STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
giovedì, Giugno 4, 2026
strill.it
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI
No Result
View All Result
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI
No Result
View All Result
strill.it
No Result
View All Result
Home RUBRICHE Storie

La voce dalla Libertà

18 Luglio 2008
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
0

mandela4.jpg “Ho percorso questo lungo cammino verso la libertà sforzandomi di non esitare, e ho fatto alcuni passi falsi lungo la mia via. Ma ho scoperto che dopo aver scalato un montagna ce ne sono sempre altre da scalare. Adesso mi sono fermato un istante per riposare, per volgere uno sguardo allo splendido panorama che mi circonda, per guardare la strada che ho percorso. Ma posso riposare solo qualche attimo, perchè assieme alla libertà vengono la responsabilità, e io non oso trattenermi ancora: il mio lungo cammino non è ancora alla fine”“Lungo Cammino verso la Libertà” – Nelson Mandela

Quando scrisse queste parole era ancora in carcere, ma già sapeva che il cammino sarebbe stato lungo. Ancora oggi quel cammino prosegue. I passi e le parole sono di Nelson Mandela che oggi compie novant’anni. Emblema del colore della libertà capace di rifulgere anche senza spargimento di sangue. Così è stato da quando la “lotta non violenta” contro la segregazione razziale del popolo sudafricano divenne la scelta di Madiba, così lo chiamavano i membri anziani della sua famiglia. Presidente del Sudafrica dal 1994 al 1999, Nelson Mandela si discostò dall’eredità di Gandhi per divenire un guerrigliero e solo negli anni novanta tornare alla non violenza e operare per la riconciliazione. Una vita che assomiglia ad un cammino, quello raccontato durante la sua prigionia quando oltre al numero 46.664 sull’uniforme di detenuto, aveva impresso nell’animo il sogno di un popolo libero.

 

Imprigionato per il suo impegno contro la segregazione razziale per 27 anni (dal 1963 al 1990), laureatosi in legge per corrispondenza mentre era detenuto, Premio Nobel per la Pace nel 1993 insieme al presidente bianco De Klerk che coraggiosamente lo liberò, primo presidente del Sudafrica di colore, Ambasciatore delle Coscienze di Amnesty International nel 2006, ma prima di ogni altra cosa leader del movimento anti-apartheid in Sudafrica, Nelson Rolihlahla Mandela è ancora oggi testimone della dignità di un popolo.  Protagonista della ricostruzione avvenuta attraverso le commissioni di Verità e Conciliazione, istituite nel 1995 per volere suo e dell’arcivescovo Desmond Tutu, e che in occasione di centinaia di pubbliche udienze in tutto il territorio del paese posero, le une di fronte agli altri, 21.800 vittime e 1.163 carnefici per denunciare i crimini commessi dal regime in nome dell’apartheid. Una ricostruzione che si proponeva faticosamente di ricucire gli strappi di un passato che, nonostante il successivo esempio non violento di Mandela, aveva conosciuto i massacri di Sharpeville nel 1961 e di Soweto nel 1976 in cui centinaia furono i morti fra i manifestanti “neri” del ghetto colpiti dai poliziotti “bianchi”. Una contrapposizione di colori che non è velleità lessicale ma che in realtà testimonia, nel racconto come nella storia che è stata, una lacerazione sociale profonda capace di andare ben al di là dei confini del continente africano e che ancora oggi minaccia, nelle forme in cui pervicacemente sopravvive, la libertà e l’uguaglianza. La sua origine è il pregiudizio che si annida in ogni dove e assume le forme più diverse. Il pregiudizio che è ancora eredità di fronte alla quale dovremmo tutti coralmente rivendicare il diritto a rifiutare.

 

Un pregiudizio che pesa, ma evidentemente non troppo, se non si trovano quelle soluzioni brevi che si auspicano all’imbarazzo manifestato dal segretario di Stato americano Condoleeza Rice nel rinvenire nella lista nera dei sospettati di terrorismo il nome di Mandela. Sopravvissuto fino ad oggi, infatti, l’antico retaggio del rancore della minoranza bianca del Sudafrica verso l’ANC (African National Congress), movimento anti-apartheid che Mandela presiedette dal 1991 al 1997 e che oggi è espressione del governo di Johannesburg. La storia dimentica sé stessa. Dimentica quando a boicottare non era solo Mandela in Sudafrica ma anche Martin Luther King sempre nel Sud, ma degli Stati Uniti.

 

L’apartheid (“separazione” in lingua afrikaans), politica di segregazione razziale istituita dal governo di etnia bianca del Sudafrica nel dopoguerra e rimasta in vigore fino al 1990, è stato proclamato crimine internazionale dalla convenzione delle Nazioni Unite del 1973 ed entrata in vigore nel 1976 (International Convention on the Suppression and Punishment of the Crime of Apartheid). Recentemente esso è stato inserito nella lista dei crimini contro l’umanità che la Corte penale internazionale può perseguire. Nella storia di questo fenomeno spicca la figura di Nelson Mandela che incarna l’ideale di una lotta costata la vita di molti ma, senza la quale, ancora oggi potremmo non parlare di apartheid solo come di una drammatica parentesi nella storia del Sudafrica. Sulla scia di questa ricerca di riconciliazione tra la maggioranza indiana e nera e la minoranza inglese boera, oggi questo paese vive una timida primavera in cui la parità di diritti civili ancora attende di essere completata da quella economica. Una primavera che, pur non salvando il paese dalla piaga dell’aids, sottovalutata dallo stesso governo di Mandela, dalla miseria dei ghetti, dall’intolleranza, lo consegna ad un presente diverso da quello di guerra, stragi e dittature che affliggono i vicini Mozambico, Angola, Congo e Zimbabwe. Qui, recenti fatti dimostrano come i patriarchi possano trasformarsi da liberatori in despoti. Recenti fatti dimostrano come il cambiamento sia negato e precluso laddove  non esista quel barlume di lungimiranza che rende il potere servile alla libertà e non viceversa, e che rende i governanti reali servitori del popolo che rappresentano Perchè la libertà non è solo negata dall’altrui pregiudizio ma anche dal potere deviato di chi amministra. Questa lezione di Mandela è stata già dimenticata. E non solo nello Zimbabwe.


Post precedente

Il colore della Libertà

Post successivo

Confindustria Reggio e l'internazionalizzazione delle imprese

Post successivo

Confindustria Reggio e l'internazionalizzazione delle imprese

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Associazione Culturale “Urba“
Via Crisafi 17a – 89100 Reggio Calabria
P.I. 02376000804 – Strill.it – Reg. Trib. Rc n° 07/06

seguici

Info sul sito

  • Home
  • Contatti
  • Politica cookie

Per la tua pubblicità

  • Inserzioni e sponsorizzazioni
  • Mappa ADV

© 2026 STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
Made with ❤ muscaridesign.it

No Result
View All Result
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI

© 2026 STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
Made with ❤ muscaridesign.it