
di Claudio Labate – foto Marco Costantino –“Se vogliamo parlare del problema ‘ndrangheta, sono costretto in primis a salvare il mio onore, che è ben saldo anche oggi,
nella mia città e nella mia regione”. Una frase solo apparentemente ovvia, se si tiene conto del contesto in cui viene detta. E cioè la conferenza stampa che Demetrio Arena ha convocato a mente fredda, quasi 48 ore dopo la notizia dello scioglimento del Consiglio comunale. Ma da quella frase traspare l’essenza dell’incontro voluto dall’ormai ex primo cittadino, impegnato in una difesa appassionata di se stesso. Del tecnico prestato alla politica, in una fase calda della vita cittadina, della persona mite che privilegia il ragionamento alla risposta secca.
La sua è anche una scelta provocatoria.
Si presenta impreparato all’incontro, nel senso che ammette candidamente di non aver letto la relazione, pubblicata su internet ma non ancora recapitatagli, e quindi oggettivamente legittimato a parlare solo di se stesso.
Si mostra schivo rispetto all’ipotesi di impugnare il provvedimento, ma dagli ambienti di partito giurano che l’apparato romano del Pdl (che ha ovviamente accusato il colpo) sta già studiando le carte per presentare puntuale il ricorso. D’altra parte che la questione sia troppo grossa per essere discussa solo a queste latitudini è evidente.
Insomma, il Sindaco, il tecnico, espressione del Pdl si è assunto tutte le responsabilità “per non aver messo in campo” le misure necessarie a contrastare il pericolo contiguità. Come dire, i casi che hanno coinvolto diversi esponenti della sua amministrazione (in sala erano presenti anche Tuccio e Morisani) li ha gestiti direttamente lui, senza il coinvolgimento della parte politica che lo ha espresso.
Difficile da credere.
Qualcuno gli fa notare che nessuno si sta assumendo la responsabilità politica di quanto successo, anche perché, aggiungiamo noi, Arena non parla praticamente mai del partito a cui appartiene.
Anzi nella lunga disamina a cui affida i suoi pensieri afferma: “Quando il Ministro ha specificato che si tratta di questa amministrazione è stata sollecitata dalla domanda di un giornalista. Una risposta ovvia, ma non era una dichiarazione spontanea, e ciò ha creato molto subbuglio nel popolo del centrodestra e nelle migliaia di cittadini che senza appartenenza politica hanno risposto fiducia in me. Qualcuno dice che mi hanno sacrificato, che Scopelliti mi ha mollato, e questo non va bene. Qualcuno mi disse che per essere credibile avrei dovuto prenderne le distanze formalmente. Ma questa non è politica, dategli un altro nome”. 
Arena individua quindi nella legislazione antimafia vigente il vero vulnus. Ribadisce la propria fiducia nelle Istituzioni ma ripete a più riprese che “in Italia non esiste un’adeguata normativa per contrastare le mafie. Se lo Stato vuole veramente contrastarla deve essere pronto alla guerra. Ma la guerra non si fa tagliando la giustizia e privando la città dei migliori investigatori. Oggi la legge antimafia è una legge utilizzata a fini politici”.
La conferenza stampa
Nell’ampia sala “Nicholas Green” di Palazzo Campanella, è nutrito il gruppo di sostenitori di Arena e, con un pizzico di fantasia, sembra di essere in Consiglio comunale.
Davanti al lungo tavolo dove prende posto, si ritrova, alla sua destra, l’intera giunta comunale e i consiglieri di maggioranza; in testa il Governatore Giuseppe Scopelliti, in compagnia della moglie Barbara.
Alla sua sinistra ovviamente non c’era l’opposizione, ma la stampa, pronta a tartassarlo di legittime e puntuali domande, a metà della sala le telecamere non si contano.
L’aria di grande attesa è sottolineata dalle diverse testate nazionali che affollano i posti riservati alla stampa.
