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    ‘Ndrangheta in Lombardia – Giulio Lampada torna ai domiciliari

    Il Tribunale della Libertà di Milano ha disposto gli arresti domiciliari presso la sua abitazione di Settimo Milanese per Giulio Lampada. Dopo una lunga contrapposizione con la Procura della Repubblica di Milano che aveva chiesto la revoca del precedente provvedimento, con il quale sempre il Tribunale della Libertà aveva disposto la collocazione nella struttura residenziale di Prà Ellera in Cairo Montenotte, ed il ritorno in carcere la Difesa di Lampada, avv.ti Giuseppe Nardo e Vincenzo Vitale riesce infine a spuntarla. Determinanti sono risultate le diverse perizie disposte dal Tribunale che si sono susseguite nel giro di appena quattro mesi e che hanno visto su fronti contrapposti anche i consulenti di parte (per la difesa i Proff. Bruno e Melluzzi, Mongodi per il Pm) che erano pervenuti ad opposte conclusioni. All’udienza di ieri dopo l’esame del perito Dr Elvezio Pirfo, Psichiatra dell’Ospedale e della Casa Circondariale La Vallette di Torino, si sono scontrati il Pm e la Difesa, ognuno rimanendo sulle proprie posizioni.
    Il Tribunale, a conclusione di una lunga camera di consiglio, in serata ha dato ragione ai difensori ed ha disposto il ritorno a casa di Giulio Lampada.
    La vicenda, come si ricorderà, ha inizio a novembre del 2011 quando su ordine del Gip di Milano, Gennari, che accoglie la richiesta di misura cautelare, della Boccassini e dei suoi sostituti, impegnati in una campagna debellatrice della ‘ndrangheta in Lombardia (inchieste Infinito, Crimine, ed altre) vengono arrestati oltre a Giulio Lampada e ad alcuni suoi familiari, accusati di avere costituito a Milano e dintorni una cosca mafiosa assieme alla famiglia Valle, pure essa originaria di Archi di Reggio Calabria e trapiantatasi negli anni ’80 in Lombardia, anche soggetti del calibro del magistrato Giglio Vincenzo, del consigliere regionale della Calabria Franco Morello, dell’avvocato di Palmi Vincenzo Minasi, del medico Vincenzo Giglio, del Notaio svizzero Daniele Borelli, che appena una settimana dopo si suiciderà impiccandosi a Lugano, e di un finanziere della Guardia di Finanza di Milano.
    A questa prima ondata di arresti seguirà dopo un paio di mesi anche l’arresto del giudice Giancarlo Giusti, anch’egli morto suicida poco tempo fa, dell’imprenditore reggino Domenico Gattuso e di altri tre finanzieri, complici del primo.
    Le accuse, gravissime, andavano dall’associazione di stampo mafioso alla corruzione aggravata da finalità mafiose, alla rivelazione di segreto istruttorio, all’abuso d’ufficio.
    Tutti gli imputati, nei diversi tronconi in cui si è diviso il processo a seguito delle diverse scelte difensive, tra giudizio ordinario ed abbreviato, sono stati condannati a pesanti pene. Per tutti si attende l’esito del giudizio della Cassazione previsto per l’ottobre prossimo dove il processo è approdato.