo agente di scorta. “Non ho paura – dice Mangiardi – mi affido alle mani di Dio, ma per me questa e’ una questione di principio: se per lo Stato devo essere tutelato, deve pensare lui a tutelarmi, non e’ possibile che sia io ad acquistare un’auto”.

    Intanto sulla vicenda e’ intervenuto il deputato Pd Davide Mattiello che in Commissione antimafia coordina il gruppo di lavoro sui testimoni di giustizia. In una lettera al ministero dell’Interno, Mattiello chiede di comprenderne meglio finalita’ e modalita’ attuative della circolare ministeriale. “Se lo Stato sottopone un soggetto a tutela di quarto livello – scrive – vuol dire che ravvisa un rischio attuale e concreto per la sua vita e conseguentemente un rischio per la sicurezza pubblica. Quindi mi lascia perplesso in linea di principio, se ho ben inteso, che lo Stato chieda al protetto di mettere a disposizione un autovettura: sarebbe come se un ospedale dicesse al paziente prima di una operazione di portarsi pinze e bisturi da casa. La perplessita’ aumenta nel non ravvisare nel contenuto della circolare, per come mi e’ stato rappresentato, quanto meno una eccezione fatta per coloro che in concreto non avessero disponibilita’ materiali adeguate a fornire un auto mezzo, compatibile peraltro con un servizio di tutela. Pur essendo chiaro che non stiamo parlando di auto specializzate, cioe’ blindate, ma di autovetture comuni, dovranno pur essere mezzi efficienti e potenti. Diversamente mi pare si porrebbe un problema in piu’ a quelli gia’ evidenziati, e cioe’ quello della sicurezza dello stesso personale di Polizia dedicato all’accompagnamento”.