
di Cristina Marra – É proprio il caso di dirlo: prendi due e paghi uno. No, non è una promozione per incentivare le vendite di libri o promuovere la lettura ma è quello che succede a chi acquista l’ultimo romanzo di Lello Gurrado, “La scommessa”(Marcos y Marcos, pag. 255 euro 15,00)),
da pochi giorni in libreria. Sì, perchè quello di Gurrado, già autore del giallo “Assassinio in libreria”e di numerosi libri di cronaca, cultura e storia, è un romanzo nel romanzo, anzi un noir nel noir. Il plot si dipana da una scommessa che nasce in carcere tra Renato Schiavi, scrittore di gialli di fama e il suo più accanito lettore, il critico letterario De Vita: riuscirà Schiavi a scrivere un giallo il cui colpevole sarà indovinato da De Vita prima di leggere l’ultimo capitolo? É questa la prima e più importante delle scommesse che caratterizzano la storia in cui le vite dei protagonisti e quelle dei “fittizzi” personaggi inventati nel penitenziario da Schiavi sono contraddistinte proprio da sfide con loro stessi. Le ostilità o incomprensioni che spesso nascono tra critici letterari e scrittori, stavolta sono rese ancora più insopportabili dalla convivenza forzata di entrambi nel penitenziario. Per Schiavi e De Vita scrivere è fondamentale, ma fino a che punto?
In una incalzante alternanza narrativa tra quello che succede ai detenuti eccellenti di Santa Vittoria, denominato “l’Albergo” e diretto dall’ambizioso Walter Piccolo e ciò che avviene nella caotica New York del romanzo che nasce tra quelle mura, il lettore segue passo passo la costruzione di un romanzo giallo per mano e testa del suo autore e del critico-suggeritore. Un work in progress che si conclude con un finale da shock. A questo punto la prima domanda a Gurrado è d’obbligo:
La letteratura è “ingabbiata” o scrittori e critici trasgrediscono le sue regole?
“Beh, nella letteratura gialla forse qualche trasgressione si riscontra. Ultimamente non sempre vengono rispettate alcune regole fondamentali del poliziesco a tutto danno del lettore. Voglio dire, per fare un esempio, che una volta per risolvere un caso non si ricorreva a una medium che parla con i morti né i colpevoli andavano ricercati tra gli investigatori. Ora qualcuno lo fa. Se è così, meglio restare “ingabbiati”.
Da estimatore, il critico de Vita diventa lettore accanito dei gialli di Schiavi e scoprirne il colpevole in un gioco di rivalità con l’autore diventa un’ossessione e una sfida da vincere a ogni costo.
Che rapporto ha Lello Gurrado con i critici?
“Assolutamente nessuno. Ho la fortuna di essere nelle mani del fantastico ufficio stampa della Marcos y Marcos e mi affido completamente a lui. Anche questa intervista, senza quell’ufficio stampa, probabilmente non ci sarebbe stata”.
Come vuole la tradizione in un giallo non può mancare il morto o i cadaveri, il detective e una microstoria che fa contorno e nel romanzo di Gurrado c’è tutto. Un binomio molto sfruttato é quello morte-amore, e l’amore ne “La scommessa” è vissuto in modo particolare.
I tre personaggi maschili di Piccolo, De Vita, Schiavi hanno un cattivo rapporto con le donne. Mi tratteggia questi personaggi?.
“Certo che hanno un brutto rapporto e forse per questo hanno fatto una altrettanto brutta fine. Due in galera e un terzo solo e abbandonato senza amore alla sua grettezza. Piccolo, il direttore del carcere, è una persona arida e amorale. Non ha mai amato veramente la moglie così come non ha mai avuto moti di vera amicizia per nessuno, se è vero che non ha esitato a punire due vecchi amici quando ha temuto ripercussioni sulla sua carriera. Il critico letterario De Vita è un misogino, lui sì, oltre ad avere seri complessi esistenziali (non sopporta di farsi vedere nudo perché è troppo grasso). Il buon Schiavi, invece, lo scrittore, è il più sfortunato. Se non fosse finito in carcere sicuramente non sarebbe stato lasciato dalla moglie”.
Nel romanzo, Schiavi afferma che “si scrive per soldi o per la gloria”, De Vita lo incalza affermando che scriverebbe per “il gusto di fare a braccio di ferro con i lettori”. Cosa spinge Gurrado a scrivere e che rapporto ha con i suoi lettori?
“Io scrivo soprattutto per il grande piacere di farlo. Diceva la Yourcenar che uno scrittore è tale se è capace di scrivere anche se non ha la certezza di essere pubblicato. Beh, è il mio caso. Io scrivo comunque. Certo, se dovessero arrivare anche i soldi e la gloria non mi dispiacerebbe. Il braccio di ferro con i lettori no, quello non mi interessa. Il lettore per me è un compagno di viaggio, non un rivale”.
Quale sarà il prossimo viaggio di Gurrado e dei suoi lettori? Qualche anticipazione sul prossimo romanzo?
“Beh, la trilogia nera l’ho ormai completata, con “Nomination”, “Assassinio in libreria” e “La scommessa”. Magari provo a cambiare genere. Magari, ancora non so. Vedremo. Di certo qualcosa scriverò!”




