
di Claudio Labate – “Stare con Berlusconi? Dove? Perché e a quale prezzo?”. Il Governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, ormai ex coordinatore regionale del Pdl, nelle stesse ore in cui elementi di spicco
del partito rendono noto quale percorso hanno deciso di intraprendere, riunisce i suoi e spiega i perché di una scelta che per sua stessa ammissione lo espone ad un rischio altissimo.
Usa toni pacati Scopelliti, affronta i fedelissimi – accorsi all’Auditorium Calipari del Consiglio regionale in tutta fretta per un incontro che voleva essere riservato – con un discorso territorialmente utilitaristico e ancorato all’attualità del momento, quello della crisi e della sperata ripresa economica. Prova insomma a giocare d’anticipo. Diffondendo i retroscena salienti di una trattativa sfumata sul calare della sera di venerdì e che, questo è certo, creerà ancora polemiche, soprattutto a livello locale.
Ma non butta mai dalla torre Silvio Berlusconi, di cui parla definendolo “un uomo in grossa difficoltà” stretto tra la gogna mediatica e le beghe di partito. Lo difende a spada tratta quando lo considera realmente perseguitato dalla giustizia e dalla politica che adesso secondo il Governatore affonderà il colpo attraverso una legge che colpirà il patrimonio del Cavaliere e le sue televisioni in particolare. Al contrario non risparmia critiche al partito, quello stesso partito, il dato è oggettivo, che gli ha permesso di accumulare una grande ricchezza politica, fatta di voti e di persone fedeli alla sua linea. ‘’Non si può entrare in un partito in cui nessuno è più garantito. Un partito in cui basta avere un amico per uscire dalle logiche di partito. Alcuni hanno fatto finta di niente, per noi non c’era un’altra soluzione’’. Il suo è un attacco neanche tanto velato ai falchi del Pdl che – dice – hanno fatto la guerra, rappresentando spesso al Cavaliere scenari contrari alla realtà. Affondando il colpo quando afferma ‘’Siamo stati in un partito dove un ministro ha detto di non sapere che gli avevano comprato una casa da 600 mila euro’’. Insomma, ‘’con Angelino si torna a fare politica’’. Scopelliti usa un tono confidenziale per evidenziare sottotraccia anche il già noto rapporto confidenziale con il leader del ‘’Nuovo centrodestra’’. Un tono per rassicurare i suoi che lo ascoltano senza alcuna riserva. Nella ‘’Calipari’’ ci sono diversi consiglieri e assessori regionali, politici che hanno condiviso con lui una buona fetta del loro percorso politico. C’è Antonio Caridi, Antonella Stasi, Alfonsino Grillo, Giovanni Bilardi, ma anche Gianni Nucera e l’assessore Caligiuri a dividere il ‘’tavolo della presidenza’’. In platea anche Demi Arena, Alberto Sarra, e diversi ex consiglieri comunali di centrodestra. Tutti amici insomma.
Dei nemici, o dei nuovi non amici, Scopelliti decide di non parlarne mai. Di Gasparri, il famoso assessore esterno negli anni della sindacatura, che aveva da poco tacciato di tradimento i fuoriusciti dall’ex Pdl nemmeno un accenno. D’altra parte il governatore in questo non è uno sprovveduto. Sa che la scissione ha creato due creature che vivranno in mutuo soccorso, col peso specifico che sapranno ritagliarsi. In tal senso parla di coalizione da ricostruire e di scelta inevitabile se non si voleva finire per consegnare il Paese nelle mani del Pd: Se andiamo a votare adesso vince Renzi, ma se arriviamo al 2015, è il suo ragionamento, c’è tempo per riorganizzarsi, perché il centrodestra oggi ha bisogno di almeno un anno per ricompattare la coalizione, dalla quale Scopelliti non esclude la Lega, che ritiene matura e non più forcaiola e secessionista. ‘’Berlusconi resta il leader del centrodestra – ripete a più riprese – noi rimaniamo gli interlocutori privilegiati’’.
Scopelliti però sente anche la necessità di avvertire i fedelissimi che da qui in avanti non sarà certo una passeggiata. Il destino di Gianfranco Fini d’altra parte è noto a tutti, governatore compreso, che dice di sentire su di se una pesante responsabilità, quella di aver costruito una classe dirigente regionale che è un modello da esportare: ‘’In una Regione in cui non abbiamo mai avuto problemi, è chiaro che io sono quello che rischia di più’’. Dal modo in cui il Nuovo centrodestra saprà radicarsi sul territorio dipenderà anche il destino del Governatore, che adesso dovrà fare i conti con la costituzione dei nuovi gruppi in Consiglio regionale. Senza perdere di vista il futuro della città metropolitana, dove i veleni sono ben lungi dall’essere superati, per di più con una tornata elettorale fondamentale da preparare per il dopo Commissariamento.
Infine per rassicurare i suoi gioca la carta anagrafica, puntando forte sul concetto di classe dirigente giovane, e rilancia: ‘’Siamo bipolari, per l’alternanza e non per gli inciuci di governo, se non in un momento come questo, che serve al Paese, ma soprattutto siamo alternativi al centrosinistra’’. Un deja vu.




