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    ”Operazione rischiatutto” di Besola, Ferrari e Gallone

    di Cristina Marra – “Fiato alle trombe, Turchetti”, così Mike Bongiorno incitava il regista del suo celebre quiz all’inizio del programma televisivo atteso e seguito da milioni di italiani. Sono gli anni Settanta, esattamente è il 1974 e mentre il presentatore incalza col le domande i preparatissimi concorrenti, il trio di amici e complici di furti impossibili, si prepara ad un nuovo colpo. Problemi economici e familiari affliggono Angelo, Lorenzo e Osvaldo. Bisogna escogitare un nuovo furto, bisogna osare, bisogna rischiare e rischiare tutto. Obiettivo della banda è il bottino del domandone finale del “Rischiatutto” di Mike, al quale partecipa il preparatissimo Dino Lazzati. Da questa meta da raggiungere si dipana una storia avvincente e divertente fatta di personaggi storici e tipici della capitale lombarda del Settanta. Un susseguirsi di sketch narrativi diverte e allo stesso tempo fa rivivere un periodo storico e sociale del nostro paese, con i suoi problemi e le sue dinamiche. Milano con i suoi umori, odori, colori è la città che ospita questa nuova avventura noir di Riccardo Besola,  Andrea Ferrari e Francesco Gallone i bravissimi auutori di “Operazione rischiatutto” (Fratelli Frilli editori, pag.204 euro 9,90).

    Quanto vi somigliano Angelo,Osvaldo e Lorenzo?
    I lettori che abbiano raccolto qualche informazione su noi tre autori hanno intuito che i protagonisti di Operazione Rischiatutto fanno i nostri mestieri e quindi potrebbero essere i nostri alter ego… ma non è esattamente così. Diciamo che ogni autore ha donato un suo segreto al personaggio che lo richiama, ma quel segreto è talmente intimo e oscuro che è difficile da riconoscere…

    Siete nati tutti e tre negli anni Settanta, perchè la scelta di ambientare i vostri gialli in quel periodo?
    Sono stati gli anni Settanta a scegliere noi: dovevamo scrivere in tre risultando un quarto autore con un suo stile definito. Dovevamo mettere da parte stili personali, temi caratteristici, campanilismi territoriali, e a quel punto dovevamo trovare pure un periodo temporale che fosse neutrale per noi tre. Andando a ritroso nel tempo, scopriamo che il primo anno che non abbia visto la partecipazione di uno di noi, era il 1973. Nessuno era ancora nato, nessuno giocava in casa. Era l’anno di Tony Arzenta e dell’austerity. Avevamo trovato da dove cominciare! Abbiamo dovuto rievocare il 1974, in Operazione Rischiatutto, e la cosa migliore che potessimo fare per riuscirci era viaggiare nel tempo. Così abbiamo fatto incetta di film dell’epoca, dai poliziotteschi ai western agli erotici con Gloria Guida, per entrare nella weltanschaung dell’epoca, abbiamo recuperati gli sceneggiati RAI, e siamo diventati affezionati avventori delle teche RAI in cui abbiamo visionato l’intera stagione 1974 del Rischiatutto di Mike Bongiorno. Abbiamo dovuto studiare storia, e documentarci, e ascoltare i racconti di chi invece li aveva vissuti… è stata un’esperienza che ci ha arricchiti. Il problema è che ora Riccardo si ostina ad andare in giro coi pantaloni a zampa e non vuol tornare nel 2014.

    Nel romanzo ci sono molte donne, da Beba a Imma a Anna, ad Adele. Quali i loro ruoli? È stato facile concepire queste figure femminili?
    Operazione Rischiatutto è un romanzo costruito sull’amore. Ogni linea narrativa, inclusa l’allegoria del romanzo nel romanzo, include in sé una relazione affettiva. Esattamente come la vita. Perché in qualche modo la persona amata è la grande motivazione, la grande fonte di energia di ciascun essere che trova in lei il compimento. Quello che fai lo fai per te, cinicamente, ma mai per te soltanto, perché te senza l’altro sei niente, insensato.
    Non è mai facile per un autore maschio costruire dei personaggi femminili: sono un universo assai complesso, e in qualche maniera distante. E va trattato col rispetto che merita: è grazie a questo rispetto che si costruisce pian piano l’intesa utile a coglierne le sfumature. No, non è stato facile. Ma è stato bello.

    Com’è stato raccontare un personaggio televisivo come Mike Bongiorno?
    Abbiamo preferito raccontarlo non dall’interno, ma da come lo percepiva l’uomo comune, attraverso il Rischiatutto che abbiamo visto nelle teche RAI, e gli articoli di giornale dell’epoca che ne parlavano. Non volevamo scrivere una biografia di Mike, soprattutto per rispetto a lui e a chi ne ha diritto più di noi. Volevamo immortalarlo come icona, e l’icona è viva più che nell’immagine trasmessa, in quella percepita.

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