di Clara Varano – “Un Paese a sovranità limitata”, questo sarebbe l’Italia. Un Paese che si fa influenzare sulla propria sovranità anche in materia giuridica. Paese, sovranità, giurisdizione, tribunali, Italia, Usa. Sarebbero questi i tags di un perfetto articolo sulla vicenda Nicola Calipari. In realtà non è così. Non si tratta di sostantivi, di nomi, ma di uomini e debolezze. La debolezza dell’uomo davanti ai giochi di potere e davanti alla convenienza di ciò che può significare una “testa abbassata” oggi per un occhio di riguardo domani.
Nicola Calipari è morto. Questo è l’unico dato di fatto. L’unica notizia certa ed inequivocabile. Non c’è più e oggi a distanza di 10 anni a ricordarlo sono la moglie, Giuliana Sgrena, qualche dirigente dei servizi segreti ancora rabbioso per come il numero due del Sismi è stato assassinato e forse, dico forse, qualche calabrese suo concittadino. Lo abbiamo ripetuto a Tabularasa che anche Reggio Calabria ha fatto scempio della memoria di Calipari non mettendo il suo nome nemmeno ad un lampione in strada, quando meriterebbe gli fossero intitolate piazze. E non perché è morto. No. Tutti muoiono e non tutti i morti meritano l’eternità come diceva Achille, ma solo quelli dalle grandi gesta. E lui di grandi gesta, anche quelle che non si conoscono, ne ha compiute parecchie. Ultima, salvare la vita a Giuliana Sgrena, giornalista de “Il Manifesto” rapita a Baghdad durante la guerra contro gli Usa prima e per le elezioni storiche nel 2005.
Le teorie sono tante. Un Paese, l’Italia chinato a “90 gradi” di fronte alla Potenza Statunitense. Due linee di condotta degli 007 differenti nei confronti dei rapimenti in zone di guerra. Mancate comunicazioni tra Comandanti e soldati, quelli che poi spararono sulla Toyota dove Giuliana e Nicola viaggiavano per tornare in Italia. Due versioni, nessuna risposta. Tante teorie un solo fatto. Una pallottola ha ucciso Calipari. Eppure sono trascorsi 10 anni. Qualcuno avrebbe dovuto per amor patrio dire la verità. E’ questa la maledizione dell’Italia, non solo nasconde ai livelli più alti di potentato quello che succede, ma nessuno poi se ne interessa e chi lo fa è un folle mitomane. Eh, però, come si costruisce un vero futuro se non si conosce quello che abbiamo lasciato alle nostre spalle? E la responsabilità è anche nostra. Noi, i cosiddetti organi di informazione, che ci limitiamo a raccontare quello che accade e poi scordiamo che dietro ci sono storie, tragedie di vita. Forse se un Marines degli Stati Uniti fosse stato assassinato da un militare italiano avremmo un colpevole e comunque avremmo avuto qualcuno che non avrebbe mollato l’osso fino a rivelare la verità o almeno una parvenza credibile di essa.
Ma in fondo è questo quello che siamo “un Paese dalla sovranità limitata”, come scrive la Sgrena, che si accontenta d’avere “eroi dimenticati” perfino dalla sua stessa città.
Leggi anche:
Reggio – La Polizia di Stato commemora il decennale della morte di Nicola Calipari






