
di Giusva Branca – Pippo Callipo ha le idee chiare e, con esse, limpide sono anche le sue ambizioni di poter diventare il prossimo Governatore della Calabria:
“Si, io penso veramente di poter vincere; ho fiducia nei calabresi, nella loro esigenza di cambiamento. Sipercepisce chiaramente nelle strade, per le piazze. La gente non ha bisogno di Pippo o di Franco. La gente ha bisogno di cambiare”.
Quella che sembrava una boutade – la candidatura di Callipo – ha via via preso corpo ed ora l’industriale del tonno è convino di avere qualcosa in più: “Con tutto il rispetto, che è veramente massimo, per Loiero e per Scopelliti, credo che il nuovo non possa essere rappresentato da loro, ma voglio portare oltre il ragionamento: il vecchio sta nel sistema che mistifica, da decenni, il diritto con il favore e che, di fatto, rende non liberi i calabresi. Eppure io penso” – continua Callipo – “che ci sia una grande fetta di voto libero in Calabria ed ai miei corregionali vorrei dire proprio di votare per chi vogliono, ma liberi, liberi fino al midollo all’interno della cabina elettorale”.
Sul concetto di voto libero Callipo insiste ancora e si accalora mentre ne sottolinea la valenza: “Piuttosto è meglio non andare a votare” – spiega – “se nel segreto dell’urna non si riesce, per i più svariati motivi, ad esprimere un voto libero, secondo coscienza. Non è possibile andare a votare questo o quello a seconda che ci abbiano messo o meno la lampadina sotto casa, perchè questa, come mille altre cose, è un nostro diritto e la realizzazione di un diritto non può costituire una scriminante per la scelta del voto”.
Detta così pare facile, ma dalle nostre parti questo modo di approcciare il rapporto tra voto e votante sarebbe una specie di rivoluzione: “Io credo in uno scatto di orgoglio della nostra gente; d’altra parte nemmeno in Francia o in Messico i sovrani credevano fosse possibile la rivoluzione, ma poi furono presi coi forconi. Qui sarebbe più facile perchè si tratterebbe di una rivoluzione volta non a sovvertire una forma di governo, ma, semplicemente, di una rivoluzione per l’affermazione della normalità”.
Come cantava Lucio Dalla, però, troppo spesso l’impresa eccezionale è essere normale…




