
Nei prossimi giorni prossimo il Comitato portuale è chiamato ad esprimersi sull’ atto di concessione alla Lng Medgas per la costruzione
del pontile esterno al porto dove attraccheranno le navi gasiere. L’atto concluderà l’iter autorizzativo indispensabile per procedere alla progettazione definitiva del rigassificatore, secondo le invalicabili prescrizioni del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che finora si è potuto pronunciare solo sul progetto preliminare.
Intanto le Associazioni Ambientaliste stanno segnalando un crescente stato d’allarme sulla possibile pericolosità dell’impianto, culminato in una lettera indirizzata ai componenti del Comitato portuale per invitarli a negare la concessione demaniale, senza la quale verrebbe a cadere l’intero progetto.
Per dovere di verità assoluta nei confronti dei nostri lettori, allora, siamo andati a studiare la situazione sul sito della Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche del Mse e i dati che vengono fuori sono i seguenti:
il Gnl è attore del Piano energetico nazionale approvato fin dal 2002 dal Governo Berlusconi e che prevede la costruzione di ben 7 rigassificatori. Nella “strategia” adottata il Gnl, il gas che via nave dovrebbe raggiungere la zona industriale di San Ferdinando, è valutato come fattore energetico ben collaudato, oltre che nel mondo, anche in Italia dai rigassificatori on-shore di Panigaglia che l’ Eni fa funzionare dal 1963 nell’area delle Cinque terre, zona di alto pregio turistico, e dal terminale Adriatic LNG off-shore di Rovigo, con piattaforma sul mare Adriatico, che funziona da due anni.
In verità la “lettera – avvertimento- allarme” delle associazioni al Comitato supera tutto questo ponendo un forte accento sul ”rischio sismico” che diventa catastrofe perché strettamente legata al conseguente rischio esplosioni, e poi parla di equilibrio termico biologico marino distrutto per sempre dal cloro rigettato in mare, di schiume dannose, di tumori possibili nella popolazione, di 47 ettari di agrumeti distrutti, ma soprattutto di cisterne che potrebbero esplodere con la conseguenza di una nube incendiaria che distruggerebbe tutto ciò che incontra nel raggio di 55 chilometri.
Beh, non c’è dubbio il solo pensiero fa rabbrividire; tutto ciò, però, ha a che fare con la V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale), già concessa dalla Commissione del Ministero dell’ambiente nel 2009.
Vero è, tuttavia, che il terremoto è un rischio serio, e qui l’ultima parola spetterà al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che dovrà verificare, in fase di analisi del progetto definitivo, il rispetto delle prescrizioni imposte.
Altro tema delicatissimo è quello delle esplosioni: il Gas naturale o Gnl o viaggia in forma liquefatta e arrivato a destinazione è rigassificato per essere immesso nella rete nazionale con autorizzazioni che hanno scadenza annuale. Quanto alle esplosioni il Gnl è ben diverso dal Gpl , il gas delle bombole per intenderci, che viaggia con cisterne, via ferro o su gomma ovviamente con maggiori probabilità di catastrofi, come, ad esempio, quella di Viareggio.
Tornando al pericolo di incendio al contatto con l’aria, il Gnl si dissolve rapidamente perché il suo peso specifico tende a salire con una capacità di incendiarsi fra il 5 e il 15% che peraltro più sale, più diminuisce”.
Il rigassificatore – non bisogna dimenticarlo – non produce fumi di combustione .L’acqua di mare utilizzata nel processo verrà restituita a una temperatura di 5° inferiore a quella normale ma ad una profondità di 75 metri, escludendo così le schiume di Rovigo, e con effetti termici che si annullano a 150 mt dalla costa.
Questo lo stato dell’arte, al momento, questi i dati scientifici e tecnici – e dunque incontrovertibili – al momento sul tavolo. Sulla base di questi dati si giocherà la partita decisiva.
(gibbì)




