
Dopo la denuncia di Strill.it dello scorso mese di maggio sullo stato di assoluto degrado delle maggiori attrattive turistiche cittadine, abbiamo voluto affrontare il tema dell’aree archeologiche urbane con la
massima espressione regionale del settore, la Dottoressa Simonetta Bonomi, Soprintendente per i Beni Archeologici della Calabria. A lei abbiamo chiesto un resoconto delle iniziative dedicate alla tutela ed alla valorizzazione dei beni archeologici nella città di Reggio Calabria.
Dottoressa Bonomi, facciamo il punto. Ci dica sullo stato dell’arte del patrimonio archeologico e dei beni culturali cittadini. Ci sembra che le cose non stiano andando proprio nel verso giusto. Molti dei principali punti di interesse della città risultano completamente abbandonati..
Indubbiamente questo non è un bel momento per Reggio. Ci sono una serie di cose che obiettivamente non vanno. Però ci sono anche degli aspetti che vanno sottolineati. Sulla vicenda del Museo però ad esempio si comincia a intravedere una prospettiva di risoluzione. Comunque vada noi dal 1 febbraio i Bronzi li riportiamo al Museo. So già come lo faremo, ma non so con quale contorno ciò si potrà fare. Ma l’ 1 febbraio è la data entro la quale anche il Ministero ha detto che lo spostamento deve essere fatto. E così sarà. Anche se a me interessa che si attivi tutto il Museo e speriamo che entro la fine della prossima primavera questo si avveri. Obiettivamente adesso siamo in una situazione di stallo
A proposito di stallo, venendo al punto, sono le aree archeologiche urbane il punto debole dell’offerta culturale cittadina?
Vorrei ricordare che le aree archeologiche cittadine sono di proprietà comunale. I beni in sé sono di proprietà dello Stato, ma le aree di competenza comunale. Noi abbiamo avviato un’azione comune per la gestione e il mantenimento. Il Comune, ed in particolare la Commissione Straordinaria, si è molto impegnato. E se ci si bada bene si vede che le cose vanno meglio.
Noi non ce ne siamo accorti.
Ci sono tante iniziative, ci sono mostre a Piazza Italia, ci sono le visite guidate, c’è l’Archetour. Insomma ci sono tante cose. Quindi in realtà sulle aree archeologiche le prospettive già cominciano ad essere migliori. Certo c’è molto lavoro ancora da fare perché non tutte sono perfettamente tirate a lucido come vorremmo. Restano ancora al palo le altre due istituzioni museali cittadine che prima non c’erano e che dovrebbero sorgere. Il primo è il Museo della Città, alla cui costruzione, in termini di allestimento ovviamente, noi vogliamo attivamente partecipare, che dovrà essere collocato insieme alla Pinacoteca e all’Archivio storico presso l’ex Convento della Visitazione, un complesso bellissimo che aumenterebbe in maniera significativa l’offerta culturale della città. Poi non so quali saranno le prospettive del Museo del Mediterraneo, del famoso progetto di Zaha Hadid, per il quale anche noi vorremmo fare la nostra parte. Anche se si tratta in entrambi i casi di situazioni ancora appese. Reggio in questo momento è in una situazione di stallo, ma non tutto dipende da me.
Per carità, certamente le responsabilità sono da ripartire, ma non fa bene chiudere gli occhi e far finta che tutto vada bene. Lei sa che tanti cittadini ormai evitano di passare vicino alle aree archeologiche perché sono diventate zone malsane?
Beh adesso non esageriamo. Alcune aree archeologiche si, altre no. Oggettivamente, non tutte.
Certo non tutte, ma tante.
Non bisogna piangere in continuazione e fasciarsi la testa altrimenti non si va avanti. Ci vuole un atteggiamento positivo. E ci vuole anche da parte dei cittadini uno spirito di partecipazione. Che non è solo quello di gridare allo scandalo, ma anche quella più piccola, più di basso profilo, ma molto significativa, di non sporcare, di non spaccare, di non dipingere con le bombolette. Anche questo aiuterebbe molto. Le istituzioni non hanno risorse infinite. Le nostre risorse sono finite, sono corte. Nel momento in cui un’amministrazione fa uno sforzo e programma una pulizia, se dopo due ore quel posto è già un immondezzaio non è colpa delle istituzioni.
Ci dirà però che ci sono dei progetti in programma per il recupero di queste aree ?
Nel piano per i Beni Culturali, quello finanziato con il Por Calabria 2007-2013, c’è un intervento specifico proprio sulle aree archeologiche urbane di Reggio. Oltre che un intervento su Piazza Italia per la conclusione definitiva della piazza e dell’area archeologica, che non è ancora finita. Quindi quei due interventi daranno già un immagine diversa. Miglioreremo le cose sicuramente, anche se poi ogni volta cadiamo nella solita trappola che è quella della gestione, un lavoro continuo che va oltre il taglio del nastro in pompa magna, un’attività oscura, metodica, continua, che dovrebbe essere fatta dalle Istituzioni. Con i limiti che ho detto prima, cioè con la collaborazione dei cittadini, non in guerra con i cittadini.




