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BARCOLANA 58: IL GOLFO DI TRIESTE DIVENTA L’EPICENTRO MONDIALE DELLA VELA SOSTENIBILE E DEI FOIL

OLTRE 2500 IMBARCAZIONI ATTESE PER LA REGATA PIÙ GRANDE DEL MONDO. LA SFIDA TECNOLOGICA TRA I MAXI YACHT E IL DEBUTTO DEI MATERIALI BIO-COMPO

1 Ottobre 2026
in Italia
Tempo di lettura: 2 minuti
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BARCOLANA 58: IL GOLFO DI TRIESTE DIVENTA L’EPICENTRO MONDIALE DELLA VELA SOSTENIBILE E DEI FOIL

L’ottobre italiano si apre con il vento che sferza il Golfo di Trieste, palcoscenico naturale della Barcolana 58, la regata velica che detiene il Guinness World Record per il maggior numero di partecipanti. Nata nel 1969 come semplice veleggiata tra amici organizzata dalla Società Velica di Barcola e Grignano (SVBG), l’evento si è trasformato in un colossale incubatore di innovazione nautica e in un festival del mare che attira oltre 300.000 spettatori sulle rive giuliane. L’edizione di quest’anno, programmata per la seconda domenica di ottobre, sposta l’asse della competizione dalla semplice ricerca della velocità pura alla sostenibilità ingegneristica avanzata.

Il vertice agonistico della manifestazione è dominato dalla categoria dei Maxi Yacht, imbarcazioni lunghe oltre 24 metri che rappresentano la Formula 1 del mare. Quest’anno, la sfida per la conquista del Trofeo Barcolana vede contrapposti scafi radicalmente riprogettati con appendici aerodinamiche attive e foil retrattili di ultima generazione, derivati direttamente dalle tecnologie della Coppa America. Queste appendici in carbonio ad altissimo modulo permettono a colossi da svariate tonnellate di sollevarsi letteralmente dall’acqua, azzerando l’attrito idrodinamico e raggiungendo velocità di punta superiori ai 35 nodi (circa 65 km/h), anche con venti di intensità moderata.

La vera rivoluzione dell’edizione 2026 risiede nell’introduzione della nuova classe sperimentale “Eco-Foil”, fortemente voluta dal presidente della SVBG Mitja Gialuz. Questa categoria impone l’utilizzo esclusivo di scafi realizzati in resine epossidiche bio-derivate (estratte dagli scarti della lavorazione del lino) e fibre di basalto, eliminando l’uso della fibra di vetro altamente inquinante. I cantieri navali del Friuli-Venezia Giulia, storicamente all’avanguardia, hanno collaborato con l’Università di Trieste per testare la rigidezza torsionale di questi nuovi materiali sotto i carichi estremi imposti dalla famosa Bora, il vento catabatico che scende dall’altopiano carsico e che costituisce la vera incognita tattica della regata.

Sul fronte dell’impatto urbano, il Villaggio Barcolana esteso lungo le Rive e fino a Piazza dell’Unità d’Italia è stato concepito come un hub a emissioni zero. Grazie a un accordo con le principali utility del Nord-Est, l’intero fabbisogno energetico dell’evento è coperto da fonti rinnovabili locali. I seminari collaterali, ospitati nel suggestivo Salone degli Incanti, affronteranno temi cruciali come la micro-plastica nell’Adriatico e la salvaguardia degli ecosistemi marini, con interventi di oceanografi di fama mondiale e rappresentanti dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

La Barcolana 58 non è più soltanto la celebrazione dello sport velico, ma un formidabile stress-test per le tecnologie che domineranno la nautica commerciale e da diporto del prossimo decennio. Quando il colpo di cannone sparato dal Castello di Miramare darà il via alla competizione, il colpo d’occhio delle migliaia di vele spiegate confermerà Trieste come l’indiscussa capitale marittima dell’autunno europeo.

Tags: BarcolanaFoilnauticaSostenibilitàsportTriesteVela
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