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    Sequestro A3 – Calabria e Sicilia paralizzate. L’economia, già precaria, in ginocchio

    Calabria e Sicilia isolate, se non del tutto, almeno in parte. Il cedimento della campata che ha provocato la morte di un operaio, Adrian Miholca, vicino Mormanno (CS), non è stato solo una tragedia per la famiglia dell’operaio, ma rischia di trasformarsi in una crisi storica perle due regioni interessate a causa delle conseguenze giuridiche ed economiche che rischiano di metterle in ginocchio.

    Dopo l’incidente, infatti, la Procura di Castrovillari ha sequestrato, chiudendolo al traffico, il Viadotto “Italia”. Una delle vie principali per chi percorre l’autostrada nei pressi di Laino Borgo. L’Anas, ha stabilito dei percorsi alternativi, certo, ma le impervie strade calabresi rendono il tragitto troppo lungo. L’iter giudiziario sarà certamente a tempo indeterminato, del resto non solo si deve far luce sulle cause dell’incidente, ma è necessario verificare che il cantiere sia sicuro per gli operai e che il viadotto, sul quale è andata a poggiarsi la parte di campata crollata, non sia pericoloso per gli automobilisti. Gli inquirenti, in sostanza, non sono sicuri che chi transita sul viadotto possa stare tranquillo.

    Intanto, però, quei sigilli rischiano di paralizzare il commercio calabrese e siciliano che avviene prevalentemente su gomma. I sindacati degli autotrasportatori si stanno già mobilitando. I percorsi alternativi che passano necessariamente in zone dell’entroterra, ritardano il viaggio verso il Centro-Nord, meta dei prodotti calabresi. Il pericolo è restare estromessi dai mercati del Nord, destinazione finale dei trasportatori calabresi e siciliani. Sì, perché quando si parla di trasporto ed economia si fa riferimento all’ortofrutta, che costituisce la stragrande maggioranza dell’export meridionale.

    Per questo motivo i sindacati stanno già cercando un confronto con il Governo nazionale e regionale perché venga convocato un tavolo di crisi con Anas, Prefettura, il contraente in generale, le istituzioni locali e le parti sociali. L’obiettivo è quello di trovare almeno momentaneamente una soluzione che renda ancora più complicata un’economia già esigua.

    Non si può certo sperare che la Procura riapra il prima possibile il tratto “incriminato”. No. Le verifiche tecniche vanno fatte con scrupolo e rigore. Del resto ha perso la vita una persona e non è la prima volta. È giusto, dunque, che si vada a fondo della questione, specie considerate le continue denunce dei sindacati che parlano di turni troppo lunghi e condizioni di lavoro non proprio sicure.

    (Clara Varano)

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