Non è stato difficile notare come la Reggina, tra primo e secondo tempo, abbia subito una vera e propria metaformosi a Venezia. A fine gara Filippo Inzaghi non ha nascosto di aver detto alla squadra che, se avesse potuto, li avrebbe cambiati tutti. E, a giudicare da quanto si dice sul tecnico, lo avrà fatto senza urlare.
Superpippo non ha l’aria da sergente di ferro, ma ha carisma per farsi sentire senza alzare i decibel. E la squadra ha recepito bene il messaggio che è arrivato dal tecnico, uscendo da quella impasse che la avevva contraddistinta nel primo tempo.
Mai così tanti giovani per la Reggina
C’è, però, una cosa da sottolineare. La Reggina, al Penzo, si era per la prima volta presentata in campo con quattro under in campo e due “quasi”. Ravaglia, Pierozzi, Fabbian e Gori, a cui si aggiungevano i classe ’98 Giraudo e Rivas. E non è un mistero che i giovani in B servono e tanto, soprattutto quando le partite diventano sopratutto fisiche.
L’esperienza fa la differenza
Va anche, però, detto che la Reggina ha cambiato registro nel momento in cui ha fatto uscire due giovani ed ha inserito Di Chiara e Menez. I due calciatori sono elementi in grado di fare la differenza in Serie B e sono diventate autentiche bussole per una squadra che, nella prima frazione, trovava pochi “porti sicuri” in cui far approdare la palla.
Con Menez è un’altra storia
E non è neanche un caso che Menez abbia toccato la palla 32 volte contro le 13 di Fabbian. Palloni che il francese ha ricevuto, ricamato, difeso e resi giocabili per la manovra.
E non è ovviamente una colpa per lo straordinario centrocampista di proprietà dell’Inter, quanto una questione di caratteristiche e personalità che a diciannove anni non si possono certo avere. Non a caso lui stesso è stato spesso uno dei migliori compagni per il francese.






