Continua il Progetto RILEGGIAMOCI DANTE con la lettura e il commento del 8 canto del Purgatorio, che avverrà mercoledi 14 settembre dalle ore 19.00 alle ore 20.00 nei locali della vecchia sede AGEN di via Collegiata, a cura della prof.ssa Adriana Trapani.
E come al solito, leggeranno i versi quanti dei presenti vorranno collaborare.
Nel richiamare l’attenzione dei partecipanti sul nuovo orario dell’iniziativa (19.00-20.00), si raccomanda la puntualità.
Il commento del 7 canto, condotto con impareggiabile dottrina e ricchezza di richiami storico-culturali e considerazioni sulle implicazioni di ordine etico-religioso della poesia dantesca dal prof. Antonino Monorchio, ha immerso i presenti nell’atmosfera fascinosa e serena della valletta dei principi negligenti, caratterizzata da una miriade di fiori profumati e colori superiori a qualsiasi realtà terrena e da un canto soave e malinconico.
Così allo sguardo assorto ed ammirato degli improvvisati spettatori si sono susseguiti, quasi in sequenze cinematografiche, i protagonisti della storia antecedente e contemporanea al poeta.
All’imperatore Rodolfo d’Asburgo, responsabile pentito dell’abbandono dell’Italia e giustamente isolato, quasi distratto, rispetto alle altre anime ha fatto seguito il re di Boemia Ottocaro II, certamente migliore –già nelle fasce—in confronto al figlio Venceslao, imperdonabile pezzo di lussurioso scansafatiche.
E poi Filippo III l’Ardito, re di Francia autore di un’ignobile ritirata che fece “disfiorare”, cioè fu causa di disonore per la casa reale francese! Ed ancora Enrico il Grasso, re di Navarra, raffigurato mentre fa stancamente cadere il mento sul palmo della mano, quasi in segno di avvertita consapevolezza di un irrimediabile avvilimento d’animo, essendo tra l’altro suocero di Filippo il Bello, il mal di Francia, di cui conosce la “vita viziata e lorda”.
Segue quindi Pietro III d’Aragona, che s’accorda cantando con Carlo I d’Angiò, contro il quale in vita aveva combattuto per il possesso della Sicilia dopo la famosa rivolta dei Vespri del 1282 ed ora, purtroppo, non ha motivo di rallegrarsi dei figli che ne hanno ereditato il regno, ma non le virtù, anche giacchè “rade volte risorge per li rami / l’umana probitate”, di rado cioè la virtù dei padri trapassa nei figli, per precisa volontà divina, dice il poeta che contestando la teoria dei meriti acquisiti per nascita è convinto assertore dell’importanza e della necessità del valore personale del singolo.
Le sequenze si concludono con le immagini di altri due reges negligentes, Arrigo VII d’Inghilterra, “il re dalla semplice vita”, un signore puro e schietto, secondo alcuni, “un fesso buono” secondo Vittorio Sermonti ed, infine, di un nobile di serie B, Gugliemo VII, marchese del Monferrato, che consapevole del suo grado inferiore di nobiltà se ne sta seduto in basso rispetto agli altri, “tra costoro s’atterra” e guarda mestamente in suso, sentendosi responsabile delle sofferenze subite per colpa sua dagli abitanti del Monferrato e del Canadese.
La severa rassegna dei principi si conclude, come dice un grande critico dantesco, con un doloroso accenno alle lagrime dei sudditi.
Causate certo da tali signori. Che non si capisce perché il sommo poeta non scaraventa all’Inferno!
Associazione Genitori
Il responsabile Cultura Il presidente
Franco Catalano Antonello Musolino




