
di Isidoro Pennisi – Ogni qual volta in una comunità ristretta che vive di un mandato sociale, dove regnano i vincoli dati dalla consuetudinaria vicinanza fisica,
viene a mancare uno dei suoi protagonisti, l’assenza che si crea spinge chi rimane, chi continua, a volgere lo sguardo verso il cammino svolto insieme sino a quel momento. Uno sguardo che, caso per caso, prima ancora che attingere al proprio serbatoio affettivo, deve affondare l’attenzione verso i fatti più rilevanti che la persona che ci lascia ha contribuito a formare. Chi ha l’onore e l’onere di srotolare la propria vita dentro i tracciati assegnati ad un ruolo pubblico come quello che ordina la vita di chi lavora dentro l’Università, lascia tracce di vita che sono pubbliche prima ancora che private. Nel caso di Paolo D’Orsi Villani, nel caso di chi nella città di Reggio Calabria ha dato il meglio di se stesso e della sua vita, questo aspetto assume delle caratteristiche che, almeno oggi, almeno adesso che lui è stato richiamato ad altri incarichi non mondani, devono essere ricordate. E’ del tutto evidente che il mio punto di vista è di chi ha conosciuto Paolo D’Orsi Villani da studente, tanto per cominciare. Di chi, quindi, lo ha visto all’opera in una situazione privilegiata che solo uno studente ha o, per meglio dire, dovrebbe avere. Nella situazione che ho conosciuto, nel peso che noi assegnavamo al suo contributo alla nostra formazione, io posso dire, senza avere alcun timore di essere smentito, che il seguito della sua carriera non ha corrisposto al suo reale valore di intellettuale, di ricercatore e di insegnante. Ed è giusto dirlo, proprio ora, per dare un peso reale a chi ci lascia. E che lo fa, nonostante abbia dato tutto, senza avere avuto la possibilità e senza essere stato messo nelle condizioni di dare ancora di più. E non dico questo per polemica, ma per provare a segnalare un valore intellettuale che è maggiore di ciò che le occasioni e le contingenze hanno permesso. Lo dico per me, e lo dico per noi, per provare a ricordare a tutti (noi) che dobbiamo fare di tutto per creare sempre delle condizioni, delle occasioni e delle contingenze che diano modo a tutti di stare al posto che meritano. E non per una generica sete di giustizia, ma perché essendo responsabili di una struttura impersonale, come l’Università, siamo obbligati a fare il meglio per essa. Ed il meglio per essa è utilizzare le persone in rapporto al loro reale valore e non in funzione d’altri ed umani parametri. E che Paolo D’Orsi Villani avesse il talento del ricercatore acuto nel campo delle questioni urbane e della città, lo dimostrano i suoi studi ed il suo contributo sostanziale all’allestimento del Piano Regolatore di Reggio Calabria degli anni settanta. Paolo D’Orsi Villani non faceva parte per caso nel gruppo che elaborò quel Piano ( con Quaroni e Quistelli ) prima, e che, subito dopo, sostenne lo sforzo degli studi urbanistici e territoriali che stavano alla base della messa in forma dell’Area Metropolitana dello Stretto che, ancora oggi, a certe condizioni, e al netto di alcuni tassi di analfabetismo frutto di opportunismo intellettuale, sono l’unica base logica che potrebbe sostenere una idea di Attraversamento Stabile dello Stretto di Messina. Non era un caso perché era Paolo D’Orsi Villani colui che, sostenuto dalla lucidità strategica di Quaroni e dalle intuizioni tattiche di Quistelli, riusciva a produrre quelle analisi morfologiche specifiche, quei veri e propri sondaggi tellurici, e non semplicemente demo-statistici, che sono la reale novità storica e disciplinare di quel lavoro che Reggio Calabria ha avuto l’onore di acquisire. Questo, come minimo, è Paolo D’Orsi Villani. Nulla di personale, come vedete; se non per questa ultima cosa che credo giusto dire. Io, come tanti tra di noi che hanno studiato e che lavorano nell’Università di Reggio Calabria, siamo ospiti temporanei di questa città. Ognuno, a suo modo, lascia qualche cosa di sé come qualsiasi ospite. Questa Città, mi permetto di dire, deve sapere che ha avuto l’onore, in questo caso, di avere come ospite un gentiluomo pugliese, tanto delicato quanto colto ed umano. Nonostante tutto, fosse solo per questo motivo, questa è una Città fortunata.
Che ti sia live la terra, Prof. Paolo D’Orsi Villani.




