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    Reggina: dopo 11 partite c’è anche la consapevolezza dei propri difetti

    Non ci sono sconfitte che piacciono.  Portare a casa zero punti è sempre un fatto difficile da metabolizzare, ma basta guardare la classifica per capire come  tra prima e dopo il ko il Cittadella è cambiato poco o nulla.  Segno che, in questa fase del campionato, conta soprattutto restare agganciati ai treni che contano e acquisire consapevolezze nel momento in cui il tornerò entrerà nella sua fase decisiva.

    Di consapevolezze la Reggina, al momento, pare averne acquisite tante.  Sia rispetto ai pregi che ai difetti. Uno è che forse in organico non c’è una valida alternativa a Crisetig, ma come più volte sottolineato chi ha le sue caratteristiche non starebbe in panchina e averne già uno è un privilegio.

    Ciò che, invece, ha contraddistinto le fasi delle gare in cui la Reggina è andata più in difficoltà è stato l’affrontare squadre che hanno capacità di correre di più e di fare densità attorno alla zona della palla.  Gli amaranto sono una squadra che lavora soprattutto in ampiezza e questo, soprattutto se non si tiene con efficacia il pallino del gioco, può diventare difficile con squadre che hanno le citate caratteristiche.

    Il Cittadella ne è stato un esempio, ma prima ne erano arrivati altri come il Frosinone, lo stesso Crotone e finanche il Pordenone. Ognuna di queste è riuscita a creare grattacapi in proporzione al proprio livello tecnico di squadra.  Se poi, come accaduto contro il Cittadella, gli episodi non sorridono agli amaranto che nel finale hanno più volte sfiorato il pareggio ecco che si concretizza una sconfitta.

    Un ko da analizzare con serenità perché le contingenze fortunatamente lo consentono. La Reggina è viva ed è una buona squadra.