Arena esordisce parlando di “un provvedimento che mortifica l’intera comunità reggina che 17 mesi fa aveva scelto, credo liberamente, i propri rappresentanti politici”. Ripete a voce alta i passaggi dedicati al provvedimento dal ministro Cancellieri, immortalati nei servizi televisivi nazionali e si dice “deluso e sconcertato” dalle conclusioni. “Mi sono insediato a fine maggio e costituito la giunta un mese dopo. La Commissione di accesso è arrivata a gennaio. La mia amministrazione ha governato per soli sei mesi. Se dovessi pensare che chi era con me in soli sei mesi è stato così abile da creare situazioni di contiguità con la criminalità organizzata allora prendo atto di non aver capito con chi andavo ad amministrare la città”. “Come si può pretendere – ha aggiunto – che la mia amministrazione potesse debellare un cancro millenario per la mia città, la mia regione e il mio Paese. Certo, non si fa mai abbastanza per contrastare il fenomeno, ma ciò deve avvenire con il coinvolgimento di più istituzioni e della società civile, di cui ho colto segnali importanti in questi ultimi anni”.
Arena sottolinea anche di aver mantenuto una certa serenità in tutti questi mesi: “Cosa doveva fare un sindaco che ogni qual volta andava a palazzo San Giorgio non sapeva con quale disagio sociale doveva confrontarsi? Cosa poteva fare un sindaco che dopo la fine delle indagini giudiziarie si è ritrovato gli ispettori ministeriali? Io non ho potuto creare e quindi utilizzare una vera squadra, non potevo assumere dirigenti perché non me lo consentiva la legge. Ho operato per soli sei mesi, e tutto quello che è successo dopo la commissione d’accesso non è mia amministrazione, perché di fatto ci ha inibito dall’adottare provvedimenti per il futuro della città, determinandone anche il crollo di immagine. Non ho avuto neanche la possibilità di avere rapporti con altre istituzioni. Mi dicevano, sei un sindaco di una città sotto accesso”.
Il riferimento, che poi rivela alla platea, è alla famosa riunione del 13 settembre scorso, quando doveva recarsi a Catanzaro per incontrare i magistrati della Corte dei conti: “Ho ricevuto una telefonata dal mio interlocutore che diceva di aver letto dai giornali del rinvio del Consiglio comunale e che a loro non piaceva andare sulla stampa. Mi hanno risposto, annullando l’incontro, di rendermi conto che ero il sindaco di una città chiacchierata, e quindi di mandargli tutta la documentazione per iscritto e in maniera formale”.
La ‘ndrangheta
Il termine “contiguità” rimane per Arena la parola più controversa. “Allora, cominciamo col dire che la società reggina è contigua alla criminalità. Ho spiegato che vent’anni fa la ‘ndrangheta ha smesso di chiedere il pizzo, decidendo di gestire in prima persona le attività economiche della città. Una scelta, questa, che ha fatto venire meno gli steccati, facendo entrare in contatto due mondi diversi. Da lì l’incontro con il mondo imprenditoriale, entrando nella società, nei salotti, nei club services. Questo è un problema che noi abbiamo e con cui si deve confrontare chi si mette al servizio della città. Siamo una comunità che vive questo disagio. Poi dicono gli aerei hanno bombardato la città. E se così deve essere, allora prepariamoci al sangue. Se non è così allora è bene individuare obiettivi precisi”.
Il Commissariamento
“Mi sono chiesto –ha detto ancora Arena – se il Commissariamento possa essere l’antidoto alle infiltrazioni. Non lo so in assoluto. Poi guardo la storia dei commissariamenti e se devo fare riferimento al passato purtroppo non trovo grandi effetti. Forse potrà servire a commissariare il clima che si respira in questa città. Come è stato per il governo tecnico, che insediandosi ha fatto cessare quella contrapposizione politica nazionale che aveva assunto toni esasperati. Ma qui è diverso, se qualcuno voleva intervenire lo doveva fare in maniera diversa”.
Arena a questo punto avanza anche delle ipotesi, non prima di aver affermato: “Certo, nessuno penserà che fra 18 mesi il problema delle infiltrazioni non esisterà più”.
L’ipotesi messa in campo da Arena prende le mosse dall’ampio credito e stima che le Istituzioni riservavano al Sindaco: “Non si poteva puntare sulla figura del primo cittadino? E affidare a lui, facendo rete con le altre istituzioni, questa fase delicata?” Ma per Arena una spiegazione sull’epilogo della vicenda c’è: “Probabilmente il governo tecnico non è stato supportato nella sua scelta. Probabilmente non ha ascoltato. Questa malattia di essere scopellitiano o no, evidentemente ha colpito chi non si sarebbe dovuto prestare a questo gioco”.




