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    In Calabria un’eccellenza nel deserto che circonda gli abusi sui minori

    E’ stato presentato nella sede della Regione a Catanzaro, il bilancio sociale 2016 del centro di intervento specialistico Casa di Nilla che include i dati sugli abusi e le violenze subite dai bambini calabresi.
    “Il motivo per cui noi presentiamo sempre il bilancio – ha sottolineato Giancarlo Rafele, direttore del centro – è che siamo convinti che qualunque struttura accreditata con la Regione o enti pubblici debba essere obbligato a farlo, per mostrare i proprio risultato alla società”.
    La Casa di Nilla è un centro specialistico di intervento perla cura psicologica, la protezione sociale e il sostegno in sede giudiziaria rivolta ai bambini e ai ragazzi che hanno subito forme severe di maltrattamento intra o extrafamiliare come gli abusi sessuali. “Una intensa attività – ha detto Rafele – che dal 2007 ad oggi ha contato 416 interventi in favore di altrettanti minori”.
    Nove anni di attività che “hanno reso il centro una eccellenza – ha spiegato Rafele – che però è obbligata a confrontarsi con realtà nazionali e internazionale, perché in Calabria non esiste un’altra Casa di Nilla ed è inaccettabile”.
    Nel 2015 si segnala nel centro la presenza prevalente di ragazzine comprese tra gli 11 ed i 14 anni che hanno subito abusi sessuali in famiglia. I maschi, invece, sono più vittime di violenza fisica e trascuratezza. Resta difficile, inoltre, individuare ed intervenire nei casi di violenza subita dai minori nell’età compresa tra gli zero ed i cinque anni. Si tratta di bambini e adolescenti provenienti da tutta la Calabria: 64,2% da Catanzaro, 15,4% da Cosenza, 9,3% da Reggio calabria, 6,6% da Vibo e 2,9% da Crotone.
    “I bambini in Calabria – ha dichiarato Giovanni Lopez, psicologo del centro – per la stragrande maggioranza stanno bene, ma vi è una parte, che non va dimenticata che ha problemi di questo genere che da noi entro 18 mesi riescono a fare un percorso utile al superamento del problema ed al ritorno in società”.
    Inclusione sociale che in Calabria è difficile “a causa – ha sostenuto Lopez – della totale assenza di realtà che hanno questo compito e quindi, amaramente, ci tocca inventare letteralmente il post accesso”.
    Per questo motivo la cooperativa che fa riferimento alla Casa di Nilla ha creato delle opportunità occupazionali per gli ospiti del centro che vanno dalla produzione di miele e birra a quella del vino. “Si tratta di una realtà cooperativa – hanno detto Mauro Lusetti e Paola Menetti, presidenti nazionali di Legacoop e Legacoopsociali – che sta scrivendo una nuova pagina nel mondo delle cooperative e che si rende anche responsabile di rendere conto del proprio lavoro alle comunità di appartenenza. Per questo deve essere studiata come esempio sia in Italia che in Europa”.
    “Questa – ha concluso gli interventi l’assessore alle Politiche sociali e Lavoro, Federica Roccisano – è la Calabria sulla quale dobbiamo puntare. La cooperazione sociale ci dimostra che eroi possiamo essere tutti. Realtà di questo tipo sono quelle a cui la Regione deve prendere parte attivamente anche perché oltre a prestare aiuto, sostiene i suoi ospiti nell’inclusione in una terra che non è assolutamente preparata a farlo, offrendo loro la possibilità di presentarsi con una competenza e non con uno stigma”.

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