
di Cristina Marra – Mattia Signorini con “La sinfonia del tempo breve”(Salani) vince la quarta edizione del “Premio Letterario Tropea”. Il suo romanzo si è imposto sul giallo “Il silenzio dei chiostri” (Sellerio) della scrittrice Alicia Giménez
Bartlett e sulla storia autobiografica raccontata dal giornalista Gad Lerner in “Scintille”(Feltrinelli). Ancora una volta il centro storico di Tropea è stato il suggestivo scenario che ha ospitato dal 16 al 18 luglio grandi nomi del mondo letterario confermando che la Calabria è davvero “una regione per leggere” come recita il motto de premio.
Il romanzo di Signorini è una grande scatola, come quella che contiene i giochi, le illusioni, le idee, i sogni, le fantasticherie dei bambini e custodisce qualcosa di importante: un secolo. Il Novecento è il protagonista di “La sinfonia del tempo breve”, il romanzo sulla storia di una vita che è tutte le vite, come precisa il sottotitolo. La storia di Green Talbot è quella del Novecento, un secolo di lentezze e grandi velocità, di rincorse e brusche fermate, di distruzioni e solide costruzioni, di silenzi e molte parole. Un secolo che, nel romanzo di Signorini, è evocato da allegorie e metafore e si ascolta come una sinfonia che si diffonde e raggiunge il vecchio e il nuovo mondo dal dopoguerra alla Grande Depressione al boom economico italiano. Il lettore tende l’orecchio e si ferma ad ascoltare come fa Green che sin da piccolo ha capito che “alla gente piace molto essere ascoltata e molto meno rimanere ad ascoltare”. Talbot nasce a Tranquillity subito dopo il primo conflitto mondiale e lo chiamano Green “verde come il colore con cui suo padre era vestito quando lavorava per l’esercito” verde come il colore del bosco in ci si inoltra da piccolo per confondersi e apprezzare la natura e le sue creature. “Il verde è il colore che simboleggia la natura”, mi racconta Signorini, “e il verde è anche la speranza che è la caratteristica del Novecento, un secolo che secondo me ci ha dato e lasciato tanto ma che stiamo usando male”. Nato in un periodo di pace, Green ben presto abbandona le certezze e le “strade conosciute” del suo statico paese e viaggia per conoscere il mondo e nuova gente. Va verso il mare, verso quella sconfinata distesa di “blu che si sporcava di bianco e si univa al cielo, molto lontano”. Green affronta il mondo spinto dalla curiosità, scopre, ascolta, conosce e come un picaro errante percorre e attraversa luoghi e tempo. Green conosce, impara, costruisce, modifica e corre ancora avanti nella sua ricerca e scoperta accompagnato da personaggi chiave come Stock O’ Clock o Jimmy Del Vento che simboleggiano i cambiamenti e le rivoluzioni di un secolo. Il viaggio narrativo di Green, intessuto di fantasia e di situazioni nelle quali l’immaginario diventa anche specchio della realtà, ricorda quello di Gulliver in cui confluiscono le ingenuità e avventatezze di Alice e le “folli” avventure dell’hidalgo Don Chisciotte. Diviso in quattro parti, il romanzo di Signorini si presta a diverse chiavi di lettura ed è da leggere tutto di un fiato, di corsa per comprendere quanto in realtà in una storia non contano l’inizio o la fine ma le fermate.




