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E intanto la A potrebbe chiudere sempre di più le porte a squadre come la Reggina

24 Maggio 2021
in Reggina, Sport
Tempo di lettura: 2 minuti
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E intanto la A potrebbe chiudere sempre di più le porte a squadre come la Reggina

Si sono messi di traverso nell’ostacolare la Superlega, ma questo non farà in modo che in qualche modo la società per le squadre di provincia diventi più facile. Anzi.  Se la riforma della Coppa Italia non tocca la Reggina, era già il primo segnale della volontà di ridurre le partite non coinvolgendo la C.

Un’onta per chi ama il calcio pensare che la Vibonese non possa sognare di andare a giocare a San Siro.  Si prova a scimmiottare il calcio inglese, prendendo solo ciò che non conviene e non tutto. Forse ignari del fatto che i picchi rappresentati dalla Premier League rappresentano solo l’iceberg di aspetti culturali molto più nobili.

Il prossimo fronte si chiama Serie A a 18 squadre.  ” Tutto parte – ha dichiarato Fabrizio Del Pino, presidente della Lega di Serie A –  da assunto di base, il sistema così com’è non sta in piedi. E poi dal 2024 ci sarà la nuova Champions con più partite. Abbiamo già modificato la coppa Italia per andare in questa direzione di diminuzione di impegni, i giocatori non sono macchine. Dobbiamo costruire qualcosa funzionale rispetto al sistema complessivo”.

Si scrive necessità di limitare le partite, si potrebbe anche leggere come più soldi da dare a chi sta in massima serie.    Cosa ne verrà fuori?   Che gli spazi per le provinciali in A saranno limitati.  Ed è anche vero che non ci saranno più partite di scarso interesse con squadre e stadi ai limiti della presentabilità, ma forse una soluzione adeguata sarebbe potuto essere studiare un modo per indurre le squadre ad allestire rose competitive.

Una A a 18 squadre riduce gli spazi per squadre con pubblico e tradizione come Reggina, Brescia,  Lecce, Bari, Salernitana   e così via.    Ed è anche vero che in tempi passati le contemplava anche la Serie A  A 18, ma occorre ricordare che in quegli anni la spartizione dei diritti televisivi non era tale da rendere impossibile a squadre come Sampdoria, Torino, Napoli, Genoa e Fiorentina di andare in Serie B.

Oggi si tratta di presenze pressoché fisse che limitano le caselle per gli altri. E c’è anche il discorso economico, tenuto conto che stabilizzarsi equivale anche ad acquisire uno status economico dove il gap con chi viene promosso diventa una voragine.

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