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Le donne calabresi sono ben altro!

13 Settembre 2013
in Storie
Tempo di lettura: 3 minuti
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antichedonne
di Grazia Gioè* –
Poco importa se le donne interessate dal servizio della giornalista Felicita Pistilli, andato in onda sul TG1 lo scorso martedì, fossero o siano della Locride o della

Tirrenica, il punto è: “ perché è stato dato quel taglio a quel servizio? Meglio, quale logica sottesa e forse ancor di più quale finalità un “pezzo televisivo” come quello intendeva avere.”
Io non so se la Pistilli conosca o meno la Calabria, nella fattispecie la provincia reggina, però, so molto bene come sono le donne calabresi. Quelle di oggi, ma anche di ieri, perché io sono calabrese!
Giornalista o non giornalista, ma ancor di più se lo si è, prima di scrivere e descrivere, ad esempio, delle donne lombarde o del Triveneto, io sarei andata a conoscerle, a parlare con loro, lì fra i tanti “mondi” e sfaccettature sociali e culturali da loro rappresentati, ma soprattutto vissuti.
Quello del TG1, era un pezzo descrittivo della società femminile calabrese assai stereotipato e fuori luogo, laddove nessuna delle donne calabresi ci si è potuta riconoscere. Così com’anche quelle interviste – a mio parere e non solo – erano in assoluto fuori da ogni realtà territoriale. Un vero giornalista capisce al volo chi ha davanti… sa che la gente, spesso, si fa prendere dall’entusiasmo e dalla foga di parlare davanti ad un microfono, senza nemmeno sapere quel che dice, capita anche ai più “scafati”!!
Noi donne calabresi siamo quindi offese da questo servizio, e ancor di più ci dispiace che lo abbia fatto una donna. Offese non perché si voglia o debba rinnegare un passato di tradizioni storiche e millenarie, unico delle “donne del sud”, ma perché come in ogni dove “le donne, dunque anche del sud e della Calabria, sono cambiate”.
Siamo per fortuna ancora madri, mogli e figlie, ma anche e in più donne che lavorano.
In tutti i settori economici, scientifici ed istituzionali, noi donne calabresi ci siamo, e non vorrei impressionare la Pistilli, ma “purtroppo” so di darle una brutta notizia, ci siamo anche fuori dalla Calabria, in Italia e all’estero. La percentuale di donne laureate qui da noi (spessissimo plurilaureate come la sottoscritta) è altissima, superando di certo la percentuale esistente in altre Regioni, sia del Sud che del Nord Italia.
Indossiamo gonne corte e lunghe, pantaloni, tailleurs e tacchi alti, come meglio ci aggrada, perché ci piace essere alla moda e non perché ci viene vietato o imposto da un uomo. Quando usciamo la mattina non ci scordiamo mai di portarci il PC, il notebook o il cellulare, assieme alla lista della spesa e a quella dei panni per la lavanderia. Ovviamente, questa non la portiamo più sulla testa a mò di sporta… Ci trucchiamo, balliamo, usciamo, andiamo al cinema e al ristorante, addirittura ci mettiamo il bikini ed il perizoma, che sfacciate queste calabresi, come sono moderne!! Deve essere tutta colpa del loro grande e antico retaggio di origine greca, bruzia, bizantina, normanna, spagnola, araba, e così via.
Certo un neo ce l’abbiamo, ma lo facciamo notare di continuo a chi qui ci governa, non abbiamo tante donne in politica e men che meno che adeguatamente ci rappresentino, anche perché parrà strano, ma le donne calabresi non votano una donna solo perché “femmina”, sanno ben capire la differenza! Così come, a volte, il “maschio” ha la meglio sulla “femmina”,
ad esempio nelle varie nomine di potere, che sono ovviamente fatte da uomini, checché ne dicano alcune donne ad esso ormai asservite.
Insomma, la Pistilli con il suo servizio non ha fatto quel che un giornalista (una nel suo caso) deve saper fare, riportare sempre i fatti e la realtà, senza stravolgerla a suo o di altriuso e consumo. Pertanto, quando più le aggraderà saremo liete di conoscere i motivi di quel reportage documentale, sperando che non ci sia dietro la solita retorica della Calabria solo terra di “’ndragheta”, la quale tanti danni ha fatto e continua a fare a questa Regione. Noi tutte lo sappiamo, ce ne doliamo, e nel tempo più volte ci siamo cosparse il capo di cenere, molte donne (anche tante della Locride) hanno versato fiumi di lacrime, ma chi meglio di noi calabresi può sapere il prezzo di tutto ciò?
Quindi, dr.ssa Pistilli, ma se vuole la chiamo anche “onorevole dottoressa” – in virtù di qualche e recente cattivo esempio femminile che esiste anche in Calabria – la invitiamo a venire a trovarci. Le faremo volentieri da Cicerone (plurale femminile), così potrà di persona constatare quanto lontano e non veritiero è stato il suo lavoro.

*Urbanista e Policy Maker

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