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Alla ricerca di Pasquale Condello: le foto mai viste finora delle indagini del Ros

5 Novembre 2011
in CITTA
Tempo di lettura: 4 minuti
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condello_patenti

 

di Claudio Cordova – Fino all’1 febbraio 2008 è un fantasma. Poi, quel giorno, i Carabinieri del Ros di Reggio Calabria hanno, per la prima volta, la certezza che

la loro “preda” si trovi in città. Lo arresteranno diciassette giorni dopo, il 18 febbraio, intorno alle 20 di sera.
Fa freddo quella sera, è una delle serate più gelide dell’inverno. Per gli uomini comandati dal Tenente Colonnello Valerio Giardina, però, è festa grande: hanno appena posto fine alla latitanza di uno dei capi più carismatici che a la ‘ndrangheta abbia mai avuto, Pasquale Condello, il “Supremo” è nelle mani dei Carabinieri che lo trasportano a grande velocità dalla casa di Pellaro, dove lo hanno scovato, fino alla Caserma degli Allievi Carabinieri del rione Modena.

L’arresto di Condello arriva dopo anni di indagini a tappeto, in cui i Carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo e lavorando giorno e notte con i classici metodi della polizia giudiziaria, come gli appostamenti e i pedinamenti, ma anche grazie alla tecnologia, le intercettazioni, l’installazione di cimici, e i riscontri incrociati, hanno stretto il cerchio attorno al “Supremo”. Per gli investigatori è stato fondamentale riuscire a individuare, con estrema certezza, la squadra di favoreggiatori che copriva la latitanza del boss. Una fitta rete di cui facevano parte, ovviamente, i familiari più stretti, in primis la moglie Maria Morabito, ma anche il genero Giovanni Barillà e Antonino Chilà. E’ Barillà, infatti, a compiere viaggi continui verso la casa di Pellaro, dove, almeno dal 2004, Condello avrebbe soggiornato. Ed è sempre Barillà a comunicare al boss l’avvio della pratica per la perdita della potestà genitoriale. Chilà, invece, oltre che fornire l’abitazione dove avrebbe soggiornato, per anni, il “Supremo”, si sarebbe occupato anche di incombenze più pratiche, come effettuare la spesa per permettere a Condello di vivere tra gli agi. Proprio seguendo gli spostamenti di questi soggetti, gli uomini del Colonnello Giardina riuscirono, infine, ad ammanettare il “Supremo”.

Quando gli uomini del Ros diedero vita al blitz nel covo di Condello, trovarono il boss ben vestito, in una casa dotata di ogni comfort. Fumava il sigaro, quando i Carabinieri lo hanno trovato, un suo vezzo imprescindibile. L’arresto di Condello arrivò, dunque, al termine di anni di indagini difficilissime perché spesso accentrate sul territorio del rione Archi, da sempre roccaforte delle cosche. Anni in cui spesso le attività furono a un passo da essere vanificate, visti i sospetti dei fiancheggiatori e il ritrovamento di alcuni dispositivi installati ai Carabinieri.

Di seguito vi proponiamo alcune foto, mai viste finora, delle azioni d’indagine messe in atto dal Ros negli anni in cui la caccia a Pasquale Condello, il “Supremo”, era il loro obiettivo primario:

condello_patenti

Due partenti  di guida  in bianco, con all’interno un foglio di carta manoscritto, con due date di nascita : “Milano 6/9/1963”  e  “Palermo 24/9/1950”. Date corrispondenti alle date  di nascite di Maria Morabito (nata  a Reggio Calabria il 6 settembre 1963) e Pasquale Condello (nato a Reggio Calabria il 24 settembre 1950). Documenti che sarebbero potuti servire per celare l’identità dei coniugi.

condello_scontrino

Un primo segnale che Condello potesse trascorrere la latitanza a Pellaro, dove poi venne arrestato, si ha dal rinvenimento dello scontrino di un supermercato ubicato proprio in quella zona: un ritrovamento effettuato nel novembre 2006. Biscotti Plasmon, prosciutto crudo di Parma e prosciutto cotto Gran Biscotto. Una spesa da niente, di poco superiore ai cinque euro, che però, per la prima volta, mette gli investigatori sulla pista che si rivelerà quella giusta. E’ il 28 novembre 2006.

condello_listaspesa

Lamette da barba, mele, banane, carciofi, olio di semi, uova, tonno, tovaglioli di carta. Una spesa “normale” che, però, non è di una persona normale. E’ di Pasquale Condello, il capo dei capi della ‘ndrangheta reggina. La “lista della spesa” è vergata di proprio pugno dal “Supremo”: il destinatario è il fido Antonino Chilà.

condello_francescocondello

Tra i favoreggiatori del “Supremo” ci sono, anche, ovviamente, i familiari più stretti. Questi, infatti, è Francesco. Condello Qui immortalato mentre esce di casa con una busta di plastica in mano. Una busta che verrà girata a Giovanni Barillà. Quella busta, infatti, è per Pasquale Condello.

condello_luogoincontro

Lo stralcio di una mappa. Una delle ricostruzione che gli uomini del Ros hanno fatto nel corso delle indagini, quando hanno avuto contezza che Condello potesse trovarsi a Pellaro, zona notoriamente ad appannaggio della cosca Ficara, federata al cartello De Stefano-Tegano.

condello_area_arresto

Ed è proprio questa l’area, vista dall’alto, in cui è stato tratto in arresto Pasquale Condello. Il blitz scatta intorno alle 20 e porta in manette uno dei boss più carismatici che la ‘ndrangheta abbia mai avuto. Un uomo capace di avere un ruolo, vario ma ugualmente centrale, in omicidi così diversi, ma così importanti, come quello di don ‘Ntoni Macrì, vecchio patriarca della ‘ndrangheta, e Lodovico Ligato, ex presidente delle Ferrovie dello Stato, assassinati a distanza di quindici anni.

condello_gpsautovettura

Le indagini degli uomini del Colonnello Giardina si sono avvalse di pedinamenti, ma è stato anche fondamentale ricostruire gli spostamenti dei fiancheggiatori, tramite la rete Gps. In particolare, gli “uomini senza volto” del Ros riuscirono a piazzare un rilevatore nel casco utilizzato da Giovanni Barillà, elemento centrale dell’apparato che curava la latitanza di Pasquale Condello.

condello_microspia

E però l’indagine fu, più volte, a un passo da andare a monte. La foto documenta il ritrovamento di una microspia piazzata dai Carabinieri da parte di Giovanni Barillà. E’ il 30 settembre 2007. Pasquale Condello verrà arrestato pochi mesi dopo.

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