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    Generazione Italia e il ritorno della politica

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    di Enzo Vitale* – “L’uomo è per natura un animale politico” si legge nella “Politica” di Aristotele. Con l’avvento della Seconda Repubblica, se non persa, si è comunque un po’ accantonata l’idea aristotelica che l’uomo, per

    potersi definire libero o tout court realmente uomo, deve fare politica ovvero occuparsi della gestione della res publica. Questo allontanamento dell’uomo comune, del professionista come dell’operaio, dalla partecipazione attiva alla vita politica è imputabile al venir meno dei partiti tradizionali, sostituiti da comitati elettorali o d’affari in cui la partecipazione della base è pressappoco inesistente. Soprattutto in questi ultimi anni un atteggiamento ancillare e servente, di reverente sottomissione, ha fatto sì che di politica a destra se ne sia fatta poca: si è semplicemente obbedito a ciò che veniva disposto, senza contestazioni che mettessero a disagio il conduttore.

     

    È per questo motivo che non si può che osservare con attenzione e interesse a ciò che il Presidente della Camera dei Deputati si propone di fare: aprire il PdL al dibattito, consentire alla minoranza di esprimere liberamente la propria opinione, iniettare una dose non omeopatica di politica e democrazia nelle logiche interne alla Destra. Insomma, pur prescindendo dai contenuti ideologici e di programma, il movimento che fa capo a Gianfranco Fini è comunque un utile apporto alla politica non solo di destra ma nazionale. 

     

    La nascita in Calabria a cura dell’on. Angela Napoli di circoli territoriali e ambientali che si rifanno a Generazione Italia e al segno politico di Gianfranco Fini va quindi seguita con interesse e simpatia. La riunione costituente di domenica 20 giugno a Lametia potrebbe portare allo stabilizzarsi di una voce critica interna alla destra calabrese la cui presenza non potrebbe che giovare a dibattito politico regionale.

     

    Alcune posizioni assunte sono quantomeno discutibili, come un certo atteggiamento integralista che pregiudizialmente boccia qualsiasi ipotesi di sviluppo territoriale legato alla produzione di energia elettrica con le nuove centrali a carbone pulito, ma è il metodo di lavoro che piace: almeno in questa prima fase costituente, in relazione alla definizione dei programmi e all’organizzazione interna del movimento, si è potuto osservare che la partecipazione diretta e attiva dei convenuti, e la libertà con cui tutti hanno avuto possibilità di esprimere la propria opinione, hanno concretizzato quell’idea aristotelica di politica che ultimamente sembrava essersi persa nella supina sottomissione alla volontà dei vertici.

     

     

    *Coordinatore Laboratorio Politico “Città Libera”