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    Naccari lascia il segno, allarme rosso a Roma

    naccariIl caso-Naccari è ben lontano dalla sua risoluzione.

    La conferenza stampa convocata dall'esponente della Margherita per comunicare che si sarebbe dimesso, in ossequio – sia pure con ritardo- alle decisioni dell'Ulivo, ha risolto il problema tecnico ma ha aperto una serie di giganteschi casi politici.

    "Io non sono colono di nessuno, tanto meno dei ds", "Il presidente del

    Consiglio Bova avrebbe dovuto dimettersi con noi", "Dal 30 giugno scorso Bova non ha provveduto a nominare i direttori generali del consiglio", "Il vero nodo della posizione dei ds è la gestione del fiume di soldi in arrivo col Por", "La Margherita calabrese è stata dirottata da un commando", "Nella Margherita sussistono numerosi tesseramenti falsi", "Nella Margherita ci sono ancora presenze ingombranti".

    E' di tutta evidenza come queste frasi siano sufficienti ad abbattere anche la più solida coalizione, figurarsi una traballante come l'unione calabrese.

    E quindi le dichiarazioni dei vertici regionali della Margherita, che ritengono tutt'altro che chiusa la "vertenza-Naccari", possono essere definite in qualunque modo tranne che sorprendenti.

    In tanti fidano ancora sull'istinto di autoconservazione della classe politica calabrese che, alla fine – secondo i più- difenderanno la poltrona e non faranno il passo finale sciogliendo il consiglio.

    Ma la novità seria sta nel fatto che la partita si è spostata – ormai- sui tavoli romani e nelle segreterie nazionali dell'Unione (già alle prese con situazioni delicatissime sul piano parlamentare) non c'è nessuna voglia di farsi carico anche dei problemi della Calabria.

    E il prossimo passo potrebbe anche essere quello di "mollare la zavorra" del governo di una Regione che al centrosinistra ha creato – fin qui- solo problemi.