di Clara Varano – La caduta della crisi, non risparmia al Sud nessun settore. I dati del rapporto Svimez, l’associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, non hanno regalato sorrisi al Meridione e alla Calabria, bocciandoli su tutti i fronti. I settori di attività considerati dalla Svimez sono stati: Agricoltura Silvicultura e pesca, industria in senso stretto, costruzioni e servizi. Per ciascuno il segno meno è stato una costante dal 2008 al 2013.
Inutile dire che il settore più in crisi è stato ed è quello delle costruzioni, che seppur con una lieve attenuazione, continua a veder lontano l’istante della ripresa.
Il divario tra Centro-Nord e Sud, anche qui, nonostante la flessione riguardi entrambe le macroaree, risulta troppo marcato, e pure se le differenze tra Settentrione e Meridione caratterizzano tutte le nazioni del mondo, in Italia restano ugualmente in maggior evidenza. Ma veniamo ai singoli dati.
Il settore costruzioni, abbiamo detto, quello più penalizzato in tutta Italia. Sia al Centro-Nord che al Sud le percentuali sono state negative rispettivamente con un -23,8% e un -35,3%. La Calabria per quanto concerne le Costruzioni resta nella media, ma al di sotto della percentuale meridionale, con un -32,5%. La depressione che sta colpendo il settore costruzioni merita un approfondimento maggiore. Si tratta di una catena che parte dalla mancata domanda, dovuta alla scarsa possibilità d’acquisto che gli italiani stanno vivendo anche legato al proibitivo accesso al credito che le banche concedono sempre con maggiore difficoltà tanto alle famiglie quanto alle imprese. Questa situazione, crea gioco forza, una spirale diabolica dalla quale si fatica ad uscire. I costruttori non costruiscono perché le imprese non riescono sempre a fornire garanzie reali alle banche, tenendo fermo tutto il settore con ricadute anche occupazionali, il potere d’acquisto delle famiglie italiane è ridotto ai minimi storici. Sale la percentuale dell’invenduto e crollano le vendite. In sostanza non si costruisce e non si vendono le abitazioni già esistenti. Sul motivo per cui le case nuove non servono, potremmo aprire il capitolo della disoccupazione giovanile e della disincentivazione al costituire una famiglia senza la sicurezza di un’entrata certa e fissa, ma di occupazione e disoccupazione ci occuperemo in altra sede.
Veniamo all’industria in senso stretto, il secondo settore più penalizzato dal 2008 al 2013. Il Centro-Nord ha registrato in questo periodo una flessione del -15,3%. La percentuale negativa sale se si guarda al Meridione, dove l’industria ha rilevato un calo del -24,7%. La Calabria resta ad un -22,7%. Meglio, seppur nella sua negatività il settore dei servizi che tra Centro-Nord, Sud e Calabria oscilla in una forbice che va dal -2,5% al 7,7%.
Il settore che va peggio, almeno in Calabria, in controtendenza con il resto d’Italia è quello dell’Agricoltura Silvicultura e pesca. Presi singolarmente, probabilmente avrebbero il loro dato positivo, come nel caso dell’agricoltura biologica in Calabria che registra segnali molto positivi. Per il resto, se leggiamo i dati univocamente a spaventare è un -28,6% di valore aggiunto. L’Agricoltura Silvicultura e pesca in Calabria, una regione che dovrebbe vivere solo di questo è il secondo settore maggiormente in crisi. Il dato è ancor più allarmante se si considera che l’intera filiera ha registrato segnali positivi in tutta la Nazione, dove, seppur con connotazione negativa, -8,8% al Sud e -2,1% al Centro-Nord, un certo ottimismo ha scosso il mercato.







