11 dicembre 2021 – Data indefinita di marzo 2022. È durata solo quattro mesi la seconda avventura alla Reggina dell’avvocato Vincenzo Iiriti, salvo che non arrivi un nuovo comunicato a smentire quella che è l’evidenza dei fatti.
La prima era, invece, durata da fine dicembre 2018 ad aprile 2019. Segno che non è destino che si vada oltre i 120 giorni. In quell’occasione arrivarono dimissioni per motivi personali. La storia dirà che è difficile che le sue parentesi alla Reggina vadano oltre i 120 giorni.
Oggi la Reggina è nel caos. Un problema che paradossalmente più che della situazione finanziaria nasce probabilmente dal modo in cui sono gestite le criticità. Sì, perché il punto che sfugge è uno: il club amaranto è in difficoltà economica, ma non è nel dramma.
Certo è che i tempi per risolvere le difficoltà iniziano a diventare meno ampi, ma se oggi c’è qualche nube sul futuro è anche per una gestione che poteva e doveva essere migliore. La Reggina è arrivata impreparata alle scadenze, forse perché bisognava iniziare a lavorarci prima.
Un esempio? A giugno dell’anno scorso la Reggina, dopo un anno di esposizione ai mancati introiti legati a stadi chiusi e Covid, rischiava di avere gli stessi problemi di oggi. Il lavoro di Mangiarano, partito diversi prima, aveva permesso un accordo con i creditori (soprattutto in materia di pendenze fiscali), regolarizzando la posizione del club con una rateizzazione delle cifre dovute.
I problemi della gestione e le questioni di spogliatoio
Da un direttore generale ci si aspetta la capacità di mantenere un’immagine neutra agli occhi della squadra che, invece, nel tempo pare non aver gradito le ingerenze di chi dovrebbe occuparsi solo della parte amministrativa, delegando a direttore sportivo e allenatore di turno la gestione di eventuali situazioni di spogliatoio. Aspetti che forse, ad un dg navigato del calcio, non sarebbero sfuggiti.
Non è un caso che, ad un certo punto, siano diventate di dominio pubblico le divergenze di vedute tra Iiriti e Taibi. I fatti di Terni, con la lite vista da terzi, hanno fatto il giro d’Italia. E, a scanso di equivoci, non sembrano mai esserci stati dubbi su quale sia la parte scelta dal gruppo amaranto.
Un teatrino quello del Liberati probabilmente evitabile se ognuno avesse saputo stare al proprio posto. Chi conosce Taibi sa, a fronte di un carattere forte, difficilmente arriva a certi eccessi senza ravvisare comportamenti che vanno “oltre”.
Mancato anche il lavoro sul territorio
Ad un direttore generale si poteva richiedere un compito di maggiore mediazione sul territorio, evitando che eventuali criticità derivanti da periodi complicati generassero contenziosi esposti.
Quella stessa chiarezza che forse doveva essere mantenuta quando si spiegano certe cose ai tifosi. A Reggio sarebbe stato apprezzato di più.
Sia chiaro, e per l’ennesima volta: la Reggina i debiti li ha. Ma non sono cifre insormontabili per un club che, stando ai numeri delle squadre di B, arriva a fatturare oltre dieci milioni di euro all’anno.
Gallo tiene alla Reggina più di quanto non dica il tatuaggio.
Ed è anche chiaro che se si sbagliano i direttori generali non è colpa di chi viene scelto, ma di chi li sceglie. Ed oggi, Andrea Gianni a parte, sembra difficile apprezzarne più di tanto il lavoro fatto da chi si è avvicendato in un ruolo delicato. Sembra un voler buttare la croce addosso a Luca Gallo, ma non è il caso, considerato che ci avrà messo del suo negli errori, ma rischia di diventare una vittima della situazione.
E, a proposito di Andrea Gianni (che era uno che veniva dal calcio), sembra quasi che il suo passaggio sia passato inosservato e la sensazione è che non sia mai stato rimpianto abbastanza.
Non tutti sanno, inoltre, che la Reggina è al 100% riconducibile a Luca Gallo Nessuna società o strano artificio, quindi questo certifica quanto lui tenga al club molto più di quanto non sia certificato dal tatuaggio fatto sul braccio.
Quello che conta adesso è sapere che, al più presto, la Reggina avrà trovato la via d’uscita. E un buon direttore generale è in genere una prima via d’uscita.






