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Regionali: la politica calabrese alle prese col deserto di credibilità e con chi “gioca a perdere”

25 Novembre 2009
in Storie
Tempo di lettura: 3 minuti
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elezioni

di Giusva Branca – Tranne che a “tifosi” e “sodali” dell’uno o dell’altro, delle sorti politiche personali di Agazio Loiero e Peppe Scopelliti alla popolazione calabrese non importa un fico secco.

Ben diversa, invece, alla luce della situazione che vive il territorio, la valutazione della gente rispetto alle sorti della Calabria; quella stessa gente che dalle prossime consultazioni regionali non solo si attende molto, ma sa che si gioca tutto ciò che resta del proprio futuro.

Insomma la partita tra Agazio e Peppe non appassiona più di tanto e men che meno appassionano le “notti dei lunghi coltelli” che, ogni giorno, animano il confronto-scontro all’interno del Pd e del Pdl. Da un lato l’Udc, trovando ora sponda su D’Alema, chiede al Pd di giubilare Loiero per rinsaldare l’alleanza, dall’altro è in atto un braccio di ferro, ormai evidente, tra chi sostiene Scopelliti e chi, invece, vuole metterlo all’angolo.

E però, piaccia o no, proprio da queste dinamiche verrà fuori – da una parte o dall’altra – il prossimo Governatore della Calabria, a meno che Callipo non riesca a ribaltare un tavolo che pare, tuttavia, inchiodato.

Insomma, la sensazione netta è che Pdl e Pd, dopo 5 anni dall’ultimo appuntamento, si presentino alla scadenza elettorale in forte ritardo di progettazione ed anche di ricerca di equilibri interni necessari per non affrontare la contesa “giocando a perdere”.

E proprio questo “giocare a perdere” è il motivetto che, a denti sempre meno stretti, rimbalza ogni giorno dall’entourage di Loiero a quello di Scopelliti.

Entrambi sanno che se le rispettive coalizioni vogliono coltivare qualche chance di vittoria non possono che affidarsi a loro e solo a loro, visto che attorno c’è il vuoto.

Un vuoto colpevole che, sul piano delle conseguenze personali porta Loiero e Scopelliti a sentirsi – ciascuno nei confronti del proprio partito – in una botte di ferro, un vuoto che sotto il profilo dell’interesse della Calabria priva i calabresi della possibilità di una scelta vera ma che, in entrambi i casi, ha genesi ben precise.

Il percorso del centrosinistra calabrese, sfociato nel Pd, è stato – in vero – accidentato assai e, piaccia o no, ad oggi Loiero è quasi l’unico uomo in condizione di garantire una certa competitività elettorale per il Pd, più per assoluta assenza di altri “competitors” che per capacità.

Dietro il quasi si cela Peppe Bova, rispetto al quale, però, è da verificare il gradimento completo e trasversale di un partito, il Pd, che della trasversalità genetica ha fatto il proprio marchio di fabbrica, ma che, nonostante tutto, mantiene ancora intatte al proprio interno le matrici, comuniste, post-comuniste, catto-comuniste o cattoliche che siano.

Dietro questi due nomi il deserto; non ci sono altri nomi spendibili sull’intero territorio calabrese, nomi che garantiscano un reale aggancio col territorio nella sua totalità.

 

Discorso analogo, ma ancora più marcato, per il Pdl: Scopelliti ostenta sicurezza rispetto alla propria candidatura ma poi, visto che sa bene come gira il mondo, tra sè e sè (e non solo) si lascia andare in un “tranne che non vogliano giocare a perdere”. Il che non è un modo per alzare la posta, ma un eufemismo di “dopo di me il diluvio”.

E, in effetti, in cinque anni di finta opposizione in Consiglio regionale il centrodestra (FI ed An prima, Pdl poi) non solo non ha mosso di una virgola il percorso amministrativo della Regione Calabria, rinunciando anche al tentativo (obbligatorio in quanto opposizione) di contrastare, indirizzare, in qualche caso denunciare, ma – contestualmente – ha totalmente rinunciato ad un percorso di crescita politica e partitica al suo interno. La qual cosa ha generato, quasi automaticamente, la ribalta – politica e mediatica – pressocchè esclusiva per colui il quale in questo momento rappresenta la “stella” della compagine: Scopelliti, appunto.

Un pò come quelle squadre che dispongono di un attaccante bravo e rinunciano a creare un gioco, delle alternative: palla avanti e se la sbroglia lui.

E se, d’improvviso, l’attaccante – per i motivi più vari – non è più disponibile, cosa resta della squadra? Nulla.

In questo momento il Pdl si trova nell’imbarazzante situazione di sapere che dietro Scopelliti nessuna alternativa elettoralmente credibile è praticabile.

Certo, persone per bene su entrambi gli schieramenti – vivaddio – ce ne sono ancora tante, ma in questo momento storico della Calabria le qualità morali, pur necessarie, da sole non bastano più, perchè Carletto Mazzone a chi gli obiettava che la sua squadra, pur ultima in classifica, era comunque composta da bravi ragazzi, rispose: “Eh, si, bravi ragazzi…a quelli je faccio sposà le figlie…io me devo salvà…”.

A meno che – e torniamo sempre lì, al gioco a perdere – la Calabria per Roma non sia più un peso che una risorsa e, di conseguenza, non venga valutato più utile lasciarla agli avversari politici in modo da avere, per cinque anni, occasioni continue per attaccarli.

Attenzione, però, perchè giocare a perdere può risultare molto pericoloso, perchè, se il gioco è scoperto e se non si propongono alla gente candidati seri ed accreditati, il “rompete le righe” generale potrebbe portare dritti dritti al nome di Pippo Callipo.

E, come dice un vecchio adagio, “chi ti dice che non sia un bene,,,?”

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