
Era l’inizio del 2008 quando il servizio Tamburello fu annunciato in pompa magna da Trenitalia. Ben quattordici nuovi treni che avrebbero percorso il tratto di linea ferrata compreso tra Rosarno e Melito
Porto Salvo.
Una sorta di metropolitana di superficie appositamente pensata per la mobilità di breve percorrenza, nelle immediate adiacenze dell’area urbana di Reggio Calabria. Un servizio dedicato alle migliaia di pendolari, studenti e lavoratori, che ogni giorno si spostano lungo il tratto di costa che va dalla Piana di Gioia Tauro alla fascia jonica, a cavallo dell’area urbana di Reggio Calabria.
Alla regia di quella operazione c’era il Professor Alessandro Bianchi, Ministro dei Trasporti in quella colorita esperienza che fu il secondo Governo Prodi, che proprio in quei primi mesi del 2008, mentre a Reggio Calabria si lanciava il ”Tamburello”, capitolava dopo appena due anni di mandato a dir poco tribolati conclusi con il Deputato Nino Strano che mangiava mortadella a Montecitorio e in mondovisione
Bianchi, romano di nascita, reggino vero d’adozione. Una vita passata dentro la facoltà di Architettura di quella che è oggi l’Università Mediterranea, della quale ha anche ricoperto, prima di entrare in politica, la carica di Rettore. Uno dei rarissimi casi nella storia della Repubblica in cui il territorio reggino ha avuto la possibilità di esprimere un Ministro proveniente dal territorio. Tra i suoi ”regali” alla città dello Stretto un’attenzione particolare al tema della mobilità. Il servizio ”Tamburello”, finanziato con una cifra di circa 60 milioni di euro, era frutto di un accordo tra il Ministero e Trenitalia, per un periodo di tre anni, al termine dei quali, almeno secondo le intenzioni del Ministro, avrebbe dovuto diventare definitivo. Non andò così. Scaduto il periodo finanziato dal Ministero, Trenitalia iniziò a lamentare gli alti costi del servizio e, come spesso avviene quando di mezzo c’è la Calabria, la sua presunta ”scarsa utilità”. Dopo un tentativo da parte della Regione di prendere in carico i costi del servizio, il Tamburello venne definitivamente interrotto con buona pace di studenti e lavoratori pendolari che dopo un periodo di subbuglio iniziale, furono costretti a farsene una ragione. A distanza di due anni l’ex Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, sollecitato in un’intervista realizzata per Strill.it, ritorna sull’argomento, svelando un importante retroscena contenuto nel contratto con Trenitalia e aprendo un fronte polemico con la politica locale, ”incapace – secondo Bianchi – di aprire una vera vertenza regionale sul tema della mobilità”.
”Nel contratto per il Tamburello – racconta l’ex Ministro – era contenuto un accordo per il quale che entro sei mesi dall’apertura Ferrovie dello Stato avrebbe dovuto mettere in funzione dei nuovi treni. Cosa che non è mai avvenuta. Dunque Ferrovie ha sottratto dei soldi dello Stato senza ottemperare agli obblighi contrattuali”.
Di nuovi treni in effetti non se ne son visti. E peraltro dopo il periodo iniziale finanziato dal Ministero, il Tamburello è andato miseramente a sbattere contro l’atavica mancanza di sensibilità di Trenitalia nei confronti della funzione sociale della mobilità in un territorio difficile come quello calabrese. Da segnalare inoltre, secondo Bianchi, ”la totale incapacità da parte degli interlocutori politici di trasformare questa tratta in definitiva, una cosa di una banalità sconcertante, una cosa da poche decine di milioni di euro, per un servizio che fin quando ho seguito da vicino e con dati alla mano era molto usato. E si capisce anche perché, visto che non ci sono grandi alternative”.
Già, le alternative. L’ex Ministro sa bene che in Calabria di alternative ce n’è davvero poche, soprattutto in tema di mobilità. ”Direi che il termine disastroso è certamente quello più adatto a definire la situazione dei trasporti in Calabria” quello che mi colpisce particolarmente è che da 5 anni a questa parte, da quando ho smesso di occuparmi di questo settore come Ministro, la situazione è addirittura peggiorata”.
L’ex Ministro non usa mezzi termini per descrivere il disastro politico ed amministrativo che è sotto gli occhi di tutti, a partire proprio dai cittadini che quotidianamente affollano le rare e malmesse carrozze che percorrono tra gli affanni i malmessi binari della tratta ferrata calabrese, più simili a carri bestiame che a veri treni. ”La rete ferroviaria portante – dichiara Bianchi a Strill.it – quella del collegamento nord-sud è sicuramente regredita, in termini di tempi di percorrenza, di qualità del rapporto e di frequenza delle corse”.
Una situazione dovuta, secondo l’ex Ministro, oggi Docente all’Unical, essenzialmente ”all’incapacità della politica di mettere Ferrovie dello Stato di fronte alle proprie responsabilità”.
Un problema questo che riguarda tutte le Regioni del Mezzogiorno, che ”non hanno un’interlocuzione all’altezza con Ferrovie dello Stato e Trenitalia in particolare. Non molti anni fa – racconta Bianchi – hanno sottoscritto un accordo con Trenitalia, una commessa di servizio per dodici anni senza garantirsi la possibilità di controllare i livelli dei servizi erogati”.
‘‘Certo le responsabilità politiche sono in primo luogo a livello nazionale – spiega – con l’incapacità da parte dei vertici governativi di far fare a Ferrovie dello Stato quello che si dovrebbe. Il problema è che Ferrovie dello Stato fanno quello che vogliono e il mondo politico lascia fare perché c’è ancora un’idea clientelare che le considera una sorta di ammortizzatore sociale. In Calabria vale ancora di più questo discorso”.
E riferendosi proprio alla nostra regione, l’ex Ministro auspica ”un sussulto generale da parte delle amministrazioni locali e della Regione, che ponessero una vertenza seria sulla mobilità in Calabria, con la quale qualche risultato si potrebbe ottenere”.
Il problema però, secondo la disamina di Bianchi, sta proprio nella gestione dissennata di Trenitalia. ”In questi anni si è puntato in maniera molto determinata o addirittura esclusiva all’alta velocità, l’unica rete che pare meritare interesse di sviluppo. Il problema – spiega – è che nel Mezzogiorno l’alta velocità non esiste”.
D’altra parte ‘‘la rete per così dire secondaria, che però in Calabria è una rete di lunga percorrenza e serve aree marginali come ad esempio quelle della Jonica, sta arrivando a livelli di inesistenza. Ciò significa che nelle Ferrovie dello Stato, che ricordo sono una Società a capitale pubblico al 100%, manca la responsabilità di un comportamento che non sia indifferente alle necessità più elementari, come può essere appunto quella di spostarsi in Calabria”.
La ricetta del Professore è semplicissima. ”Bisognerebbe separare in una Società autonoma l’alta velocità, una Società con una sua gestione e con dei propri profitti. E dall’altra parte gestire in maniera separata e possibilmente responsabile il resto della rete”.
Responsabilità, dice l’ex Ministro, una parola che di questi tempi, soprattutto a queste latitudini, comincia a diventare davvero una marce rara.




