
di Walter Alberio – “Mi chiedo se per la nostra città sia possibile crescere rispettando la natura, le nostre esigenze (quelle vere) e anche la nostra salute. Sarebbe un sogno se in quest’area sorgesse un piccolo polmone
verde. (…) Sarebbe bello se, insieme ad esso, ci fossero campetti di basket, calcetto, pallavolo che uniscano nel gioco tutti i ragazzi del quartiere, che diventi un punto d’incontro per i più giovani. Meglio ancora, si potrebbe costruire una scuola di teatro-musica che avvicini i nostri ragazzi all’arte, alla cultura, ai valori che vi si trovano in essa, perché credo sia così che si educhi il giovane a riconoscere la bellezza. Tutto ciò sarebbe vitale, fantastico per la città e per il quartiere di S.Giorgio Extra, sempre più privo di ogni idea. Pertanto le chiedo di non lasciar far scrivere un’altra bruttura con il cemento”. Questo è uno stralcio della lettera che poco più di due anni fa inviai all’allora Sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, attuale Presidente della Regione Calabria. Erano giorni di venti che portavano progetti e parole, promesse e magniloquenti, pompose disquisizioni architettoniche-paesaggistiche. Duemiladieci: cemento o verde? Beh… nulla! Degrado. Questo è lo scenario che offre l’area in cui risiede l’ex fabbrica di bergamotto, “Vilardi”, dismessa già negli anni ‘90. Si sono rincorse numerose ipotesi nel corso di questi anni sul futuro di questa vasta aerea: dal parcheggio del futuro Palazzo di Giustizia a un mastodontico centro commerciale o presunto supermercato, fino ad arrivare alla realizzazione della cosiddetta “Cittadella dell’Arte”. E mentre i giorni volavano, i mesi passavano e i calendari si consumavano, nell’ex fabbrica di bergamotto si dipanavano le tristi sorti di tutti i prospetti. Eppure, l’allora sindaco, Giuseppe Scopelliti, ebbe la gentilezza e la correttezza di rispondere a me – ragazzino di quindici/sedici anni, il quale “poteva contare o non contare nulla” – che chiedevo dei chiarimenti, ma, soprattutto, avanzavo una proposta, una speranza al fine di rendere questa area un qualcosa di straordinario. Mi rassicurò e mi diede solo delle indicazioni generali, affermando che si sarebbe impegnato nell’avanzare proposte in linea con i suoi trascorsi giovanili come sostenitore degli “anni verdi” (così scrisse) e che avrebbe fatto tutto il possibile, contribuendo per rendere quel luogo un posto di indiscusso valore. Oggi la fabbrica e l’area circostante versano in uno stato di incuria e abbandono. Un mostro di lamiera e ferro nel bel mezzo di quello che si può considerare, attualmente, un quartiere nel centro cittadino di Reggio Calabria. Fortunatamente, grazie alle segnalazioni e alle denuncie dei cittadini attivi sul territorio, qualche tempo fa si è riusciti ad ottenere la rimozione delle tettoie in eternit dei fabbricati, pericolosissime per la salute degli abitanti della zona. Una parte dell’area è andata alla Chiesa di San Giorgio Extra che ha ristrutturato l’ex-dormitorio della fabbrica, trasformandolo in una struttura di accoglienza e di incontro per i bambini e i meno fortunati. Per il resto sembra di assistere ripetutamente a una scena dei vecchi film western. Solo che qui non c’è Clint Eastwood, né saloon né altri cowboy, ma solo tumbleweed (le cosiddette “palle di fieno”) come a voler rappresentare gli assordanti silenzi, figli dell’inoperosità e dell’abbandono, spezzati solo dai Rom che entrano per prelevare qualche oggetto di ferro che potrebbe tornare loro utile.
Questa vicenda assomiglia tanto alla moltitudine di vicende che si susseguono nei nostri territori, alla miriade dei “nulla di fatto” che fanno regredire la città e la qualità di vita dei cittadini che pagano le tasse.
Chissà se in questi anni si muoverà qualcosa. Difficile prevederlo. Se non si tratta di stravaganti progetti (vedi Tapis Roulant), di sperperare soldi pubblici o di elezioni amministrative, in Calabria, di solito, non si smuove quasi nulla. Attendiamo. Intanto i giorni volano, i mesi passano e i calendari si consumano.




