
di Emanuela Martino – Gliele ha “suonate” davvero “la Reggio perbene”, così come è stata definita dagli organizzatori della manifestazione di questo pomeriggio pro Museo dello Strumento musicale,
andato in fumo circa quindici giorni fa.
Un’idea che è maturata sul social network Facebook e che, in queste settimane, ha visto il contributo di musicisti o semplici amanti delle sette note ingegnarsi per studiare le modalità con cui trasformare un sabato qualunque una giornata straodinaria, simbolo del contrasto alla criminalità.
Appuntamento nel pomeriggio a Piazza Italia da dove un lungo corteo si è snodato per tutto il corso Garibaldi, fino a giungere alla Pineta Zerbi, sede del Mustrumu, dove la musica l’ha fatta da padrona con un concerto conclusivo di 35 fiati pensato da Alessandro Monorchio.
Adulti e giovani, molti bambini, anche qualche personaggio “curioso”, si sono presentati “armati” di strumenti e hanno camminato lungo tutto il Corso Garibaldi, facendo sentire il ritmo dei tamburi e della tarantella.
Qualche violinista, i fiati delle bande del comprensorio reggino, ma c’è anche chi gli strumenti se li è fatti da sé, con tanto di cucchiai di legno e padelle.
Tra i passanti c’è chi chiede cosa stia accadendo, chi fotografa curioso.
Ma già da venerdì i musicisti si erano “fatti sentire” a bordo dei bus messi a disposizione dell’Atam, percorrendo le strade di Reggio, per sensibilizzare i cittadini per la kermesse di oggi pomeriggio.
«Prima di arrivare si capiva come effettivamente la percezione della gente fosse cambiata – ha detto Pasquale Mauro del Mustrumu. E di come questa manifestazione, per altro organizzata da musicisti reggini che vivono a Roma, sia stata sentita dalla cittadinanza».
Molti, tantissimi, infatti, gli strumentisti, le associazioni culturali e gli enti che hanno aderito e si sono prodigati per la buona riuscita dell’evento.
Significative le parole “il fuoco non distrugge la storia della musica” che Max Gazzé ha inteso spendere, nel suo recente concerto al Cilea, così come la solidarietà “da lontano” di Eugenio Finardi per il quale bruciare la musica non ha senso, anche: “nella più contorta menalità criminale. Forse perché la Musica è bellezza e la bellezza abbaglia chi vive di oscurità. Forse perché la Musica è pura e la purezza confonde chi vive di ambiguità. Per fortuna la tela della Musica è il tempo e ciò che hanno bruciato è solo un edificio ma la Musica è viva e risorgerà!”.
Un ringraziamento per questi nomi prestigiosi, a cui si uniscono quelli di Renzo Arbore e Roy Paci, per Mauro, quale “simbolo del linguaggio universale della musica”. Una soddisfazione che si unisce all’iniziativa che domenica prossima sarà organizzata dal Conservatorio romano di Santa Cecilia: un concerto tutto dedicato al Museo dello Strumento Musicale di Reggio.
L’atmosfera dimostra come l’invito a fare musica sia stato accolto con piacere dai reggini e da un Demetrio Spagna che saluta festoso con il sax al collo.
Tra i rappresentanti delle istituzioni Giuseppe Giordano, consigliere regionale, vicino al Museo sin dalle prime ore dell’incendio e l’assessore provinciale alla cultura Lamberti per il quale: “Reggio è una città che si unisce ed è presente nel momento delle difficoltà”.
Solidarietà che potrà essere manifestata anche con donazioni libere al Museo, o contribuendo alla messa a nuovo degli strumenti. In attesa del concerto di Natale del 21 dicembre prossimo, organizzato da Palazzo Foti e dal Comune di Reggio, i cui proventi, in parte, saranno devoluti alla ricostruzione del Mustrumu.




