
di Claudio Labate – È lunga la giornata dell’elettore medio. Quella di ieri probabilmente lo è stata di più. Attaccato com’era alla miriade di maratone elettorali televisive che in
balia dei numeri cangianti lo ha tenuto col fiato sospeso fino a tarda sera. E quando il quadro sembrava definitivo, quando chi aveva esultato se n’è tornato in trincea con le pive nel sacco, quando i numeri sancivano l’ingovernabilità, l’elettore medio aveva difficoltà ad individuare non già il vincitore di questa tornata elettorale, ma gli sconfitti.
E tuttavia la sua fame di sapere non veniva placata. Perché, come ormai consuetudine, di fronte ai risultati elettorali nessuno ammette la sconfitta. Anzi, solo Casini (Fini non si è visto) e Fare per fermare il declino, crollata dopo lo scivolone del leader Oscar Giannino, ammette di non aver messo in conto una tale emorragia di voti. Così subisce la spiegazione di quelli che si presentano in tv e dicono che sono nati ieri l’altro e che il loro 1,85 -2% era tutto sommato messo in conto.
Ma l’elettore medio fra se e se cerca di darsi una spiegazione più netta. Pensa al periodo della campagna elettorale quando di fronte all’ammissione dei 184 simboli, pensò: “Guarda la democrazia. Quanti partiti, quanti bei simboli colorati. Si vede che c’è un rinnovato impegno, un nuovo modo di pensare la politica, magari con un approccio giovanile e giovane”. Allora andò a guardare la composizione delle liste. Cercò tra la miriade di nuove sigle. Lesse le liste, e pensò: “No, ancora loro. I vecchi di ieri. Sono tornati sotto mentite spoglie di novità”. E le loro facce le vedi una dopo l’altra sfilare negli studi televisivi, cercando scuse, anche puerili, pur di non pronunciare la parola sconfitta.
E allora l’elettore medio che in genere è pratico si domanda, “ma allora chi ha perso in queste elezioni?” Ci pensa su una intera notte. Ma alla fine riesce a farsi una idea precisa. A perdere, per prima cosa, è sicuramente l’opportunità di esprimere la propria preferenza, in una duplice dimensione. Intanto per una legge elettorale che mai come in questa circostanza è stata aggettivata per quello che è, e cioè “porcellum”; e poi, perché non andare a votare è e resterà sempre un torto. D’altra parte chi non si espone non può poi lagnarsi delle scelte altrui. Questo l’elettore medio lo crede fortemente.
Ma la vera sconfitta, al di là delle consuete note di circostanza che saranno rilasciate alla stampa, è la vecchia politica. Quella che ha scavato un solco con il cittadino. Quella che, negli ultimi tempi e non solo, ha voluto sfruttare l’occasione, ma si sa… l’occasione fa l’uomo ladro… Quella che è rimasta aggrappata alla televisione, non sfruttando se non addirittura snobbando la comunicazione penetrante della rete e la modernità dei social network. Quella che ha preferito attaccare gli avversari piuttosto che i veri problemi del paese e dei territori. Quella che ha provato, in un ultimo disperato tentativo di far girare la ruota dalla sua parte, ad “offrire” del denaro in cambio del sostegno. Quella politica che di fronte al nuovo si è trincerata in se stessa piuttosto che riflettere e confrontarsi. Che di fronte alla novità del movimento di Grillo, e al fantasma dell’anti politica, ha deciso di difendersi sottovalutandolo.
Ma ha clamorosamente perso anche chi vincendo non riuscirà a dare stabilità e governabilità al Paese.
Ma peggio della sconfitta, potrebbe esserci il tentativo di inciuci, che farebbe tornare in auge la “vecchia politica”.




