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From Senegal with Love: Yara, giovane donna cresciuta in fretta

11 Settembre 2013
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
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Yara

di Clara Varano – Yara è giovane, molto più giovane dell’età che dimostra. Viene dal Sengal ed è in Calabria per il periodo estivo, ha raggiunto suo marito.

La incontriamo sulla SS 106 mentre aspetta un pullman che la riporterà a Davoli, dove la comunità senegalese, e non solo, risiede durante l’estate. Ha con sé suo figlio Mohamed, un anno appena. Ci chiede un passaggio perché è chiaro, ormai, che il pullman non passerà. È tardi e tutte le corse sono finite, restano solo quelle che portano a Roma e Milano, non fanno soste urbane. Le diamo un passaggio. Le diciamo di sedersi avanti, ma lei insiste, è sul sedile posteriore che si accomoda, con un sacco contenente oggetti da vendere in spiaggia. Perché ci racconti la sua storia, però, dovremo rivederla altre volte. Ha 19 anni Yara, grandi occhi color cioccolato ed un accento francese contaminato da differenti suoni, tipico delle vecchie colonie africane di Francia.

Da quanto sei qui?

Poco. Vengo in Italia solo per i mesi estivi. A fine settembre vado via.

Sei sola qui?

No. Ho raggiunto mio marito. Lui vive in Italia. Lo aiuto a vendere gli oggetti che realizza in inverno.

Dove sta tuo marito, qui in Calabria?

La Calabria è solo la meta estiva. Veniamo sulle spiagge calabresi dal Nord. Io arrivo nella città dove vive mio marito di inverno, Bergamo e poi ci spostiamo in Calabria in treno.

Vieni qui tutte le estati?

No. J’aimerais! (Magari!). Solo quando riesco a raccogliere i soldi per venire. Mio marito (non dirà il suo nome per tutta l’intervista, ndr), l’inverno lavora a Bergamo come artigiano. Intaglia il legno. Fa sculture e viene pagato per questo. Poi parte dei soldi li invia a noi in Senegal, a me ed alla sua famiglia. Con quei soldi noi riusciamo a tirare avanti.

In Senegal non c’è lavoro? Tu che fai lì?

No, niente lavoro. Io sto con mio figlio, curo lui. Mio marito è quello che voi qui chiamate infermiere là, ma non è riuscito a trovare lavoro a Dakar, per questo è venuto in Italia. È arrivato tanti anni fa.

E tu pensi di trasferirti qui? Di raggiungerlo?

(Ride, ndr). E’ mio marito che tornerà in Senegal. Noi donne è difficile che ci trasferiamo, perché la volontà dei nostri uomini è quella di tornare in patria avendo messo da parte una somma sufficiente per farci vivere bene. Ma ormai io non ci credo più. Credo che anche il mio Mohamed, un giorno sarà costretto ad emigrare.

Perché non vogliono che voi vi trasferiate?

Noi siamo quelle che tramandano ai nostri figli le tradizioni senegalesi. Non vogliono che si perdano. Se vivessero qui prenderebbero gli usi e i costumi dell’Italia e non va bene.

Hai 19 anni da quanti sei sposata? Eri sposata quando tuo marito è venuto qui in Italia?

Un po’ ormai. No. Ci siamo sposati dopo. È venuto in Senegal e ci siamo sposati, ma io già sapevo che l’avrei sposato.

E con il bambino qui come fai?

Viene con me. (Mostra un marsupio fatto di stoffa legato dietro la schiena, ndr). Lo metto qui al mattino presto e andiamo in giro sulla spiaggia. Sta sempre con me.

Tu prendi il pullman, ma è l’unico mezzo di trasporto che utilizzate?

No, mio marito ha una macchina.

E dove prendete le automobili in Calabria?

Dove le prendono tutti. Leggiamo “Vendesi” e la compriamo da un proprietario.

Ok, ma come fate per il trasferimento di proprietà e per l’intestazione? Con i documenti della macchina…(Ci guarda e non risponde, cambia argomento).

La patente? Quella mio marito l’ha presa proprio qui in Calabria. Regolare…

Perché scegliete la Calabria come meta estiva per il vostro lavoro?

Qui, lo sanno tutti, i controlli sono minori. Sulla spiaggia io non ho mai visto Polizia, quindi lavoriamo senza problemi.

Secondo te perché non viene la polizia in spiaggia?

(Inizia a ridere, ndr) Guarda che camminare sulla spiaggia è faticoso, cosa credi?

 

Avremmo voluto chiedere altro a Yara, ma non sarà possibile. Quando il marito viene a prenderla le dice qualcosa e lei non vuole più parlare. Cerchiamo di fare qualche domanda a lui, ma niente. La risposta, in un sorprendente italiano, è “Noi siamo qui per lavorare, non vogliamo guai con nessuno. Io ho un regolare permesso di soggiorno per stare sul territorio italiano. Se vuoi acquistare qualcosa sei la benvenuta, ma basta domande!”.

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