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    Anassilaos: invito alla lettura dei classici

    arenadellostretto.jpgCon una lettura dell’ Ad Donatum, un trattatello composto da San Cipriano di Cartagine nel 246 d.C., che si terrà venerdì 28 novembre alle ore 21,00 presso la Saletta di San Giorgio al Corso (ingresso Lungomare),  si avvia la serie di incontri promossi  dall’Associazione Culturale Anassilaos sul tema “Invito alla lettura dei Classici/Letteratura Scienza Storia”. L’incontro  è anche una commemorazione  del 1750° del martirio del Vescovo africano avvenuto nel 258 d.C. durante la persecuzione dell’imperatore Valeriano. Nato tra il 200 e il 210 d.C. Cecilio Tascio Cipriano è una delle personalità più significative del cristianesimo del III secolo, un secolo di profonda crisi spirituale, morale, materiale e politica in un impero caratterizzato dall’alternarsi di effimeri imperatori eletti dall’esercito e dallo stesso fatti fuori, da periodiche pestilenze e carestie.

    Egli, di nobile e ricca famiglia, dopo pochi anni dalla conversione e dal battesimo, fu chiamato, non senza mugugni e resistenze, a guidare  la Diocesi di Cartagine, una delle più importanti dell’Africa e seconda, in Occidente, soltanto a Roma. Fu pastore di anime, teologo, filosofo, scrittore e soprattutto martire, il primo vescovo martire dell’Africa. Attraverso i suoi numerosi scritti e soprattutto attraverso il suo ricco epistolario (81 lettere) è facile cogliere la crisi che non investiva soltanto le istituzioni ma anche e soprattutto i singoli individui. Da  Vescovo Cipriano si trovò ad affrontare la questione dei lapsi di quei cristiani che nel corso della dura persecuzione dell’imperatore Decio (250 d,C) per paura  avevano sacrificato agli dei o si erano fatti rilasciare dei falsi certificati di sacrificio rinnegando Cristo. Al termine delle persecuzione essi, appoggiati dai confessores, da coloro che avevano subito il carcere e la tortura, premevano per essere riammessi nel seno della Chiesa. Cipriano, d’accordo con Papa Cornelio, consentì, sia pure a certe condizioni, la loro riammissione anche se ciò scatenò nella diocesi di Cartagine lo scisma del rigorista Novato come a Roma aveva scatenato quello di Novaziano. Lo scisma pose all’attenzione di Cipriano e della Chiesa intera il problema della validità del battesimo impartito dagli eretici e se dovessero cioè essere purificati con un altro battesimo quanti si convertissero da qualche eresia. Cipriano sosteneva l’idea che essi non dovessero essere ammessi prima di un  nuovo battesimo ma si scontrò con Papa Stefano che si rifaceva alla antica tradizione di far uso, in simili casi, soltanto della preghiera e della imposizione delle mani. Ne nacque un aspro contrasto tra i due vescovi, cui mise fine la persecuzione scatenata tra il 257 e il 258 d.C. da Valeriano. Sul martirio  di Cipriano abbiamo la testimonianza di Ponzio, biografo del Santo, ma soprattutto degli Atti del Martirio. Nel testo che sarà analizzato, “Ad Donatum”, composto nel 246 d.C. subito dopo il battesimo, Cipriano offre una profonda una riflessione sul processo psicologico che lo guidò alla conversione analizzando spietatamente la società del tempo. Una riflessione che al di là delle esigenze letterarie e delle tensioni moralistiche offre un quadro della società romana del III secolo.