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    Rapporto Unicredit Turismo 2

    Turismo in lutto: ‘Chi ha incastrato la Calabria? La politica che non c’è…’

    Zavorra, maglia nera, problema. Tutti aggettivi che si è abituati a sentire in relazione alla Calabria. Ed è vero. La Calabria è un problema ed ha un ensamble di macedonie di problemi intestini. Maglia nera per la cultura, maglia nera per la lettura, maglia nera per l’occupazione, maglia nera per tutto. Insomma, un lutto perenne. Certo, però, i calabresi non si aspettavano il 15esimo posto nel settore che “dovrebbe”, condizionale d’obbligo, essere il “volano” della regione: il turismo. Sono stati sperimentati diversi escamotage per dare un’impennata al settore, ultimo in ordine di tempo il meraviglioso e lussuoso mondo delle crociere, grandi navi che dovrebbero approdare, ed in verità approdano, sulle nostre coste per vedere da vicino le meraviglie che racchiudono. Primo bip…come? Secondo bip…chi? Terzo bip…perché? Già, perché in tutto questo gridare a pompa magna “è attraccata la nave tal dei tali al porto di…” la questione fa, o almeno dovrebbe far porre degli interrogativi. I turisti dalla nave scendono? Tour compresi nel pacchetto? E se così non è, perché dovrebbero scendere? Già, perché una volta scesi, come si muovono, dove vanno, chi mostra loro le bellezze calabre? e soprattutto qualora tutte queste domande fossero soddisfatte positivamente, perché il viaggiatore di una nave turistica dovrebbe decidere di metter piede su quella che è la regione con: meno infrastrutture, meno collegamenti, più interruzioni stradali e più strada da fare tra un sito o un borgo e l’altro da visitare?
    È evidente che tutte queste componenti fanno della Calabria una delle regioni meno vocate turisticamente. Eppure c’è qualcosa che non va. Meno vocata turisticamente e Calabria dovrebbero essere un ossimoro. Si può dire che abbiamo tutto: sole 12 mesi all’anno, enogastronomia sana e succulenta, montagna e suoi percorsi a pochi chilometri da due splendidi mari, opere d’arte e siti archeologici che attraversano millenni di storia, dunque un mix che dovrebbe attrarre chiunque nel mondo in qualunque periodo. Non è così, però, e il rapporto sul turismo realizzato da Unicredit in collaborazione con Touring club italiano, presentato nei giorni scorsi, lo ha chiarito anche ai più scettici e romantici sognatori.
    Siamo al 15esimo posto per numero di visitatori in Italia. Quindicesimo posto tutto sommato, uno potrebbe pensare, su 21 regioni non è malaccio. Con tutte le attrazioni che abbiamo? Il paragone per la Calabria dovrebbe essere fatto con le regioni simili al suo territorio, cioè Puglia e Sicilia, che fanno molto meglio in termini numerici, piazzandosi al decimo e al nono posto. I visitatori calabresi sono circa 8 milioni, si fa riferimento al 2013, ma non è cambiato molto. Di questi gli stranieri, prevalentemente tedeschi, sono il 20,8%. Quindi per riepilogare, 6,4 milioni di turisti italiani e 1,6 stranieri. E quanto entra in termini monetari nelle tasche, si fa per dire, dei calabresi da questi stranieri? Circa 136 milioni di euro che posizionano la Calabria al 19esimo posto per spesa straniera…
    Altra precisazione che va fatta è che l’industria del turismo si calcola in base ai giorni di permanenza, almeno uno, che chiunque provenga da una regione diversa trascorre in Calabria, ma anche da una città diversa, e che spenda in regione, comprendendo affitti, campeggi, alberghi etc…Se a questo mix si aggiunge che la Calabria è tra le regioni con maggiore turismo di ritorno, cioè calabresi di origine anche di terza e quarta generazione che vengono in vacanza nella terra natia, il gioco è fatto e il premier Matteo Renzi ha ragione quando dice che “se avessimo anche in Calabria gli standard di efficienza del Veneto” potrebbe dirsi entusiasta (Guarda il focus confronto Veneto-Calabria) e non sarebbe l’unico ad esserlo visto che Il turismo incide per circa e solo il 6% sul Pil interno regionale.

    Clara Varano

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