
di Eleonora Scrivo – Di solito, quando sentivo raccontare di raduni di ex compagni di scuola, arricciavo il naso, visualizzavo tristissime serate all’impronta del “come eravamo”, ma
soprattutto del “come siamo” e giuravo a me stessa, “io mai”.
Poi, è successo che, tra gli eventi che hanno caratterizzato gli ultimi anni della mia vita, tutti all’insegna dell’inimmaginabile che, a mia insaputa, diventa banalmente realtà, io mi sia ritrovata dopo 30 anni, alla cena con i miei compagni delle elementari.
Fino a questo momento, ricordavo, nell’ordine : circa 40 bambini, gestiti con lo sguardo da una suora che evidentemente aveva preso il voto dell’obbedienza, ma quella altrui e incondizionata; le medaglie da appuntare sul petto ai più bravi; le feste in maschera ad ogni carnevale e le letterine piene di buone propositi per i genitori a Natale.
Ricordavo, in definitiva, un’infanzia che non esiste più in quelle modalità, farcita di noia creativa, di telefoni pubblici a gettoni, di ricerche fatte sui libri e scritte a mano. Ecco perché mi sentivo preda della malinconia, all’idea di un amarcord talmente asincrono, da farmi desiderare di rivedere, per la ventesima volta, Stand by me, in lingua originale.
Ma poi, ad una settimana dall’incontro, per uno di quegli incroci della vita che, alternativamente, si considerano frutto del destino o del caos, una di noi ci ha lasciati per sempre.
Questa coincidenza mi ha colpito con l’evidenza del dolore puro, ma anche con la forza di un irresistibile richiamo. Quando chi se ne va è qualcuno che hai conosciuto all’epoca in cui non sapevi neppure allacciarti le scarpe e che con te scambiava le figurine ripetute, capisci davvero che il tempo, lento, ma inesorabile, passa, che nonostante i fallimenti inevitabili, le ferite più o meno profonde, la vita vera è sempre e solo quella che ti trova viva al mattino.
Sono andata a quella cena con il cuore pieno di tristezza, ma con un’aspettativa che non è andata delusa. Abbiamo ricordato sì, lievemente, personaggi e aneddoti, abbiamo condiviso anche lo smarrimento che era generale, per una vita fuggita via troppo presto, ma abbiamo onorato il ritrovarci, con la lieve consapevolezza di chi sa di essere fortunato. Perché siamo un po’ cambiati, più o meno segnati, qualcuno più all’angolo dell’altro, ma ancora in pista a progettare, sognare e ricordare.
Ecco la verità piccola e semplice che mi hanno consegnato i miei ex compagni delle elementari, ormai donne e uomini di questo mondo complicato e assurdo.
E stavolta, persino zia Orsola è rimasta in silenzio.




