• Home / RUBRICHE / Storie / La favola dei diritti e la realtà degli abusi

    La favola dei diritti e la realtà degli abusi

    onu.jpg
    di Anna Foti –
    “Il fucile era pesante e non potevo tenerlo dritto, ogni volta che sbagliavo mi colpivano con un bastone di legno”. Questa la testimonianza di un ex- bambino soldato raccolta da Amnesty International.

    Questo è il racconto di quei ragazzi, definiti da Padre Giulio Albanese Soldatini di Piombo e che nulla hanno in comune con la favola di Andersen. Per questo adolescente le favole sono luoghi inesplorati e carta straccia, di cui non osa neppure immaginarne l’esistenza, sono i diritti sanciti nella Convenzione firmata diciannove anni fa. Vita, salute, libertà, educazione, benessere, scuola, sicurezza ambiente, svago, famiglia e gioco per i più piccoli. Questi i colori propri di quella dimensione che riconosce piena dignità alla persona e alla sua essenza. Colori la cui intensità si accende e illumina con maggiore profondità quando a vivere questa dimensione sono i bambini. Troppo spesso, purtroppo, si dimentica che non vi sarebbe alcun arcobaleno da dipingere e alcuna prospettiva a cui guardare senza giovani generazioni protagoniste del futuro e capaci di sogni e speranze. Purtroppo per moltissimi bambini, tali diritti non rappresentano colori ma buie zone d’ombra che stridono fortemente con i principi internazionalmente riconosciuti e sanciti nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, firmata a New York il 20 novembre 1989. Ricorre oggi, infatti, il diciannovesimo anniversario di questo documento che per primo, in modo vincolante, ha concentrato la propria attenzione sul fanciullo e sulla centralità della sua tutela in quanto persona in formazione. Esattamente nel trentesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo del 1959 – enunciazione di principi non vincolanti – la Convenzione Onu sui Diritti del fanciullo veniva sottoscritta a New York il 20 novembre 1989 da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, tranne Somalia e Stati Uniti. L’Italia ha ratificato al convenzione con un legge del 1991. Si tratta infatti del testo sui diritti umani maggiormente ratificato al mondo e si appresta a divenire la prima convenzione universalizzata della storia. Un documento vincolante che consacra il diritto ad un’infanzia di pace e benessere e che, attraverso di esso, dovrebbe garantire la dignità della vita che è di quella che verrà. Eppure, e tale anniversario consente opportunamente di evidenziarlo, i diritti di fanciulli sono spesso violati e questa convenzione vincolante solo sulla carta. Afflitti da malattie e da povertà, migranti senza casa e cittadinanza, analfabeti e soldati, abusati, sfruttati e violati nella loro innocenza e nel loro sacrosanto diritto ad essere protetti, sono decine di milioni i bambini nel mondo che vivono situazioni lontane anni luce da quelle disposte negli articoli della Convenzione. Bambine vittime di tradizioni disumane, infibulate, costrette a matrimoni precoci. Bambini sottratti alla scuola e tolti alle famiglie per divenire braccia da lavoro e milizie spietate. Bambini vittime di abbandoni e di abusi. Bambini di strada e bambini sfruttati. Bambini che lasciano la scuola e si affidano a circuiti illegali e bambini che contribuiscono al mantenimento della famiglia prostituendosi. Bambini disabili dichiarati inguaribili e condannati ad una vita di isolamento. Un’infanzia ignorata e rubata che drammaticamente affligge la nostra epoca. E proprio sul dramma dei bambini soldato, centinaia di migliaia, cerca faticosamente di fare luce e restituire giustizia il primo processo del Tribunale Penale Internazionale. Oggi sono 100 gli Stati, tra cui anche l’Italia, che ne hanno accettato la giurisdizione e dopo anni di stasi e resistenze si è giunti all’arresto nel 2006 di Thomas Lubanga, capo dell’Unione Patriottica Congolese. Nonostante l’accusa di aver reclutato bambini nell’esercito e di avere scatenato il terrore nel paese, però, le sue imputazioni rischiano di cadere a causa di questioni procedurali che stanno impedendo la celebrazione del processo. E’ profonda dunque la riflessione cui si è chiamati, laddove il senso di responsabilità di istituzioni e mondo adulto si estende vertiginosamente quando anche solo un bambino non sia protetto ed esposto ad una vita di povertà, sfruttamento, degrado ed emarginazione. Ciò annuncia un futuro in tutta la sua fragilità. E invece il futuro necessita di concretezza e di prospettive fondate sul rispetto e sull’uguaglianza dei diritti. Allo scopo di garantire tutto questo la Convenzione prevede un meccanismo di monitoraggio della sua applicazione negli Stati sottoscrittori. Tale meccanismo si attua attraverso i rapporti periodici che ogni singolo Stato deve presentare, – il primo a due anni dalla ratifica e i successivi ogni cinque – al Comitato sui Diritti dell’Infanzia. L’Italia quest’anno giunge al suo quarto rapporto, redatto dal Gruppo CRC composto da 73 organizzazioni ed associazioni e coordinato da Save the Children Italia, nel quale si legge che “Il 24% dei minori italiani, quasi uno su quattro, è esposto a rischio di povertà, principalmente al Sud dove la quota di famiglie povere è cinque volte quella del resto del paese. Sono circa 900.000 i giovani che abbandonano prematuramente gli studi. Permangono, sebbene continuino a rimanere sommersi, fenomeni di sfruttamento e abuso, quali lavoro minorile, prostituzione e pedo pornografia on line. C’è una tendenza ad utilizzare la detenzione preventiva per i minori, in particolare per quelli stranieri, e a non rispettare le misure di protezione previste per i quelli che vengono ascoltati in un processo”. Un quadro che denuncia anche l’assenza in Italia di un Garante per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e di un Piano Nazionale per l’Infanzia, che per legge dovrebbe essere adottato ogni due anni. Inoltre si evidenzia anche l’inadeguato finanziamento per l’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza. La promozione dei diritti dell’infanzia è strumentale al riconoscimento degli stessi, al fine di creare una comunità adulta responsabile e garantire all’infanzia un futuro di partecipazione e benessere.

    Come sempre ogni bilancio si nutre di nuovi obiettivi per accendere nuove speranza. Ma mai come in questo caso il gioco vale la candela.