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Storia della Colonna Garibaldi e della Colonna Ascaso

12 Febbraio 2011
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
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Cosimo_Pirozzo

di Lois Vàzquez Barciela e Francesco Creazzo – Il 1936 era giunto alla sua fine. In Spagna da pochi mesi il generale Franco e le sue truppe erano insorte contro il legittimo governo

repubblicano. I primi confronti bellici predicevano un conflitto crudele e devastante, chiaro riflesso della difficile situazione sul quadrante internazionale. La tensione cresceva in Europa per timore dell’incedere del fascismo. Si approssimava la lotta senza quartiere tra due ideologie opposte, prologo della seconda guerra mondiale.

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In tutto il mondo, esponenti delle due ideologie erano persino disposti a viaggiare fino alla Spagna per difendere i propri princìpi. Mentre, però, i governi democratici non offrirono il giusto appoggio alla repubblica spagnola, quelli fascisti fecero a gara per schierarsi al fianco dei golpisti neri guidati dal ‘’Caudillo’’.
Solo alcuni coraggiosi, appartenenti alle società internazionali anarchiche o di estrema sinistra si dimostrarono pronti alla lotta già dal principio.
Accadde così che in un piccolo paese alle porte di Huesca chiamato Vicién arrivò un piccolo gruppo di combattenti partiti dall’estremo Sud dell’Europa per portare la libertà in terra iberica. Gli anarchici calabresi di ‘’Giustizia e Libertà’’ andarono incontro alla morte, abbandonando amici e familiari per lottare contro la minaccia fascista che, poi, avrebbe insanguinato il Vecchio Continente.
Rosarno, Reggio Calabria, Rizziconi, Cataforio, Pellaro, Cosenza ed altri paesi e città a noi molto vicine. Questi i luoghi di partenza, le case di giovani come Francesco Barbieri, Giovanni Camillò, Paolo De Fazio, Giuseppe Pellicanò, Bruno Morabito, Vincenzo Plutino, Domenico Fallara, Bruno Mangiola, Angelina Danisi e altri componenti della ‘’Colonna Garibaldi’’, la milizia del Bel Paese al fianco della Repubblica nella guerra civile spagnola.
Sappiamo pochissimo della maggior parte di loro, molti perirono nei sanguinosi scontri armati, altri sopravvissero ma furono deportati in campi di concentramento in Francia o emigrarono nel Nuovo Mondo.
Su una storia, anzi su due, però, sappiamo di più.
E’ quella di Cosimo Pirozzo, nato a Rosarno nel 1912 e cresciuto in una famiglia di proprietari terrieri. Il giovane Cosimo studia Lettere a Messina e si avvicina ai testi storici del comunismo e dell’anarchismo. Letture che gli cambiano la vita: il giovane aristocratico e ricco si dimostra vicino ai braccianti dei propri fondi, conversa e s’intrattiene con loro destando probabilmente la curiosità del paese.
Era un giovane molto interessato alle istanze dei meno fortunati, al punto di arrivare ad avere liti in famiglia per difendere i propri contadini e il miglioramento delle loro condizioni di lavoro. Questi atteggiamenti lo portano a prendere una decisione che cambierà la sua esistenza. Cosimo sorprende molti quando nel 1936 abbandona la sua Rosarno e va a Parigi, dove partecipa a una riunione di anarchici. Un mese dopo il suo arrivo nella capitale francese, però, Franco solleva le proprie milizie e Cosimo Pirozzo attraversa i Pirenei, arruolandosi nella ‘’Colonna Ascaso’’.
Le autorità italiane lo seguono attentamente, interessate alle attività contrarie al regime di Mussolini. Un dispaccio della polizia politica italiana lo descrive come ‘’stravagante’’ e con simpatie antifasciste.

Lì si riunisce con gli altri calabresi e conosce il cosentino Luigi Tallarico. Assieme ai compagni si occupa di controffensiva e di approvvigionamenti alle truppe repubblicane, recuperando e ricostruendo strade e mezzi di trasporto distrutti dai bombardamenti della Germania nazista, alleata di Francisco Franco. Il fatto di lottare uniti contro lo stesso terribile nemico che opprimeva la loro terra, generò probabilmente un rapporto tra questi ragazzi che andava al di là del cameratismo politico.
Man mano che passavano i mesi, gli attacchi sulla zona si intensificavano e gli sforzi della ‘’Colonna Ascaso’’ cominciavano ad essere insufficienti per arginare l’attacco fascista nella regione di Huesca. E’ proprio durante un bombardamento che Cosimo Pirozzo incontra la sua fine: La ‘’Colonna Ascaso’’ stava riparando una strada tortuosa e dissestata vicina al paesino di Vicién quando fu sorpresa da un nuovo attacco. Questa volta più intenso dei precedenti.
L’amico Luigi Tallarico viene ferito da una granata e Cosimo, colpito solo di striscio, decide di trasportarlo a braccia in un lontano campo di ausilio medico. Lì riesce a salvare la vita dell’amico e compagno Luigi, ma non può evitare il suo fato: un’altra bomba a mano lo colpisce, questa volta in pieno. E lo uccide.
Cosimo Pirozzo, Luigi Tallarico e tutti i loro compagni calabresi in terra di Spagna ci mandano un messaggio e ci ispirano, oggi, una riflessione.
Se nel 1936 parecchie decine di giovanissimi calabresi hanno avuto il coraggio e il valore per partire dai loro paesi e dalle loro campagne per andare a morire sul fronte che la Storia (con lettera maiuscola) ha determinato essere quello giusto, se la ‘’Colonna Garibaldi’’ e la ‘’Colonna Ascaso’’ erano fatte di ‘’migranti dell’antifascismo’’, perchè oggi i giovani degli stessi paesi non riescono, spesse volte, a lottare sul fronte giusto nemmeno a casa propria?
Cosa è cambiato?
Lo spirito battagliero della Calabria è morto con questi ragazzi tra gli ordigni sganciati da altri italiani sulle montagne iberiche?
Forse si è addormentato nel pessimismo di chi aspetta qualcosa dall’alto, di chi si è crogiolato nella comodità della rassegnazione, di chi, più semplicemente, non ama pensare al futuro se non immaginandolo uguale al presente e non riesce a fare pulizia a casa sua perchè ‘’tanto domani è sporco di nuovo’’.
Le minacce di oggi non sono quelle del 1936. Sono altre, più occulte, più ataviche e minano la fibra morale della società al punto di instillarsi nell’animo della gente, lasciandola inerte, ignava e incapace di reagire.
I ragazzi della ‘’Colonna Garibaldi’’ hanno perso la guerra, è vero. Ma hanno tentato di cambiare le cose combattendo una grande battaglia che ha posto le basi per la rinascita della Spagna negli anni 80.
Ora, forse, tocca ai giovani di questa terra imitarli con metodi diversi, costruendo il futuro a casa propria. E con le proprie mani.

colonna_ascaso

Miliziani della ”Colonna Ascaso” a Huesca, in una pausa dei combattimenti. (Centro Documental de la Memoria Històrica).

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