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Fiamme a Reggio: quell'odore acre di fumo nero che proprio non vuole andare via

16 Novembre 2013
in Storie
Tempo di lettura: 5 minuti
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odoreacredifumo
di Stefano Perri
– La città si stringe attorno al Museo dello Strumento Musicale. Reggio Calabria risponde alla grande, come già altre volte ha fatto in passato, alla violenza becera espressa

da chi ha tentato di mettere a tacere col fuoco una delle pochissime realtà positive dell’intero panorama culturale cittadino.

Una reazione certamente importante per la comunità, probabilmente prevedibile, che se da un lato è frutto della riconoscenza espressa da parte dei reggini per quanto di buono in questi anni il Museo dello Strumento ha saputo fare, dall’altro è certamente espressione dalla voglia latente della Reggio pulita ed onesta di urlare il suo disagio di fronte a ciò che sta accadendo negli ultimi anni. ”Suona Reggio suona” è in parte resistenza, in parte ribellione, in fondo voglia di mettere un punto e ricominciare.

Eppure la grande risposta della città non basta ancora a sgomberare le nuvole nere che da un po’ di tempo ormai si addensano sul cielo reggino. C’è incertezza sul futuro, lo si legge negli occhi della gente, c’è preoccupazione. A guardar bene una preoccupazione che si fonda sul pesante scollamento che si registra tra la volontà dei cittadini e le istituzioni che dovrebbero rappresentarla. Una preoccupazione che fa salire forte ancora una volta nelle narici quell’odore acre di fumo che proprio non vuole andar via.

centro-sociale-cartella2Il Csoa Angelina Cartella – Un passo indietro. E’ l’alba del 15 maggio 2012 quando il fumo si alza denso sul quartiere di Gallico, periferia nord di Reggio Calabria. Tra le fiamme muore il Centro Sociale Organizzato Autogestito Angelina Cartella. Da allora in avanti sono solo macerie, solo carbone e muri – i pochi muri rimasti in piedi – sporchi di nero da ripulire. Anche allora la città reagì. Anche allora attorno al Cartella si strinse l’abbraccio caldo della solidarietà. Ma servì a poco, servì – a dire il vero – a nulla. Perché un anno e mezzo dopo le ceneri del Cartella sono ancora lì, con il loro incancellabile odore acre di fumo che forse non andrà mai più via. La città ha risposto, allora come oggi, le istituzioni no. L’esperienza del Cartella persa tra le fiamme. ”Da allora – raccontano i militanti del Centro Sociale – non abbiamo più avuto l’autorizzazione a rientrare nella struttura, che avremmo voluto sistemare da soli. Non sappiamo neanche se risulta ancora sotto sequestro”. Ad avvolgere la vicenda, dopo l’iniziale generalizzata solidarietà, una sequela di lungaggini burocratiche da parte dell’amministrazione comunale che, nonostante i buoni propositi espressi a voce dalla Commissione Straordinaria, ancora oggi non consentono la ricostruzione e la ripresa delle attività. Per farla breve: se qualcuno ha pensato di fermare quell’esperienza con benzina e accendino, stando a quanto abbiamo visto fino ad oggi, ci è riuscito.

bandafaoIl lido sociale della Bandafalò – Ancora un passo indietro, quasi un anno prima. Ancora all’alba. L’alba dell’11 agosto 2011. L’odore acre di fumo nero avvolge un’altra delle più avanzate espressioni sociali del comprensorio reggino: il lido della Bandafalò. Una struttura sociale all’interno della quale per anni si è dato vita ad una serie di iniziative culturali degne di nota. Anche allora non tardò a partire l’immancabile macchina delle solidarietà espresse. Alcune sincere, altre un po’ più di circostanza. Anche in quel caso il territorio decise di reagire, di stringersi attorno a quel luogo che per tanti aveva rappresentato un simbolo di riscatto sociale, di liberazione culturale. Ma anche in quel caso le istituzioni si diedero alla latitanza. Quell’esperienza, nonostante la buona volontà, si concluse quella notte tra le fiamme di quell’incendio doloso.

magnagreciawindclub2Il Magna Graecia Wind Club – Avvolgiamo ancora il nastro. Arriviamo al 9 settembre 2009. Ancora l’alba, ancora l’odore acre di fumo nero. Questa volta nell’estrema periferia sud della città, sulla spiaggia di Punta Pellaro, dove bruciano tra le fiamme le strutture del Magna Graecia Wind Club, un circolo sportivo, l’unico autorizzato su tutto il territorio, per surf e kitesurf. Una storia che, come le altre sembra concludersi in una calda notte estiva, ma che invece riserva un finale diverso. Diverso, per due motivi. Il primo è che di solidarietà in quel caso se n’è vista poca. A scriverlo furono gli stessi soci del Wind Club in una lettera invia a Strill.it. Le istituzioni in quell’occasione si indignarono di meno o, meglio, non si indignarono affatto. Eppure nel silenzio generale, con tanta buona volontà ed un immane sforzo, qualche anno più tardi il Circolo Magna Grecia tornò a vivere, anche se sotto una forma leggermente rinnovata. Decisivo, insieme al lavoro dei soci del Club, fu il progetto ”Re-Wind” condotto in collaborazione con 11 Università italiane, capofila l’Università di Venezia, e con un unità operativa anche a Reggio Calabria. Si ricostruì l’esperienza andata in fiamme anni prima, si diede vita ad un nuovo spazio, realizzato con l’utilizzo di materiali riciclati, alcuni provenienti dai rifiuti industriali del porto di Gioia Tauro. Un lieto fine a sorpresa, una storia in controtendenza, purtroppo fino ad oggi solo un’eccezione che conferma la regola.

”..Poi getta la spugna con gran dignità” – La regola dice che in passato chi ha pensato di voler fermare espressioni sociali positive sul territorio con in mano un accendino e qualche tanica di benzina alla fine ha raggiunto il suo scopo. L’esperienza ci insegna che ancora nel 2013, in uno dei territori a più alta densità criminale al mondo, costantemente sotto la lente d’ingrandimento da parte delle Forze dell’Ordine, della Magistratura e delle istituzioni amministrative, il fuoco è uno strumento che raggiunge il suo scopo. ”Prima pagina venti notizie ventuno ingiustizie e lo Stato che fa – cantava De Andrè – si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”. A Reggio Calabria quell’odore acre di fumo nero proprio non vuole andare via.

Ecco perché… – Ecco perché la preoccupazione e l’incertezza attorno al futuro del Museo dello Strumento Musicale sono sentimenti assolutamente legittimi. Ecco perché c’è bisogno di un’inversione di tendenza da parte delle istituzioni, di uno scatto diverso. Ecco perché la solidarietà, pur importante, da sola non può più bastare. La gente scesa in piazza oggi a Reggio attende delle risposte. Immediate. Risposte da parte delle istituzioni. Risposte diverse a quelle alle quali la città è stata costretta ad assistere fino ad oggi.

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