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Su Saline è tornato il silenzio. E vissero felici e contenti

18 Novembre 2008
in Storie
Tempo di lettura: 2 minuti
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http://www.meteoweb.it/images/Saline/SalineFogna1.PNG
di Peppe Caridi – Bocciato all’unanimità il progetto della Sei S.p.A., tutti ci siamo nuovamente dimenticati di Saline. Avevamo riaperto quel polveroso e scomodo cassetto senza alcun proposito costruttivo, e dopo aver preso a calci nel sedere l’imprenditore di turno, ci siamo affrettati a richiuderlo gettando, di fatto, nel dimenticatoio la “questione Saline”.

Sì, proprio così. Come se tutto andasse bene, come se potessimo dirci soddisfatti di aver salvaguardato quello che è un lussureggiante paradiso naturale.
Forse sarà che in questo periodo non si va a mare, e quindi non dobbiamo sorbirci lo scempio dell’ex liquichimica percorrendo spesso la 106 come avviene tra giugno e settembre.

Mai potevamo essere più profetici quando, il 18 luglio scorso, lanciavamo un duro monito a non dimenticare mai più Saline Joniche, evidenziando quanto fosse alto il rischio di abbandonare la frazione di Montebello dopo la bocciatura del progetto della centrale a carbone proposto dalla Sei S.p.A.

Nessuno ha pensato a chiamare in causa tecnici ed esperti del settore affinchè potessero valutare tecnicamente l’impatto del progetto in modo tale da quantificare gli eventuali danni alla salute della natura e degli esseri umani: così abbiamo rispedito in Svizzera l’azienda che era pronta ad investire sul nostro territorio senza neanche toglierci il dubbio se quella struttura ci avesse fatto del male o meno.

Saline è un problema scomodo, difficile e problematico. Perchè innanzitutto ci viene difficile ammettere la nostra negligenza, la nostra strafottenza, nei confronti di quello che potrebbe diventare un paradiso naturale piuttosto che un polo tecnologico piuttosto che un fondamentale snodo portuale turistico/commerciale, piuttosto che, ancora, uno stabilimento in grado di offrire centinaia di posti di lavoro.
Saline, pur avendone viste di tutti i colori, è oggi economicamente un’area vergine, perchè lì si può fare di tutto, scegliendo che tipo di sviluppo assegnare al territorio. Ambientale, turistico, commerciale, economico, industriale: si può ripartire da zero, considerati gli errori del passato e le condizioni fisiche in cui versa l’area, e costruire il futuro.

Ma così come non ne vogliamo sapere di riconoscere gli errori del passato, dimenticando Saline speriamo anche di nascondere la nostra totale inconcludenza, assenza e mancanza di creatività riscontrabile nel tristissimo fatto che non s’è visto neanche uno straccio di progetto alternativo.
Alternativo, si badi bene, non alla centrale a carbone, ma all’ammasso di ferraglie presente lì da più di 30 anni.

Evidentemente ci sta bene così, anche perchè ognuno ha quel che merita. Probabilmente non meritavamo il “quinto polo siderurgico” promesso nel 1970, ma oggi, nel 2008, se siamo stati in grado di parlare di Saline solo quando qualcuno veniva da fuori con qualche progetto, e per giunta ne abbiamo parlato sempre e solo dicendogli di “NO”, beh allora vuol dire che forse oggi quel che è rimasto dell’ex liquichimica è davvero quello che ci meritiamo.

Allora festeggiamo insieme la “ritirata” della Sei, gioiamo del tornato silenzio mediatico sul Saline, pronti a voltarci ancora dall’altra parte quando passeremo dalla 106 e ci ritroveremo con quei rottami puzzolenti e vergognosi lato mare.
Tanto, si sa, verso monte c’è Pentidattilo.
E tutti vissero felici e contenti.

http://peppecaridi2.wordpress.com/

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