
di Cristina Marra – Tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XX , numerosi viaggiatori stranieri, soprattutto inglesi, visitarono la Calabria spinti dalla curiosità di conoscere i luoghi della Magna Grecia e le bellezze paesaggistiche. Dai loro racconti, diari e articoli nasce la “Letteratura di Viaggio” che, strettamente legata al
mito romantico del brigantaggio, ha il suo apice nell’Ottocento. Le descrizioni dei luoghi sono spesso accompagnate da una ricca iconografia. Il viaggio, intrapreso con lo scopo di conoscere luoghi, costumi, tradizioni, opere d’arte fino ad allora ignoti, viene riversato in opere che testimoniano le diverse realtà calabresi e che attualmente hanno una valenza storica oltre che artistica e letteraria. Lo scrittore e artista Edward Lear (1812-1888) fu anche un grande viaggiatore, si stabilì a Roma nel 1841 e da lì iniziò a viaggiare per l’Italia. Nell’estate del 1847 intraprende insieme a John Proby un viaggio in Calabria che sarà documentato nel suo “Journals of a landscape painter in Southern Calabria” pubblicato nel 1852. Il viaggio svoltosi dal 25 luglio al 5 settembre 1847, è compiuto a piedi, condizione fondamentale per fare “sempre ciò che ci piace, ammirare o fermarci per disegnare, senza alcuna regola precisa” come scrive lo stesso autore. Lear parte da Reggio e ritorna a Reggio dopo aver visitato l’entroterra e la costa della provincia. Motta, Bova, Condofuri, Staiti, Bovalino, Roccella ma anche Palmi, Scilla, Villa San Giovanni, sono paesaggi suggestivi ed evocativi che Lear visita con il suo compagno di viaggio, la guida locale Ciccio e il suo asino. I suoi racconti, le sue cronache del viaggio, narrano la realtà sociale e culturale dei luoghi visitati e i suoi disegni, che riflettono lo stile del tempo per l’accuratezza dei particolari e dei dettagli, rispecchiano luoghi e paesaggi com’erano esattamente, aggiungendo un valore artistico all’opera narrativa. Il Diario di Lear offre un quadro realistico delle condizioni del sud della Calabria nel periodo del Risorgimento. I paesaggi contrastanti dall’asprezza delle montagne alla dolcezza delle coste, sono colti dal viaggiatore a cui non sfugge che tale asprezza e dolcezza caratterizzano anche il popolo calabrese. Lear coglie anche i timori e le agitazioni che cominciavano a emergere anche in provincia e che sfoceranno nei moti rivoluzionari di Reggio alla fine di agosto e che lo costringeranno ad interrompere forzatamente il suo viaggio.




