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    Ricordando l'imperatore dei sogni…

    versace.jpgQuella mattina, a Miami, non se ne andò solo uno dei più grandi stilisti di tutti i tempi.

    Con Gianni Versace il 15 luglio del 1997 scompariva un testimonial.

    Scompariva “il” testimonial.

    Il “testimonial” dell’alta moda, certo, ma anche molto, molto di più.

    Gianni Versace, con le sue scelte, ha dimostrato qualcosa che, soprattutto oggi, in una delle fasi più difficili della storia del Paese e, in particolare, della Calabria, dovrebbe rappresentare il sentiero luminoso da seguire per un aereo, quello della società meridionale in genere, che non riesce più a trovare la rotta.

    Gianni Versace era un uomo del Sud, un uomo di Reggio; lo era veramente, lo era per cultura,

    per formazione, se vogliamo anche per genetica, così profondamente – ed anche esteticamente – legata ai tratti magnogreci.

    Gianni Versace era un uomo di Reggio perché lui decise a Reggio cosa avrebbe fatto da grande e, quando, negli anni ’70, puntò le vele in direzione Milano, unico porto utile, in Italia, per chi ha scelto quel settore, la boa dei trent’anni di età era lì, ad un passo.

    Ed a trent’anni un uomo è, ormai, figlio della propria terra, di quegli uomini e quegli odori che hanno caratterizzato ogni respiro della propria infanzia, della propria gioventù caratterizzando, colorando i sogni del bambino e le ambizioni del giovane uomo.

    Chi ha imparato a conoscere strill.it sa che riteniamo le mezze verità peggio delle bugie ed allora non possiamo – né vogliamo – dimenticare che Reggio, almeno fino alla sua morte, non è mai stata benevola col suo figlio più rappresentativo, perché è duro, ma doveroso, ammettere che la città ai propri concittadini perdonerà tutto tranne che il successo. Ne derivò, per anni, un rapporto non così stretto come avrebbe potuto essere.

    Come spesso accade agli umani, i cuori si sono scaldati solo dopo quella mattina, a Miami, ma dalla storia di Gianni viene fuori, in punta di penna, qualcosa di più di un insegnamento, quasi una pietra miliare.

    Gianni Versace, e l’intera famiglia Versace, hanno dimostrato a tutto il Sud che “da Sud” si può.

    Non è stato il solo, certo, ma sicuramente è stato colui il quale è arrivato più in alto di tutti.

    Il suo modello, la sua caparbietà unità allo studio, esasperato, maniacale delle materie sulle quali si è fondata la propria attività, è rimasto.

    Che questo modello non si impolveri col passare del tempo sta a chi, tutti i giorni, lontanissimo dalle luci della ribalta che Gianni Versace riuscì a conquistarsi, spende sé stesso, la propria anima per migliorare, per emergere, per spostare un po’ più in là il paletto dell’ impossibile che proprio Versace, però, dimostrò esistere solo nella mente di chi sceglie di porsi dei limiti.

    Limiti all’ambizione o alla voglia di sacrificio, quella voglia irrefrenabile che alimenta il sacro fuoco, ogni giorno, per arrivare, come diceva il capolavoro cinematografico del 1969 firmato da Brian Hutton, “là, dove osano le aquile”.