• Home / CALABRIA / ‘Ndrangheta e lavori pubblici: le mani delle ‘ndrine sui cantieri dell’Expo
    expo2015

    ‘Ndrangheta e lavori pubblici: le mani delle ‘ndrine sui cantieri dell’Expo

    di Stefano Perri – ”Nel settore edilizio, nel Nord Italia, la ‘ndrangheta non solo ha surclassato la capacità di penetrazione di tutte le altre mafie messe insieme ma, di fatto, è divenuta una dei principali operatori del settore”. La ‘ndrangheta fa impresa. Dopo quello del narcotraffico, che rimane comunque il settore più remunerativo, la rincorsa agli appalti pubblici è una delle voci di entrata più cospicue per le holding ‘ndranghetiste.

    E il nord Italia rappresenta, oggi più che mai, un mercato florido per investire gli enormi capitali accumulati con la vendita della cocaina. Attraverso gli appalti la ‘ndrangheta lava il denaro e crea profitti stratosferici. Ancora di più in questi anni di fronte alla rincorsa alle opere per Expo 2015, una gallina dalle uova d’oro che le ‘ndrine non potevano lasciarsi sfuggire.

    E l’interesse delle cosche calabresi per gli appalti d’oro all’ombra del Duomo è dimostrato anche dalle indagini condotte dalla Dda di Milano. C’è un dato che la dice lunga sulla capacità pervasiva delle ‘ndrine nei lavori dell’Expo. Il Prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca ha emesso circa 60 provvedimenti interdittivi antimafia contro imprese che ai controlli sono risultate sotto il controllo, o il condizionamento indiretto, della criminalità organizzata. Di queste ben il 70% sono imprese ritenute infiltrate dalla ‘ndrangheta.

    Un numero enorme, che secondo i magistrati della Direzione Nazionale Antimafia fornisce il polso della situazione circa la capacità di infiltrazione da parte della ‘ndrangheta nei grandi lavori pubblici. La maggior parte dei condizionamenti si sono registrati nei confronti di imprese che operano nel settore degli ampliamenti o delle costruzioni stradali. Un settore storicamente congeniale alle cosche calabresi che peraltro, come rileva la stessa Direzione Nazionale Antimafia, consente una maggiore difficoltà nei controlli da parte delle forze dell’ordine, trattandosi di cantieri che si estendono per lunghissimi tratti e quindi difficilmente circoscrivibili.

    L’altro riferimento che fa riflettere è la provenienza delle imprese raggiunte dalle interdittive. Tre quarti di esse hanno infatti sede nelle regioni del nord. E questo, secondo i magistrati della Dna, dimostra ”la capacità delle cosche calabresi, già più volte accertata in ambito giudiziario, di ingerirsi e radicarsi nel tessuto economico di aree diverse da quelle di origine, un tempo ingenuamente considerate munite di anticorpi capaci di resistere alle pressioni criminali”. Le ‘ndrine assumono insomma un atteggiamento camaleontico, riuscendo facilmente a mimetizzarsi nel tessuto socioeconomico all’interno del quale vogliono infiltrarsi.

    Un ultimo dato. La maggior parte delle commesse affidate a ditte poi interdette non supera la soglia dei 150mila euro. E questo dimostra che le imprese infiltrate miravano al controllo di appalti secondari, con un minore importo contrattuale, che secondo le regole ordinarie in materia di appalti, se non si fossero seguite le procedure straordinarie previste dal Casgo, il Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere, non sarebbero stati oggetto di controlli.

    Leggi anche:

    Globale, unitaria, nascosta, ricca. La ‘ndrangheta ha abbattuto i confini

    La ‘ndrangheta, i ‘silenzi’ della Chiesa e il cambio di rotta di Papa Francesco

    ‘Ndrangheta al porto di Gioia Tauro: ”inesauribili appoggi interni”

    La ‘ndrangheta è un organismo unitario: ha un coordinamento ed un ‘presidente’

    La ‘ndrangheta ha conquistato il nord Italia: ecco la geografia delle cosche