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    Stella Ciarletta
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    Regione – Stella Ciarletta: in nome della parità ‘Se necessario, diffiderò anche Oliverio…’

    di Mario Meliadò – Un tuono. Quattro Giunte comunali cadute in un colpo solo (Rombiolo nel Vibonese, un assessore donna; in provincia di Cosenza Montalto Uffugo, un assessore donna; Torano Castello, un assessore donna; e Vaccarizzo Albanese, nessun assessore donna), 4 ricorsi accolti dal Tar su 4 presentati… e presumibilmente lo storico delinearsi di una giurisprudenza favorevole, in chiave paritaria, a buttar giù gli esecutivi degli Enti locali non solo se completamente “al maschile”, ma pure se di assessori donna non ne hanno a sufficienza (Leggi qui la notizia).

    In Calabria è l’avvocatessa reggina Maria Stella Ciarletta, consigliera regionale di Parità, la “donna del momento”.

    Perché questi quattro ricorsi?
    Già prima che la “legge Delrio” introducesse l’obbligo per i Comuni sopra i 3mila abitanti di designare almeno il 40% d’assessori di ciascuno dei due sessi, esisteva ormai una giurisprudenza consolidata in questa direzione. Il passaggio che manca? Accettare che le pari opportunità siano una questione di diritto, temo. La politica in Calabria fa fatica a concepire che possano “bastare” all’azzeramento di una Giunta.

    Sì, ma era opportuno impugnare?
    Le regole vanno rispettate. Ogni ricorso avanzato dall’Ufficio è stato peraltro preceduto da diffida al sindaco di competenza affinché rivedesse la propria Giunta: tutt’e 4 i primi cittadini hanno “risposto picche”. Dopo, per resistere in giudizio hanno speso da 6mila a 8mila euro per ciascun legale. Fondi pubblici. E ne spenderanno ancor di più se s’appelleranno al Consiglio di Stato.

    Perché tutto questo?
    Bisognerebbe chiederlo a loro. Temo però che, specie da queste parti, i decisori pubblici continuino a ritenere la nomina degli assessori un atto eminentemente “politico” e insomma insindacabile, ammantato di una discrezionalità assoluta. E invece si può scegliere Tizio o Caio, sì; ma rispettando precisi criteri di legge.

    Invece, alcuni di questi sindaci già alla presentazione dei ricorsi si produssero in esternazioni quantomeno discutibili…
    Vero. È accaduto anche dopo i verdetti. Il sindaco di Montalto, Pietro Caracciolo, mi contesta di non aver mosso un dito per liste del Pd con una sola donna in corsa alle Regionali, e d’aver “infierito” invece su Comuni come il suo. Dico: magari la legge elettorale regionale prevedesse un numero minimo di donne in lista!, o includesse la preferenza doppia di genere… Purtroppo, però, non è così, a dispetto della nostra “guerra” per cambiarla in questa direzione.

    Sì, ma visto che in decine di Comuni non c’è neanche un assessore-donna, con quali criteri avete impugnato lì e non altrove?
    Un primo criterio è stato di chiamare in causa il Tar per tutti i Comuni sopra i 3mila abitanti andati al rinnovo nel maggio 2014 che avessero una Giunta “non in regola”. Erano quattro: Montalto, Rombiolo, Torano e Brancaleone, jonica reggina. Quest’ultimo Ente non ha in Giunta neanche una donna, ma ho accertato la violazione quando ormai erano decorsi i 60 giorni utili per fare ricorso. Quanto ai Comuni sotto i 3mila abitanti, per i quali l’obbligo del 40% è sancito solo in chiave giurisprudenziale, l’Ufficio della consigliera regionale di Parità purtroppo non ha i fondi per poter procedere per decine di Enti. Il ricorso su Vaccarizzo si è fatto perché proprio da lì è arrivata la prima segnalazione d’irregolarità nella composizione della Giunta.

    Conta così tanto il dato economico, rispetto alle prerogative della consigliera di Parità?
    Ogni “contributo unificato” costa 600 euro, noi abbiamo qualche migliaio di euro di fondi su base annua… Incide talmente, che pure per presentare questi ricorsi abbiamo “fatto rete” con le avvocate coinvolte, cui abbiamo rimborsato solo le spese vive; con le donne impegnate in politica; con le associazioni… Chiederò alla Regione stanziamenti aggiuntivi rispetto ai fondi ministeriali.

    Specie nei piccoli centri, i sindaci si trincerano sempre dietro le “insufficienti disponibilità” e le poche donne in politica…
    Ma sono così poche le donne, su mille abitanti? O in questi centri i residenti maschi sono così tanto più acculturati delle femmine? Spesso, a guardar bene, si riscontra il contrario… Sono solo pretesti che non reggono. Al Tar, i Comuni hanno prodotto argomenti difensivi sterili, stereotipati: i sindaci non potevano prendere «una donna qualsiasi» a fare l’assessore, è stato detto, e avevano svolto l’«adeguata istruttoria» che rifletterebbe il pieno rispetto della legge: ma la circolare del Ministero dell’Interno del 24 aprile 2014 dice il contrario. L’obbligo del 40% può venir meno solo in casi eccezionali e se dimostri d’aver cercato in tutta la comunità, e anche all’esterno. A Montalto, per dire, il primo cittadino si è limitato a «comprovare soltanto la rinuncia di due consigliere» comunali: il Tar ha chiarito che non basta.

    La portata di queste sentenze. Potrebbero incarnare una svolta epocale, no?
    Intanto, noi oggi abbiamo la grande occasione di portare all’attenzione di tutti le violazioni in materia paritaria in Calabria. Al Tar, gli stessi magistrati hanno voluto trattare insieme tutt’e quattro i ricorsi: processualmente è un’anomalia, ma forse avevano un’idea su come affrontarli. Anche visivamente, era emblematico: avvocati tutti uomini per gli Enti, tutte donne dall’altra parte.

    Peroni, Formigoni e Ruffinelli
    Peroni, Formigoni e Ruffinelli

    Il suo mandato (che è il secondo) è scaduto, lei è in prorogatio. E se Mario Oliverio mettesse in Giunta meno del 40% di donne?
    Non esiste una legge che imponga tale percentuale ai presidenti di Regione. Se anche non nominasse assessore alcuna donna, non violerebbe obblighi normativi.

    …Però?
    Però, in chiave giurisprudenziale c’è il precedente lombardo: lì la Giunta regionale fu azzerata proprio per insufficiente numero di membri femminili (e il 17 aprile 2012 l’allora Governatore Roberto Formigoni nominò Luciana Ruffinelli e Margherita Peroni, ndc). Dunque io mi auguro fortemente che il presidente Oliverio dia vita a una Giunta pienamente paritaria, e quest’Ufficio vorrebbe fargli da sprone in questo senso; ma se non lo farà, siamo pronti a diffidare anche lui.